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Vita in Nepal

Autore: admin. Data: mercoledì, 24 settembre 2008Commenti (1)

La rubrica da Kathmandu.

Agra Khola è il fiume che attraversa il distretto di Dadhing, a pochi km da Kathmandu, chiassosa capitale del Nepal, ed è il luogo in cui miseria e desolazione governano la vita quotidiana di migliaia di persone.
Sono almeno 500, infatti, i nuclei famigliari che da anni sopravvivvono sulle sponde dell’Agra Khola estraendone dal letto pesanti massi per poi frantumarli e venderli per poche rupie ai tekadar, intermediari senza scrupoli che li rivendono a prezzi elevati alle imprese edilizie delle grandi citta’ del paese.

Ho iniziato a visitare questa comunità due anni fa quando, lavorando per Apeiron (organizzazione ONLUS italiana che realizza progetti di sviluppo in Nepal), mi venne proposto di verificare lo status di vita di questa gente per tentare un intervento in grado di alleviare in parte le loro pene. Ed è da allora che con regolarità continuo a visitarli senza essere in grado di offrire loro una soluzione accettabile e duratura.
Si tratta di sukumbassi, ossia senza terra, approdati sulle sponde dell’Agra Khola dai luoghi più disparati del paese, alla ricerca di un di mezzo per sfuggire alla fame. Da anni la comunità locale ha trovato il modo di sfruttare al meglio la presenza di questi disperati: facendo pagare loro un pedaggio per poter piantare le loro tende in plastica e bambù sulle rive del fiume, impedendo loro di coltivare anche solo un po’ di riso nei fazzoletti di terra assegnatigli per costringerli ad acquistare tutti i viveri al mercato locale, e tassando perfino il frutto del loro pesante lavoro.

Ogni 15 Kg circa di pietre, un lavoratore ottiene circa 10 centesimi di euro, e solo le famiglie più numerose e in salute riescono a guadagnare fino ad un euro al giorno e quindi a risparmiare qualche rupia per il periodo monsonico, quando il ritmo del lavoro rallenta. Gli altri arrivano a guadagnare circa la metà, una somma, questa, non in grado di sfamare l’intera famiglia e che costringe le persone a chiedere credito ai tekadar, legando per sempre le proprie sorti al volere di questi avidi affaristi.

Anche i bambini sono costretti a lavorare, quantomeno prima e dopo la scuola. Agli uomini tocca il duro compito di estrarre i sassi dal letto del fiume o dalle cave vicine e trasportarli vicino alle capanne, dove donne e bambini si accingono a spaccarli servendosi di arnesi rudimentali. Gli incidenti e le malattie sono frequenti. Capita spesso che qualcuno si ferisca armeggiando il malfermo martello o rimanga schiacciato da un masso all’interno delle cave oppure che si ammali a causa della polvere prodotta dalle pietre in frantumi o dell’acqua inquinata del fiume che la gente di qui è costretta a bere dopo una sommaria potabilizzazione.
Una flebile speranza si era affacciata nelle vite di queste persone durante le elezioni dell’Assemblea Costituente, tenutesi nell’aprile scorso, quando la promessa di una ridistribuzione delle terre pubbliche è stata fatta loro dai maoisti. Speranza che è rimasta accesa fino a qualche settimana fa quando, seguendo il consiglio di alcuni esponenti del partito maoista locale, un membro per ciascuna delle 500 famiglie di spaccapietre si è spostato verso queste nuove terre (a circa 10 km di distanza) per occupare la porzione di terra promessa. Ma gli abitanti dei villaggi limitrofi non hanno accettato la presenza dei sukumbassi sul suolo comune. Una vera battaglia si è consumata per 11 giorni, fino all’intervento dello stesso neo-eletto Primo Ministro, Prachanda (capo del partito maoista) che ha chiesto agli spaccapietre di abbandonare queste terre in attesa di una soluzione migliore.

“Molte organizzazioni ci hanno promesso aiuto, molti partiti hanno fatto lo stesso, ma gli anni continuano a passare e noi siamo sempre qui: spacchiamo pietre per una manciata di riso e costringiamo i nostri figli a fare lo stesso. Ci serve solo un pezzo di terra in cui piantare le nostre radici” spiega con fervore Buddhi Maya, che da 15 anni vive sulle rive dell’Agra Khola e con la quale si è creato un vincolo di sincera amicizia.
Aiutare veramente queste persone, senza limitarsi ad implementare un qualunque progetto di sviluppo che spesso porta i maggiori benefici alla comunità locale e alle organizzazioni coinvolte, è una sfida i cui contorni a tutt’oggi mi sfuggono.

Senza un reale coinvolgimento ed un intervento deciso da parte del governo qualunque tentativo di risollevare le sorti degli spaccapietre dell’Agra Khola sembra vano ed il governo nepalese è ancora lontano dal potersi occupare di una situazione tanto spinosa quanto quella delle migliaia di sukumbassi del paese.
Il mio pensiero vola spesso sulle rive dell’Agra Khola, da questa gente stanca di un altro domani, e mi ritrovo a condividere la loro stessa frustrazione, continuando ad essere spettatrice impotente delle loro miserie quotidiane.

Insieme continuiamo a cercare soluzioni plausibili e fattibili, insieme continuiamo a scartarne la maggior parte, ed intanto il nostro rapporto si fa sempre più stretto. “Anche se non riuscirete davvero ad aiutarci, così come hanno fatto tutti gli altri, continua a passare da qua. Raccontaci del tuo paese, cantaci una canzone del tuo villaggio e chissà, magari nella prossima vita rinasceremo da quella parte del mondo.”

Barbara Monachesi

Country Representative di Apeiron Onlus in Nepal.

Nata nel 1973 a Cesena, nel 2005 inizia a frequentare e poi a vivere in Nepal. Ha studiato giurisprudenza ed è abilitata all’esercizio della professione di avvocato. Per alcuni anni si è divisa tra la pratica e l’esercizio della professione forense e il lavoro come cassiera in una banca locale per guadagnare qualcosa. Ha alle spalle 15 anni di scoutismo. Appassionata di diritti umani è entrata in Amnesty e dal 2005 fa parte del team Sud Asia come responsabile del Nepal. Dopo due anni come volontaria in ong locali nepalesi, dal 2007 è Country Representative di Apeiron Onlus in Nepal.


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Commenti (1) »

  • Marina ha detto:

    Vorrei avere qualche info in più per potere diventare volontaria e trasferirmi in maniera definitiva in Nepal.Contattatemi per favore.

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