Ucraina, Yushenko in bilico
L’analisi di un lettore per “tu inviato”
Il premier Yulia Tymoshenko probabilmente cercherà di andare alle elezioni anticipate, mentre Mosca spinge per una larga coalizione che costringa Yushenko alle dimissioni.
Il tradimento è stato consumato nella maniera più subdola possibile, ed il tutto è avvenuto osservando le antiche tradizioni tipicamente sovietiche in materia di congiure di palazzo. Erano gli arroventati giorni di Agosto e nella vicina Tblisi si rappresentava il dramma della Georgia che, dopo aver cercato di ridurre alla ragione “ manu militari” la ribelle provincia dell’Ossezia del Sud, era stata invasa dalle truppe della potente Armata russa che erano arrivate sino alle porte della sua capitale. Il presidente della repubblica ucraina Viktor Yushenko si era immediatamente precipitato a Tblisi a sostenere il collega georgiano Shakaasvili, odiatissimo da Mosca a causa delle sue posizioni filo- occidentali e filo- Nato. I
l premier di Kiev Yulia Tymoshenko, la “ pasionaria” arricchitasi grazie ai boiardi di stato russi che al crollo dell’impero comunista si erano spartiti le spoglie dell’ex- Urss, invece aveva temporeggiato. Tanto era bastato, nelle settimane successive, a Yushenko per accusare la Tymoshenko di tradimento e di tentativo di colpo di stato. Il premier in gonnella ucraino, giorno dopo giorno, è però riuscita a logorare i maggiorenti del partito “ Nostra Ucraina”, la formazione politica del Presidente della Repubblica che ieri è stata costretta, al fine di non perdere la faccia, a ritirarsi dalla coalizione di governo. Il tradimento subdolo della Tymoshenko si è così definitivamente compiuto.
Giocando l’ultima sua disperata carta, Yushenko ha cercato di convincere il liberale Litvin a formare con “Nuova Ucraina” una nuova maggioranza politica, ma anche il leader moderato ha abbandonato il Presidente e, abbastanza inspiegabilmente, si è schierato con la Tymoshenko e con il “ Partito delle regioni”, filo- russo, il cui leader è Vladimir Yanukovich. Ora il governo dimissionario guidato da quella che nel 2004, ai tempi della “ Rivoluzione arancione”, era stata presentata come colei che avrebbe traghettato l’Ucraina nella Nato e nell’Unione europea rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti.
Da oggi decorrono i trenta giorni, previsti dalla Costituzione, entro i quali i partiti possono formare una nuova maggioranza politica. In caso contrario verrà sciolta la Rada, il Parlamento monocamerale di Kiev, ed il paese andrà incontro alle terze elezioni politiche in tre anni, segno di una forte instabilità politica. La Tymoshenko, secondo indiscrezioni trapelate nelle ultime ore, punterebbe alle urne per poi tenersi le mani libere nel processo di formazione di un nuovo governo, forse di coalizione con il leader filo- russo Yanukovich. Il tutto avverrebbe con la benedizione dell’uomo forte del Cremlino e cioè di Vladimir Putin che in tal modo avrebbe scongiurato un duplice pericolo. Innanzitutto evitaterebbe l’avvicinamento di Kiev all’odiata Nato ed all’Unione Europea e poi scongiurerebbe così il possibile sfratto, desiderato fortemente da Yushenko, della sua flotta dal porto di Sebastopoli sul Mar Nero.
Nel bacino marino che si stende ad est dello stretto dei Dardanelli, utilizzando anche i vigenti trattati in materia di navigazione sulle sue acque, Mosca continuerebbe a riservarsi un importante voce in capitolo considerato che ora è stretta tra tre paesi, Turchia, Bulgaria e Romania, che aderiscono alla Nato. Di qui passano i maggiori oleodotti e gasdotti per l’occidente per cui se ne intuisce a prima vista l’importanza strategica. A Yushenko, ormai isolato, non rimarrebbe altro che dimettersi dalla carica di Capo dello Stato, carica cui dovrebbe salire la stessa Tymoshenko. Voci sempre più insistenti a Kiev ci dicono infatti che in caso di isolamento l’attuale presidente della Repubblica ucraino non esiterebbe ad abbandonare la politica. Con la Tymoshenko Presidente della Repubblica e con Yanukovich premier, dunque, l’Ucraina sarebbe normalizzata, proprio come desidera lo Zar Putin.
Sergio Bagnoli


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