Uragani, il grido di Haiti
Tanti appelli pochi aiuti
“La situazione è molto grave e preoccupante, le acque si stanno abbassando e ora apre allo sguardo una scia di desolazione e morte… c’è molto da fare ma i finanziamenti seguiti al nostro appello non arrivano neanche al 2% della somma richiesta”.
Lo ha detto Elisabeth Byrs, portavoce dell’Ufficio di coordinamento per gli affari umanitari dell’Onu (Ocha), esprimendo tutto il suo sconforto per lo stato in cui versa Haiti, il paese più povero dell’America Latina, flagellato di recente da quattro uragani (da Gustav a Ike, passando per Hanna) che hanno causato fino a 600 morti e un milione di alluvionati, secondo stime provvisorie che vengono di continuo aggiornate. I cicloni di questa stagione eccezionale hanno anche provocato danni gravissimi all’economia, in particolare all’agricoltura (perdite per oltre 200 milioni di dollari) in un paese che già si trovava ad affrontare una grave crisi alimentare a causa degli alti prezzi sui mercati internazionali dei beni di prima necessità.
Ll’Onu ha già chiesto aiuti per 108 milioni di dollari, 54 destinati all’acquisto di cibo, ma il Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp) ha ottenuto finora solo un milione di dollari di donazioni.
“La comunità internazionale deve mobilitarsi. La cosa più importante ora è bonificare le zone devastate. Molte scuole che sono servite come rifugi devono essere evacuate e ripulite per permettere ai bambini di riprendere le scuole il 6 ottobre. Occorre quindi sistemare i senza tetto in altri luoghi” ha aggiunto Byrs.
Gonaives, porto della costa occidentale con 300.000 abitanti, inondata dalle piogge torrenziali, “è quasi completamente distrutta” secondo Hedi Annabi, relatore speciale dell’Onu ad Haiti: “La portata del disastro è ben al di là delle nostre possibilità, servono misure eccezionali. Non c’è una sola casa che non sia stata danneggiata o coperta dal fango, la gente ha perso tutto e i lavori di ricostruzione saranno enormi e molto costosi”.


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