Alitalia e i soldi ‘dimenticati’
Si materializzano 180 milioni
I lati in ombra della vicenda Governo-Cai sono sempre molti. Adesso una notizia sgombra il campo da qualche altro dubbio sulla stumentalità con la quale la cordata voluta da Berlusconi ha ottenuto un così rapido e profiquo risultato.
Il 25 settembre Augusto Fantozzi, commissario straordinario di Alitalia, nella relazione inviata all’Enac, ha reso noto che la Compagnia ha 180 milioni di euro di liquidità a fine settembre.
Ma solo qualche giorno fa il bilancio in rosso non era il pericolo principale, la causa dell’imminente (pochi giorni) sospensione dei voli?
E il ravvicinato fallimento di Alitalia, la cessazione dell’attività, lo scenario apocatilittico non erano stati determinanti per convincere alla firma Cgil, pilotil e sigle aziendali?
No, dopo la firma del contratto di lavoro proposto da Cai, per incanto, il pericolo si è dissolto, almeno per questo mese.
Fantozzi, con i suoi ripetuti allarmi, aveva dichiarato una indisponibilità di cassa che non avrebbe permesso all’Enac di confermare la licenza provvisoria di volo fino al primo marzo 2009.
Il comportamento del Commissario, a questo punto, risulta perlomeno stravagante.
Fantozzi fu chiamato a gestire la compagnia in liquidazione il 29 agosto. Nella prima settimana di settembre, quando la trattativa con Cai prendeva forma, aveva diffuso una notizia in base alla quale in cassa rimanevano dai 30 ai 50 milioni di euro e che entro ottobre avrebbe portato i libri in Tribunale.
Adesso lui stesso scopre che ci sono ancora 180 milioni. L’ultimo dato pubblico affermava che al 31 luglio la disponibilità finaziaria di Alitalia era di 314 milioni di liquidità. Con le enormi perdite quotidiane della Compagnia, almeno secondo notizie rilanciate dalla stampa, non si comprende bene la situazione.
Secondo fonti non confermate, Fantozzi avrebbe ritardato una serie di pagamenti, prevalentemente verso gli aeroporti. Le compagnie di gestione degli scali avrebbero cercato di far bloccare gli aerei di Alitalia, ma per una serie di questioni formali senza successo.
Resta il fatto che l’allarmismo, la presunta mancanza di altri acquirenti, le pressioni del governo hanno portato a siglare un accordo dopo un numero surreale di penultimatum, tutti determinati dal pericolo di chiusura delle attività
Adesso si scopre che i fatti sono leggermente diversi.


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