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50mila precari a rischio

Autore: . Data: giovedì, 9 ottobre 2008Commenti (0)

I primi di novembre manifestazione dei sindacati contro la riforma Gelmini della scuola. La Cgil: basta lotte in ordine sparso

Dopo il primo voto di fiducia sulla riforma Gelmini, i sindacati sono apertamente sul piede di guerra. Se in un’intervista apparsa oggi sul “manifesto” il segretario della Flc-Cgil Pantaleo ha annunciato l’avvio delle procedure unitarie per arrivare in tempi brevi allo sciopero generale, accompagnato da una manifestazione a Roma, sale la preoccupazione per il destino dei lavoratori precari del pubblico impiego (tra i quali si segnala il personale degli asili nido). Riguardo alla mobilitazione sindacale in difesa della scuola pubblica, non si svolgerà probabilmente il 31 ottobre (a causa del ravvicinato mini-ponte di Ognissanti che interesserà alcune scuole) bensì qualche giorno più tardi. Rispetto ai precari, circolano le prime cifre attendibili sugli effetti dei tagli conseguenti alla scelta del governo di bloccare il processo di stabilizzazione (avviato dal precedente governo di centrosinistra) negli uffici pubblici.

Spiega Pantaleo: “La prepotenza e la forza del governo richiedono la costruzione di una risposta unitaria: non è il momento di andare in una lotta in ordine sparso e secondo logiche minoritarie, perché poi si tratta di riuscire a essere in grado di portare a casa il risultato. Stiamo parlando del primo sciopero generale unitario della scuola da molti anni, neppure ai tempi della Moratti lo abbiamo fatto. Ovviamente richiede un po’ di pazienza e mediazione in più, ma ne vale la pena”.

Ieri sera la Camera aveva approvato, con 321 voti favorevoli, 255 contrari e due astenuti, la fiducia al governo sul decreto legge Gelmini (che andrà convertito in legge entro il 31 ottobre): domani, sempre a Montecitorio, ci sarà il voto definitivo, sul testo comprensivo degli emendamenti. Tra le misure introdotte, come è ormai noto, il ritorno del maestro unico e dei voti in cifre, così come del grembiule e del voto in condotta, insieme al blocco del turnover per 150 mila insegnanti nei prossimi anni.

Le pessime notizie sul pubblico impiego completano il quadro: anche qui si prospetta lo sciopero generale della categoria, sulla quale sta per abbattersi il ciclone-precari. Tra il 2001 e il 2006 la loro quota è cresciuta del 62 per cento. Per effetto del crescente ricorso alle tipologie di lavoro flessibile che si è accompagnato – a partire dal 2001 – a una diminuzione di personale a tempo indeterminato pari al 5,4 per cento, e che trovò una sua spiegazione nella necessità di far fronte “a esigenze non di carattere temporaneo, ma connesse con il fabbisogno ordinario e continuativo dell’amministrazione”. A rilevarlo, riferisce Rassegna.it, “non sono le organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil, e nemmeno il portavoce di una delle tante e agguerrite associazioni di base presenti tra gli addetti di ministeri, ospedali ed enti non economici.

A snocciolare stime, dati e a dire la sua sui (discutibili) criteri di utilizzo del precariato nel settore statale è nientemeno che il ministro Renato Brunetta (lo ha fatto lo scorso 1° ottobre, con la sua relazione al Parlamento sullo stato della pubblica amministrazione). Peccato che a queste sue (condivisibili) osservazioni, il principale inquilino di Palazzo Vidoni non faccia seguire comportamenti conseguenti”.

La contraddizione è piuttosto evidente: mentre il ministro attacca-fannulloni ammette la necessità di dover far ricorso a personale precario per mandare avanti le pubbliche amministrazioni e garantire la qualità dei servizi al cittadino, blocca nello stesso tempo i percorsi di stabilizzazione “e mediante l’emendamento alla Finanziaria conosciuto come ‘ammazza precari’ – aggiunge Michele Gentile, responsabile di settore in Cgil – sta organizzando il licenziamento di 50–60.000 addetti con contratti instabili”.

Se approvato, l’emendamento asseterà un durissimo colpo all’intero sistema pubblico: dal personale degli asili nido agli impiegati dei dicasteri, agli universitari e i ricercatori . “In questo momento – spiega ancora Pantaleo della Flc – sono già in mobilitazione i 500 precari dell’Isfol, oltre 700 dell’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale e i 400 dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Per anni migliaia di ricercatori, tecnici, amministrativi hanno lavorato in condizioni difficilissime, garantendo al sistema pubblico della ricerca e dell’università di funzionare: comparti dove il 50 per cento del personale è precario”.

Si preannuncia dunque uno sciopero generale a difesa del “lavoro pubblico” e dei suoi protagonisti. Storici capri espiatori dell’universo occupazionale, evidentemente decisi a rialzare la testa.

Libero Panunzio






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