La giornata di ieri è stata intensa. Virtuale rottura delle trattative, fiducia sul decreto alla Camera, sconfitta della maggioranza su un odg del Pd votato anche dalla Lega. Per Passera in Cai “Tutto a posto”.
Nella mattinata di ieri si sono riunuti i rappresentati sindacali e la Cai per stabilire i criteri guida per l’assunzione degli assistenti di volo nella ‘nuova Alitalia’. La Camera poi ha votato la fiducia sul decreto Alitalia. I voti a favore sono stati 309; i contrari 250. Infine l’esecutivo è stato battuto a Montecitorio su un ordine del giorno presentato dal Pd su Malpensa.
Sul fronte sindacale la situazione appare sempre più incomprensibile. Senza che sia chiaro quali saranno le caratteristiche della futura compagnia, la Cai discute di contratto ed assunzioni. Per chi non fosse ‘esperto’ in questioni industriali è possibile fare un paragone. E’ come voler preparare una complicata torta per un’occasione speciale senza conoscere la ricetta e il numero degli ospiti, ma decidendo di impegnarsi nella scelta del colore dei tovaglioli da utilizzarsi per l’occasione.
I rappresentanti della ‘cordata patriottica’ si sono presentati con un foglietto sul quale erano indicati alcuni punti generici. Nel corso dell’incontro sono quindi emersi alcuni elementi. Secondo Cai, Alitalia dovrà essere una azienda ‘profit’. In relazione a questo punto discriminante (quali sono le aziende ‘no profit’?) i lavoratori da assumere saranno scelti sulla base di una oscura formula, definita della “rigidità intrinseca”.
In pratica, chi non sarà in grado di offrire ‘garanzie’ di assoluta disponibilità non sarà compatibile con le strategie produttive di Cai. Una assistente di volo-madre oggi ha diritto a turni che le permettono di tornare a casa la sera per accudire il suo bimbo. In futuro non sarà più possibile, anzi lei hostess con caratteristiche dei questo tipo non rientrano nel modello del ‘dipendente Cai’.
Il rappresentante della Filt-Cgil, Antonio Cepparulo ha detto: “In assenza di trasparenza sui criteri di scelta e in presenza di discriminazioni soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli, come le donne in maternità, sarà molto difficile arrivare a un’intesa. Da parte di Cai serve un’inversione di tendenza e auspichiamo da parte dell’azienda un atteggiamento più responsabile”.
Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale di SdL intercategoriale, ha aggiunto: “Cai sta proponendo un articolato contrattuale che non rispetta neanche quanto sottoscritto a palazzo Chigi ed afferma che ‘il confronto in atto è esclusivamente tecnico’, riservandosi di dare risposte in un futuro ‘tavolo politico’ di cui non si conoscono modalità e tempi. Mentre accade ciò apprendiamo di continui incontri tra i vertici di Cgil, Cisl, Uil e Ugl con il presidente Colanninno, quasi come se si stesse svolgendo una trattativa separata in altra sede e con altri presupposti”.
Antonio Divietri, presidente dell’Avia, è dello stesso parere: “Cai ha chiesto di raccogliere sensibilità sui criteri di assunzione, ma io li chiamerei di esclusione, siamo agghiacciati, perché non esiste un’etica dell’azienda, ma si vuole procedere ad una pulizia etnica, perché non vogliono utilizzare personale con “rigidità intrinseca”, per esempio una madre da sola che mantiene un figlio o chi ha necessità di un esonero notturno, o assiste un familiare gravemente malato. In sostanza Cai non dice che non assume quel lavoratore. ma dice che ne assume un altro. Con questo tipo di approccio non si va da nessunissima parte. Per me la riunione di oggi è virtualmente conclusa. Ci aspettiamo un intervento di Sabelli (amministratore di Cai) venerdì prossimo, che magari rimuova le rigidità dei portavoce, cioé degli avvocati con cui siamo riuniti. Quella che ci è stata fatta è una proposta di tipo probabilmente legale. Noi invece vogliamo veri negoziatori.”
Fin qui le note essenziali degli incontri, che come è facile capire sono come al solito finiti in un nulla di fatto.
Alla Camera, invece, si è prodotta una temporanea ed inedita maggioranza Partito democtatico-Lega, che ha battuto il governo su un ordine del giorno del Pd.
ll testo del Pd impegna il governo ”a garantire una puntuale verifica ed attuazione della disciplina in materia di utilizzazione degli slot inutilizzati sullo scalo di Malpensa, consentendo anche ad altri vettori di operare, al fine di garantire una reale pluralità di offerta all’utenza; ad adottare le opportune misure per favorire il rafforzamento della crescita del traffico merci mediante un piano di sviluppo mirato al miglioramento dei servizi; a riattivare un confronto sistematico con le amministrazioni locali lombarde e la società di gestione aeroportuale Sea per delineare meglio il rapporto tra gli scali di Malpensa e Linate e per la definizione di un coerente piano di sviluppo e miglioramento dell’infrastrutturazione viaria e ferroviaria a supporto e integrazione dello scalo di Malpensa, tenendo conto delle prospettive aperte dall’assegnazione al capoluogo lombardo di Expo 2015”.
Nel merito l’atteggiamento del del Pd risulta incompresibile. La questione ‘dell’utilizzazione degli slot inutilizzati’ confligge con la situazione di crisi di Alitalia, perchè il loro possesso è uno dei principali capitali della Compagnia. Se da un lato è corretto arrivare ad una loro piena utilizzazione decidere di farlo in un momento di così grande confusione rischia di essere fortemente penalizzante le e linee aeree nazionali.
Commentando, inoltre, il decreto votato oggi, Andrea Martella, ministro ombra delle Infrastrutture, ha sostenuto che “fa acqua da tutte le parti e produce danni devastanti”. Per poi aggiungere: “Sulla pelle degli italiani si è consumata una operazione politica di facciata voluta da Berlusconi”. Per l’esponente del Pd il decreto trasforma la legge Marzano, non è in linea con le regole comunitarie, fa pagare ai cittadini i debiti: “I vantaggi futuri ai privati, i debiti del passato al pubblico”.
Perchè Veltroni si sia descritto orgoglioso protagonista del raggiungimento dell’accordo con Cai resta un mistero. Martella, nella nebusolsità della politica del Pd, è chiaro: “Questa vicenda non si conclude qui, gli italiani chiederanno conto al governo e alla Cai della qualità del servizio e del costo del trasporto aereo”.
Da Bruxelles, poi, non arrivano buone notizie. Secondo indiscrezioni di ambienti vicini al commissario ai Trasporti, Antonio Tajani (ex portavoce di Berlusconi), la Commissione sarebbe disposta a dare solo un sì condizionato al piano di privatizzazione di Alitalia, mentre boccierebbe il prestito ponte da 300 milioni di euro versato nelle casse della compagnia di bandiera.
Due punti sarebbero da chiarire secondo la Commissione. Il patrimonio di Alitalia dovrà essere venduto a prezzo di mercato e tra la vecchia e la nuova Compagnia dovrà esserci effettiva discontinuità.
Per la decisione ufficiale bisognerà aspettare il 12 novembre.
Se queste fossero le condizioni una domanda è possibile. Dopo la crisi del sistema bancario mondiale dove Cai troverà i quasi due miliardi di euro necessari per portare a termine l’operazione?
Intanto il personale di volo delle linee aeree nazionali è sempre più scettico e confuso. Nessuno è in grado di immaginare come sarà il futuro, se rientrerà nei fantomatici parametri della ‘rigidità intrinseca’ o se perderà il lavoro.
In un clima di confusione pressocchè totale i passeggeri sono sensibilmente diminuiti, meno 28,3 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

