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Alitalia, i piloti ‘dirigenti’

Autore: barbera. Data: mercoledì, 15 ottobre 2008Commenti (0)

Crisi delle trattative tra Cai e Associazioni dei piloti. Il corporativismo riemerge e riapre la discussione sul diritto di rappresentanza. Intanto il Governo Berlusconi è al massimo del gradimento.

Si è inceppata la trattativa tra Cai e piloti per la definizione del nuovo contratto di lavoro. I fatti: Anpac e Up non si sono presentate alla riunione di ieri, 14 ottobre, perchè non riconoscono alle altre sigle sindacali il diritto di rappresentanza della categoria. Con un escamotage, per affidare ai piloti un ambito professionale specifico, l’accordo quadro prevedeva che alcuni di loro fossero considerati ‘dirigenti’.

Le due Associazioni dei piloti avevano informato l’a.d. di Cai Rocco Sabelli, chiedendo di elaborare il documento da soli, escludendo gli altri sindacati.

Sabelli avrebbe risposto che tutte le organizzazioni hanno titolo per partecipare, avendo sottoscritto a palazzo Chigi l’allegato con il quale proprio Anpac e Up avevano chiesto un contratto da dirigente per la categoria dei comandanti.

E’ intervenuta anche Federmanager sostenendo di essere l’unica associazione a stipulare in modo esclusivo la disciplina contrattuale per i dirigenti di tutto il settore del trasporto.

Per l’associazione dei dirigenti “non è rilevante” la presenza di altri sindacati, perchè “non rappresentative della dirigenza”. L’aver firmato l’accordo di Palazzo Chigi, secondo Federmanager è ininfluente, perché l’unica cosa rilevante è che “solo Federmanager, Anpac ed Up rappresentano la pressochè totalità della categoria dirigenziale e, pertanto, chiedono il pieno rispetto di tale rappresentatività”.

La posizione dei piloti lascia perplessi, perchè questa categoria continua a ritenersi ‘indispensabile’ per l’assetto della Compagnia, insistendo in visione settoriale (presente in tutte le organizzazioni, nessuna esclusa) che è stata tra le cause principali della sconfitta per tutti i lavoratori di Alitalia.

Nella Compagnia di bandiera le separazioni dei lavoratori hanno facilitato il ‘lavoro’ della Cai, portando prima Cisl e Uil ad accettare un accordo improponibile, poi la Cgil a cedere di fronte alle minacce di liquidazione di Alitalia ed infine i piloti a firmare in cambio di una qualifica da ‘dirigente’ per salvaguardare la ‘specificità’ professionale. L’Sdl, poi, in rappresentanza degli assistenti di volo, con altre sigle, ha dovuto far buon viso a cattivo giorco.

La lezione della sconfitta non è servita a nulla e la malattia endemica della cultura corporativa ha ripreso a manifestarsi nelle trattative tra sindacati e Cai. Le diverse aree produttive dell’azienda, rappresentate da ben nove sigle sindacali, pretendono di ‘trattare’ ognuna per se stessa, ‘proteggendo’ la propria area di influenza ed ignorando che la necessità di difendere i diritti di tutti i lavoratori è la funzione prevalente per chi rappresenta i dipendenti.

La questione della rappresentanza diventa sempre di più problema ‘nazionale’, dalla politica dei partiti a quella dei sindacati. Gli sforzi per dividere e ‘riformare’ il Paese, introducendo elementi neoconservatori ed in alcuni casi a basso tasso di democrazia stanno producendo risultati per il governo.

La situazione economica disastrosa, i provvedimenti presi a colpi di fiducia e decreti, l’inflazione alle stelle ed i prezzi incontrollati, la distruzione della scuola, della sanità pubblica, le spinte razziste e xenofobe non incidono per nulla nel ‘gradimento’ per l’esecutivo da parte dei cittadini.

Il governo Berlusconi, secondo una ricerca ‘IPR marketing’ per ‘la Repubblica.it’ riceve percentuali di ‘fiducia’ altissime. Il premer guadagna altri due punti e arriva al 62 per cento del gradimento.

Tra i ministri Tremonti è il più ‘amato’, seguito da Maroni, pur responsabile di misure criticate da più parti per i contenuti discriminatori nei confronti di stranieri e cittadini ‘deboli’.

La durezza della trattativa per la cessione a Cai di Alitalia e l’atteggiamento aggressivo del ministro Sacconi non hanno spostato il gradimento, stabile al 58 per cento, nei confronti del responsabile del Welfare.

In un quadro del genere l’atteggiamento dei piloti svela quanto sia difficile in Italia recuperare il senso della realtà. Cominciare a comprendere che la costruzione di elementi di condivisione e solidarietà tra i soggetti colpiti dalla politica governativa è l’unica strada per ritornare alla ‘normalità democratica’ sembra impossibile.

Alla fine ognuno corre ad arare nel proprio orto, pensando di ottenere la lattuga migliore. Peccato poi non abbia nulla con cui condirla.

Intanto si intensificano le voci di sommovimenti in Cai. A volersi sfilare dalla ‘cordata patriottica’ sarebbero Claudio Sposito (fondo Clessidra), Marco Fossati (Findim), l’armatore Gianluigi Aponte, (Msc Crociere) e la famiglia Marcegaglia. Potrebbero invece aderire Nerio Alessandri (Technogym), Francesco Micheli e Giuseppe Fontana (gruppo Fontana).

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