Albania, braccio di ferro
Il premier Sali Berisha cerca nuovamente di mettere il bavaglio alla magistratura albanese mentre il Presidente della Repubblica tace. L’articolo per “Tu inviato”
Ci risiamo: dopo l’infinito braccio di ferro con il precedente Procuratore Generale dello Stato Theodhori Sollaku, da lui accusato di voler favorire gli illeciti traffici dell’allora premier socialista Fatos Nano, ivi compresi il traffico di droga e di esseri umani, l’attuale premier Sali Berisha insieme alla sua cricca conservatrice, vent’anni fa erano tutti ubbidienti comunisti, sta cercando di mettere il bavaglio pure all’attuale Procuratrice nazionale di Tirana, la signora Ina Rama.
Al maggior rappresentante albanese dell’accusa Berisha non perdona certo la sua parentela con Edi Rama, Sindaco di Tirana, ora il suo più accreditato avversario politico, probabile prossimo candidato alle elezioni politiche che dovrebbero tenersi nel paese tra due anni. Berisha è ossessionato dal fatto che la giovane ed avvenente procuratrice intenda mettere sotto accusa il suo sistema di potere al fine di provocare il crollo del partito conservatore e favorire i socialisti con a capo il suo congiunto.
Secondo i conservatori, inoltre, Ina Rama avrebbe iniziato la sua opera di delegittimazione dei risultati elettorali delle passate elezioni generali, aprendo un dossier, il tanto temuto “ Dossier Fazlic” che dovrebbe dimostrare dunque la potente forza di corruzione di Sali Berisha che avrebbe così alterato il risultato finale del voto. Ove, poi, l’attuale premier non poteva arrivare con la forza dei soldi, sostiene la Procura generale, avrebbe fatto ricorso a motivi ben più “ convincenti” per addomesticare i riottosi, stringendo accordi con la mafia locale.
Al fine di impedire che le indagini proseguissero il governo Berisha ha varato una commissione di inchiesta sul lavoro svolto dalla Procura nazionale. In pratica l’opera del giovane magistrato è stata commissariata dal Primo Ministro ed il lavoro di tutta la Pubblica accusa albanese ricondotto sotto il controllo dell’esecutivo. Questa rivoluzione è stata compiuta tenendo all’oscuro il Parlamento ed il Presidente della Repubblica.
Il Capo dello Stato albanese, a differenza del suo predecessore Alfred Moisiu, non pare ancora intenzionato ad intervenire prendendo le parti di una fazione piuttosto che dell’altra ma i socialisti già hanno chiesto le dimissioni di Berisha e l’intervento della comunità internazionale. Ad essere ben sinceri già in occasione delle ultime consultazioni politiche, vinte da Berisha, l’Ocse aveva espresso forti dubbi circa la loro regolarità. L’attuale presidente Bamir Topi sta seriamente valutando nel silenzio la possibilità di richiamare Berisha a una maggior osservanza delle regole democratiche, specialmente dopo l’intervento del governo U.S.A. che, per bocca dell’ambasciatore a Tirana John Withers, si è schierato al fianco del giudice Rama.
L’Albania sta attraversando un momento delicato: dopo l’ultimo summit Nato di Bucarest il piccolo paese balcanico è stato invitato a entrare nell’alleanza militare atlantica ma sinora solamente sei nazioni, quasi tutte dell’ex Patto di Varsavia, hanno ratificato la sua adesione. L’ultima in ordine di tempo è stata la Romania e tale ratifica ha assunto un significato particolare per due motivi: innanzitutto perché Bucarest non intende assolutamente riconoscere unilateralmente l’indipendenza del Kossovo filo- albanese e poi perché Romania ed Italia stanno per presentare a Bruxelles un piano di superamento della crisi kossovara attraverso l’avvicinamento della Serbia all’Unione europea. Gli Stati uniti d’Europa intanto stigmatizzano l’inquinamento politico della magistratura albanese ed ammoniscono Tirana affermando che “ senza una concreta indipendenza della magistratura l’avvicinamento dell’Albania all’Unione europea è procrastinato all’infinito”.
Sergio Bagnoli


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