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Un donna di Alitalia scrive

Autore: . Data: mercoledì, 17 settembre 2008Commenti (0)

Ancora una lettera di una persona che lavora nella compagnia di bandiera. All’indignazione per il modo in cui il governo ha trattato l’intera vicenda si accompagna la tragedia per la vita di migliaia di dipendenti.

Pubblichiamo la lettera di un’assistente di volo della compagnia aerea. Pensiamo sia giusto offrire ai lettori l’immagine reale di persone che hanno dedicato la propria vita ad un lavoro duro e complicato, ma continuano ad essere, nell’immaginario collettivo, dei privilegiati superpagati e fannulloni.

Lasciamo la lettera anonima, perchè preferiamo tutelare chi l’ha scritta. Quando si è in ‘mobilità’, alla mercè del prossimo ufficio del personale, le cautele non sono mai troppe.


Egregio Direttore

La mia è per ringraziarla degli articoli scritti in merito alla situazione Alitalia, e per esprimere il mio pensiero e stato d’animo.

Sono una capo cabina Alitalia di 47 anni e 23 di azienda e un quasi certo esubero nella nuova compagnia.

Ho amato tanto il mio mestiere e l’ho fatto con tanta passione. Anche nei momenti peggiori, la separazione, lasciare comunque mia figlia alla tata e la malattia terminale di mia sorella, partivo, partivo con la morte nel cuore per l’altra parte del mondo, ma sempre con un sorriso e la mia professionalità.

Quella passione, quell’amore sono riusciti a distruggere in pochi giorni.

Ho paura del futuro (mono reddito e figlia di 9 anni) e sono consapevole che sarò in emergenza economica da subito. Dovrò lasciare la casa altrimenti sarò insolvente, questo ovviamente perché prima che inizi ad arrivare la cassa integrazione passerà un pò di tempo.

Parlo correntemente tre lingue (madre lingua inglese) ma la mia “veneranda eta” non renderà facile trovare un lavoro in Italia, ma il disgusto ed il dispiacere per come stanno svilendo la categoria dei piloti, degli assistenti di volo e anche del personale di terra mi fa quasi essere “felice” di essere cacciata via.

La dignità non ha prezzo e non si può calpestare.

Come ha detto un politico, hanno iniziato con noi ma poi toccherà ad altri.

Questo ovviamente è il mio dramma personale, ma parlo a nome delle migliaia di persone Alitalia e non, che si trovano nelle medesime condizioni.

Sorrido perché sono cresciuta in un paese dove la situazione politica era incandescente, e per timore che succedesse qualcosa i miei genitori ci hanno spedito all’estero ed ora mi trovo con le stesse preoccupazioni ed intenzioni per  il futuro di mia figlia……

Sono pochi  che hanno il coraggio di essere intellettualmente onesti e slegati da chi ha il potere in mano.

Trovo ancora speranza nel leggere articoli obbiettivi, che non si fermano solo al problema Alitalia, ma guardano la globalità della situazione. Sopratutto confido che  le persone leggendo e riflettendo aprano gli occhi e inizino a ragionare con la propria testa.

Con molta gratitudine

P. S. Per Sua informazione sono nata in Sud Africa nel pieno dell’Apartheid.

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