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Alitalia, dubbi amletici

Autore: . Data: sabato, 25 ottobre 2008Commenti (0)

Ancora un incontro senza progressi ieri a Roma tra sindacati e Cai. La ‘cordata patriottica’ dopo aver mostrato i denti adesso sembra ammorbidire i toni. Una novità potrebbe aprire nuovi e complessi scenari: ipotizzati licenziamenti anche in Air One.

Alla riunione di ieri era presente l’amministratore delegato di Cai, Rocco Sabelli. L’ultimo round coi sindacati era stato movimentato, perché i rappresentanti della Compagna aerea italiana avevano introdotto il misterioso, ma decisamente preoccupante concetto della “rigidità intrinseca”. I fantasiosi avvocati di Sabelli con quella definizione intendevano dire che sarebberso stati assunti nella nuova azienda solo quei dipendenti Alitalia in grado di offrire la massima produttività. Le assistenti di volo anche madri, tra tutti, sarebbero state escluse, perchè ‘occupate’ anche dai loro pargoli.

Alla reazione dura dei sindacati Cai ha risposto con una parziale marcia indietro.

Così ieri, dopo mesi di intransigenza, alla riunione sono stati ammessi anche ‘ospiti’, nel senso che non solo i rappresentanti sindacali, ma anche alcuni lavoratori potevano assistere ai colloqui. E Sabelli ha subito detto che Cai sta bene, non ci sono problemi, molti nuovi imprenditori sono in attesa di entrare nella società. Il 28 ottobre l’assemblea dei soci provvederà alla trasformazione in Spa ed all’aumento di capitale. La ‘rigidità intrinseca’ sarebbe stato un malinteso, gli accordi di palazzo Chigi restano a tutti gli effetti in piedi.

Per concludere la definizione dello scenario si deve aggiungere che con l’approvazione del decreto Alitalia la copertura finanziaria per la cassa integrazione dei lavoratori è stata assicurata.

Quidi Sabelli ha tirato fuori quella che potrebbe essere l’apertura di un nuovo e duro contenzioso sindacale, ma questa volta non in Alitalia, ma in Air One. Il capo della cordata, infatti, ha reso noto che cassa integrazione e mobilità riguarderanno anche “in proporzione” anche la compagnia di Carlo Toto.

La cosa, per la verità, era prevedibile. La Commissione europea aveva fatto sapere per vie non ufficiali che l’approvazione del piano Cai era subordinata al rispetto del principio di ‘discontinuità’: la compagnia doveva essere a tutti gli effetti una nuova azienda. Perchè questo sia possibile è indispensabile procedere ad un piano di ‘assunzioni’ che veda i lavoratori di Air One e Alitalia sullo stesso piano, perché non sono le linee aeree di Toto ad assorbire la ex compagnia di bandiera italiana, ma Cai a prendere il posto delle due.

Il nuovo problema apparentemente ‘tecnico’  potrebbe scatenare preoccupazioni tra i dipendenti Air One e guai nelle organizzazioni sindacali confederali, fino ad oggi del tutto omissive sul pericolo di esuberi anche da quella parte.

Fino a qui la cronaca degli elementi salienti del dibattito.

Nella professione giornalistica è sempre sbagliato fornire pareri, considerazioni, visioni non confortate da fatti.Tuttavia, InviatoSpeciale questa volta farà un’eccezione.

Perchè ieri Sabelli ha sentito il bisogno di aprire l’incontro con parole tanto rassicuranti sullo stato di Cai? Perchè in una fase così delicata ed inconcludente delle trattative si è ammesso ‘il pubblico’?

I mercati internazionali sono devastati da una crisi senza precedenti e miliardi di dollari ed euro si sono letteralmente polverizzati in queste ultime settimane. Sono numerose le banche che hanno problemi di liquidità, il mercato azionario è investito da uno tsunami devastante.

La capitalizzazione di Cai richiederà un investimento non piccolo ed a conti fatti non inferiore ai due miliardi. Chi darà agli imprenditori della cordata questi capitali. I vari soci non certo dispongono di una liquidità così forte ed in qualche modo dovranno trovarla. Dove? Quale istituto finanziario oggi rischierebbe denaro in un’operazione così poco limpida, in assenza di un partner internazionale solido, senza un piano industriale, fino ad ora del tutto ignoto ai più?

Ed a patto ci fosse sarebbe ‘lieto’ di rischiare in una situazione di tensione con i lavoratori?

Forse queste domande potrebbero spiegare la ‘gentilezza’ di Sabelli e le parole rassicuranti sullo stato di Cai.  Se così fosse, tuttavia, la situazione sarebbe drammatica, perchè la debolezza di tutta l’operazione risulterebbe chiara.

Ed il futuro di Alitalia non più solo denso di nubi, ma avvolto in un vero e proprio tornado.

Sabelli, infine, ha voluto far sapere che c’è ancora tempo per raggiungere un accordo coi sindacati, condizione ‘indispensabile’ per poter proseguire nell’impresa.

Roberto Barbera

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