Alemanno, no a “FotoGrafia”
Al suo posto forse il Futurismo
Potrebbe saltare la prossima edizione del festival internazionale ‘FotoGrafia’, di casa a Roma da molti anni, ma considerato troppo costoso dall’attuale amministrazione capitolina. La spesa per riavere nella capitale un festival in grado di attirare 200mila visitatori a stagione e di dar vita a 143 diverse mostre, ammonterebbe a 187.500 euro: una cifra che Alemanno considera eccessivamente dispendiosa. L’ottava edizione di ‘FotoGrafia’, dunque, potrebbe non sbocciare insieme alla prossima primavera, data in cui era prevista.
A dare la notizia, che molti romani hanno appreso con grande tristezza, è stato l’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi, al termine di un incontro con i direttori delle accademie e degli istituti stranieri presenti nella Capitale. E pensare che questi istituti hanno il compito di innescare rapporti culturali a livello internazionale, non di certo quello di abbatterli.
Ora, però, al posto di ‘FotoGrafia’, sono state proposte altre iniziative, come un festival della letteratura dei migranti oppure la mostra per i 100 anni del Manifesto futurista o ancora quella per i 40 dello sbarco sulla luna.
L’organizzazione del festival in via di soppressione, tuttavia, non intende stare a guardare. Diventati in pochi anni riferimento a livello mondiale per il mondo della fotografia e dell’arte dello scatto, promettono di lottare contro l’ingiusta decisione. “Andremo avanti lo stesso – tuona il direttore artistico di FotoGrafia, Marco Delogu – abbiamo già ottenuto il sostegno di tutti gli sponsor sulla comunità di ‘Flickr’, il sito multilingua dove discutono moltissimi appassionati di fotografia) e ci sono già messaggi in nostro favore”.
All’atto pratico, il Comune di Roma impedirà che si usino il Palaexpo e il Museo di Roma in Trastevere, spazi storici in cui si teneva il festival. “E per fortuna che la fotografia è un’arte poco costosa in termini di spazi, tecnologie e costi”, aggiunge Delogu che precisa: “La macchina organizzativa era già partita e quindi sarà impossibile fermare un calendario internazionale”.
“Non vogliamo assolutamente cambiare sede – continua – perché il festival è nato a Roma e per Roma, aveva trasformato la città in una grande capitale mondiale della fotografia: grazie anche a noi, gli appuntamenti e le mostre in città si susseguono al ritmo di uno alla settimana”, sottolinea Delogu spiegando che “il festival internazionale di Arles con il quale collaboriamo – io stesso l’anno scorso ho curato una sezione che poi è stata replicata a Parigi durante la notte Bianca – è un evento mondiale da 40 anni, lo è stato con Chirac, con Jospin, e ora lo è anche con Sarkozy: evidentemente in questi posti c’è un senso dello Stato, del bene comune, diverso dal nostro”.
Per avere un’idea del ‘danno’ che la decisione di Croppi causerebbe, si consideri che il festival “FotoGrafia” rientra nell’ambito del Mese europeo della fotografia, una iniziativa che attraversa le grandi città d’Europa, a cominciare da Parigi in novembre, passando per Vienna, Berlino, Varsavia e, fino a poco tempo fa, anche da Roma. E’ proprio qui che in questi anni sono passati i più grandi talenti mondiali e i cataloghi sulla città che ogni anno il festival affida a un diverso fotografo sono finiti alla Biennale di architettura di Venezia.
“Non dobbiamo dimenticare – dice il direttore artistico del festival – che il nostro è un evento vivo, radicato nel territorio, fatto di immagini scattate nella città o da fotografi romani in giro per il mondo. Insomma, non una mostra in affitto come se ne vedono tante. Quest’anno, poi, avremmo puntato ancora di più sui giovani”.
Delogu fa poi notare: “Penso si voglia eliminare tutto quello che è stato trovato. E poi, di fronte all’eventualità di sopprimere un evento, la procedura normale sarebbe convocare gli interessati, esporre i problemi se ce ne sono. Non quella di farci apprendere la notizia dalla stampa, cosa che non fa di certo piacere”.
Vincenzo Chiumarulo


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