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Alitalia e la navigazione a vista

Autore: . Data: martedì, 28 ottobre 2008Commenti (0)

La bussola è smarrita?

La interminabile agonia di Alitalia ha visto nella serata di ieri il punto più alto della crisi. In via Abruzzi si incontravano sindacati, associazioni dei lavoratori e Cai per trovare un accordo sui criteri di assunzione dei dipendenti Alitalia nella nuova Compagnia e per delineare la struttura del contratto di lavoro. Sono settimane che si cerca di arrivare ad un qualsiasi risultato, ma la giornata di ieri era determinate per un motivo: oggi a Milano si riunisce l’assemblea dei soci con un ordine del giorno ‘pesante’. La ‘cordata partiottica’ deve decidere l’aumento di capitale e trasformarsi da srl in Spa.

Rocco Sabelli, amministratore delegato ‘doveva’ arrivare a Milano con qualcosa nella borsa per sopire le voci di cedimenti nella Cai e per mostrare ai soci una situazione ‘normalizzata’ nelle realzioni sindacali. Solo così l’aumento di capitale e la presentazione dell’offerta vincolante di acquisto avrebbero avuto via libera senza problemi.

Si deve ricordare anche che l’intera operazione è condizionata dal parere della Commissione europea, che non ha le stesse abitudini italiane ad ‘aggiustare’ le cose in ogni caso.

Invece nulla è successo, nulla e cambiato e nulla è possibile prevedere. Solo si immagina che ci saranno altri incontri, forse già domani.

In apertura della riunione, secondo le dichiarazioni di alcuni dei presenti, è subito risultato chiaro che l’impreparazione dei rappresentanti della Compagnia aerea italiana in materia di trasporto aereo era notevole. Non che la cosa fosse ignota, ma lo snodo nevralgico del momento, dopo settimane di incontri, avrebbe potuto indurre gli acquirenti di Alitalia a studiare.

Ma l’imprenditoria italiana, non solo in questo caso, insiste nel cercare le migliori condizioni contrattuali (per se stessa) senza riuscire a sviluppare strategie di investimento e sviluppo industriale realmente competitive a livello internazionale.

Sabelli ha presentato un quadro generale del dislocamento dei lavoratori nelle sedi in cui la ‘compagnia decentrata’ dovrebbe operare. I dipendenti saranno indirizzati su sei scali:  9.082 a Roma, 1.343 a Milano, 404 a Napoli, 310 a Catania, 225 a Torino e 189 a Venezia. Da questi numeri un rappresentante sindacale ha dedotto che “con questa impostazione si preferisce un’alleanza con Air France-Klm, piuttosto che con Lufthansa che vorrebbe un rafforzamento su Malpensa”.

L’ipotesi appare avvalorata dalle dichiarazioni del presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, che sempre ieri aveva detto: ”Il mercato è qui in Lombardia. Sarei stupito se Cai non se ne accorgesse e trascurasse che il mercato e qui. Sosteniamo il tentativo di Cai, che però dovrà fare i conti con il mercato. E Cai non può ignorare che il mercato è qui, in Lombardia”. Più chiaro di così.

Guai nel governo allora e la Lega per nulla contenta. Ma questo è il fronte ‘politico’ della vicenda ed in quel campo il tempo cambia con la stessa velocità di quello dei Caraibi.

Insomma, lasciando da parte le analisi sui singoli elementi di dissenso tra sindacati, associazioni professionali e Cai, la riunione di ieri aveva un senso più strategico che contingente.

I singoli punti in discussione, infatti, sono condizionati dalla volontà di ‘intraprendere’ della cordata. Nello specifico rimangono aperte le questioni riguardanti i lavoratori che hanno parenti con gravi patologie, le maternità e le idoneità, ma se l’intendimento della Cai rimane ancorato al principio della utilizzazione delle ‘risorse umane’ secondo schemi rigidi e ‘produttivistici’ (per asserzione ideologica e non scientifica), a prescindere delle specifiche necessità di organizzazione del lavoro di una compaglia aerea, non c’è dubbio che i pericoli di collasso della nuova Alitalia potrebbero essere seri. Anche se l’acquisizione andasse rapidamente in porto.

Per essere chiari. Una azienda che produce filati, pneumatici o carta ha delle  carattersitiche proprie. Ha un mercato, dei concorrenti, una strategia di crescita e organizzazione. Se non sono chiare le regole che governano le imprese del comparto in esame diventa molto difficile far funzionare qualcosa. Tantomeno è applicabile il modello di chi fa filati a quello di chi costruisce pneumatici.

Nel caso di Alitalia, dopo giorni di colloqui del tutto vani, sembra che la ‘cordata patriottica’ ancora non sappia come funziona il trasporto aereo, ovvero l’identità produttiva dell’azienda che si vuol fondare.

Secondo quanto riporta la Reuters “al termine della riunione il manager (Sabelli, ndr) ha evitato volutamente i giornalisti e ha stigmatizzato il comportamento dei sindacati. Ad alcuni dirigenti sindacali nell’androne della palazzina dove ha sede Cai ha detto “state scherzando con il fuoco” e che lui avrebbe dovuto portare al cda almeno un orientamento delle organizzazioni dei lavoratori sui nuovi contratti”.

Sul fronte delle alleanze internazionali nessuna comunicazione da parte dei rappresentati di Cai.

Oggi a Mlano si giocherà una partita complessa, resa ancor più difficile dalla situazione di Intesa-Sanpaolo, banca di riferimento della cordata, oggi sospesa in borsa (mentre scriviamo) dopo un calo del 6,8 per cento.

Infine, secondo il Messaggero, Cai intenderebbe modificare il suo statuto, inserendo paletti meno stringenti per vendere le azioni, il ritocco dei poteri all’amministratore delegato, una maggioranza di due terzi per varare decisioni straordinarie e la creazione di un comitato esecutivo con un numero di membri oscillante tra 3 e 7.

Il quotidiano romano non esclude che in mancanza di un accordo con Air One, l’ingresso di Carlo Toto possa avvenire in un secondo momento.

Sempre secondo il Messaggero i 26 originari articoli dello statuto saranno ridotti a 23 e sparirà il numero 9, per come era scritto nella prima versione.  Il divieto di vendita delle azioni fissato in cinque anni potrebbe essere rivisto, rendendo più facili le cessioni per chi volesse laciare Cai.

Insomma, l’oceano è grande, la navigazione perigliosa ed i ‘capitani coraggiosi’ senza bussola. Si deve sperare nelle stelle.

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