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Acqua ‘salata’

Autore: . Data: mercoledì, 8 ottobre 2008Commenti (0)

Prezzi alle stelle

“Un bicchiere d’acqua non si nega a nessuno”. Una frase che non sentiremo proninciare mai più: le famiglie italiane negli ultimi sei anni hanno visto lievitare il costo del servizio idrico nazionale del 32 per cento.

In alcune città del Nord-Ovest i rincari sono addirittura del 50 per cento. Per avere un’idea degli aumenti, di anno in anno, basti pensare che dal 2006 al 2007 le tariffe sono aumentate mediamente del 4,6 per cento.

I dati, poco rassicuranti, sono stati forniti dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe di ‘Cittadinanzattiva’ che ha preso in esame, per tutti i capoluoghi di provincia italiani, il servizio idrico integrato, vale il servizio che tiene conto dei costi di acquedotto, dei canoni di fognatura e depurazione, della quota fissa (o ex noleggio contatori).

Dove la carenza d’acqua è atavica, ad esempio in province come Agrigento, si scopre che i militari fanno la guardia alle condotte per impedire i furti d’acqua: qui i rubinetti delle abitazioni rimangono a secco fino a 15 giorni in un mese. Agrigento è la città con le bollette più salate: ben 445 euro annui contro i 229 euro della media nazionale.

Tanto per farci un’idea, prendiamo in esame dieci servizi di fornitura idrica che portano acqua nelle case degli italiani. Il risultato è molto interessante: otto su dieci, tutti al Nord, costano molto meno.

Infatti dalla parte opposta di Agrigento, non solo geograficamente, c’è Milano: il capoluogo lombardo, con una spesa annua di 106 euro, è la città più economica con tariffe 4 volte più basse di quelle della città siciliana (445 euro all’anno).

Dai rubinetti della Toscana, invece, sembra venga giù oro anziché acqua. La Toscana, infatti, si aggiudica  il primato di regione più costosa.

Dei 104 capoluoghi monitorati, settanta hanno registrato variazioni delle tariffe al rialzo. Altri 33 Comuni hanno mantenuto sempre le stesse tariffe e solo Benevento ha visto una riduzione dei costi.

Novara ha incrementato i costi del 50 per cento, seguita da un’altra città piemontese, Verbania che segna più 45 sulle bollette. Infine c’è Agrigento con un aumento dei costi del 38 per cento.

E’ evidente che le tariffe variano in ogni regione, ma quali sono i fattori? Sembrerebbe che le regioni centrali, in particolare, si contraddistinguano per le tariffe più elevate: 267 euro annuali. Eppure, tariffe molto diverse sono state riscontrate anche nella stessa regione: in Sicilia, ad esempio, tra Agrigento e Catania la differenza di spesa annua per il servizio idrico raggiunge i 269 euro.

Un’equazione irrinunciabile in questi casi è quella tra aumentano dei costi e aumenti degli sprechi.

Al Sud, secondo l’indagine di ‘Cittadinanzattiva’, spetterebbe di diritto la targa di “sprecone”. Perché? Se si considera che in Italia, complessivamente, il 35 per cento dell’acqua immessa nelle tubature va persa, “nelle regioni meridionali le perdite ammontano al 49” evidenzia il rapporto, sottolineando che “sono chiare notevoli criticità come nel caso della Puglia che sostiene la seconda spesa più elevata, e una percentuale di acqua persa superiore alla media”.

Al Sud, insomma, c’è uno spreco di acqua superiore alle altre regioni italiane del 14 per cento, ma si deve considerare che nella media nazionale dello spreco, cioè del 35 per cento di acqua persa, era stata già inclusa quella delle regioni meridionali. In questo caso, lo studio di ‘Cittadinanzattiva’ fa un po’ acqua.

Differenze Nord-Sud a parte, il responsabile nazionale delle politiche dei consumatori Giustino Trincia consegnando ieri l’indagine al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, ha detto: “Al Governo e al Parlamento chiediamo il blocco delle tariffe dell’acqua fino a tutto il 2009. E’ indispensabile l’istituzione di un’Autorità di regolazione del settore idrico, con reali poteri d’intervento per mettere fine alla scandalosa giungla di tariffe, contratti e bollette”.

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