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Trent’anni di erotismo italiano

Autore: . Data: mercoledì, 24 settembre 2008Commenti (0)

Un famoso disegnatore di fumetti, Roberto Baldazzini, raccoglie centinaia di immagini femminili. Un viaggio nell’erotismo raccontato dalla grande stampa popolare tra gli anni ’60 e la fine dei ’70.

Roberto Baldazzini è nato a Vignola in provincia di Modena il 18 agosto 1958. Ha deciso di diventare disegnatore di fumetti a 14 anni e ci è riuscito. Anche se il fumetto rimane l’obbiettivo principale della sua creatività, all’inizio degli anni novanta approfondisce il tema dell’eros realizzando libri dove l’immagine della donna è protagonista. Per lui l’uso della fotografia come ispirazione e la modella come interprete di personaggi femminili diventa una costante. ha fortissimo Il desiderio di analizzare le realtà che lo circonda.

Così in questi giorni è uscito “Sexyrama – L’immagine della donna nelle copertine dei periodici dal 1960 al 1979″ (pagg. 264, euro 35. Coniglio Editore).

Baldazzini ha selezionato copertine e pagine pubblicitarie delle testate più diffuse di attualità e costume. Il libro è un concentrato di memoria visiva di vent’anni di società italiana e di sofisticato erotismo.

Il maestro dell’eros a fumetti ha ritrovato sguardi e i corpi che componevano il suo immaginario erotico tra il 1960 e il ’79.

Introducendo la raccolta, l’autore scrive tra l’altro: “Lo ricordo come se fosse oggi: avevo otto anni. Ero in solaio e mi venne la febbre dopo aver scoperto in una vecchia cassa le annate complete di «Grand Hotel» dal 1946 al 1961, che mia madre aveva salvato dal bombardamento. Cominciai a sfogliarle e di fronte a quelle bellissime immagini e a quelle storie di passioni sconvolgenti provai un’emozione violenta e mai conosciuta prima: mi colpiva la sofferenza e il travaglio che quei personaggi vivevano per poter amare, mi catturavano le atmosfere create dagli elegantissimi disegni a mezze tinte di Walter Molino. Da allora cominciai a dare la caccia a fotoromanzi, fumetti e riviste di ogni tipo. Solo adesso, a distanza di tanti anni, sono in grado di affermare che il mio prepotente desiderio di “possedere/collezionare” tutte quelle riviste era assai più di un gioco, e che l’averle, in certi momenti, rappresentò per me addirittura un imperativo. Fatto sta che per quante ne comperassi, non mi bastavano mai: ne ero avido e le volevo tutte!”.

In quegli anni per un adolescente gli spazi per la ‘fantasia sentimentale’ e la ‘sessualità’ erano ancora molto piccoli. L’Italia era un Paese nel quale il controllo della ‘morale cattolica’ aveva potere assoluto.

L’autore spiega meglio come nacque in lui una passione che non l’avrebbe abbandonato mai più.

“Sfogliando quelle pagine, imparai a elaborare quello che presto divenne per me un vero e proprio rituale: inquadravo la foto preferita e la mia mente automaticamente creava una griglia trasformando le fotografie in linee. Le mie linee. Ogni qual volta i miei occhi si posavano su certe immagini in bianco e nero (soprattutto quelle insuperabili degli anni 50), era come se tornassi a un mondo misterioso e al tempo stesso familiare, al quale in fondo sentivo d’aver sempre appartenuto. La visione di quelle dive sorridenti, dalla capigliatura morbida e fluente, che sapevo inguainate nella “pesante” biancheria intima con sopra un tailleur sfiancato da un’evidente vita di vespa, mi rassicurava e mi invitava ad immedesimarmi in quelle forme e in quelle atmosfere. È probabilmente questa, insieme all’idea inconscia che un giorno mi sarebbero tornati utili per il mio lavoro di disegnatore, la ragione che negli anni mi ha spinto a comperare ed accumulare senza sosta riviste e libri illustrati di ogni genere. Tutto quello che leggevo o vedevo, lo ricostruivo poi meticolosamente nella mia testa, spesso aggiungendovi dettagli che sulla carta non avevo trovato. Viaggiavo con la fantasia in un universo spregiudicato, fantasticavo intorno all’erotismo dei personaggi, spogliavo le protagoniste dei miei fotoromanzi”.

Quelle stesse pulsioni erano vissute da migliaia di adolescenti italiani, che in quell’inizio di anni sessanta, col boom economico che insidiava l’antica cultura contadina e il controllo della Chiesa, avrebbero condotto presto un’intera generazione al sassontotto.

Scrive ancora Baldazzini:

“Le pulsioni erotiche erano sempre più violente e presto mi resi conto che solo attraverso il disegno sarei riuscito a rappresentare i feticci che la mia immaginazione tendeva a sublimare. Non mi è mai uscito dalla mente il piacere con cui, ancora bambino, disegnai un piccolo intero esercito di bamboline di carta, una diversa dall’altra ma tutte invariabilmente nude, alle quali modellai seni e fianchi di varie forme, creando espressioni e personaggi particolari. Un gioco prezioso e segreto, che custodivo gelosamente: se qualcuno ne fosse venuto a conoscenza, me ne sarei vergognato. I sensi di colpa erano tali che più avanti negli anni mi sopraffecero, obbligandomi a strappare quei fogli in mille pezzi e a buttare via tutto: un gesto impulsivo e avventato di cui mi sono pentito mille volte, e per riparare al quale mi ritrovo ora a scrivere queste righe a proposito di ‘Sexirama’. Che per me è un progetto importante, perché mi consente di continuare a raccontare il mio feticismo per l’immagine femminile, ma di farlo in una maniera diversa, forse più evidente e svelata rispetto al lavoro creativo che abitualmente svolgo come autore di fumetti e artista visivo. L’ho interamente realizzato attingendo al mio sconfinato archivio di settimanali di moda e costume, fotoromanzi e riviste erotiche, con l’intenzione di costruire un percorso per immagini teso ad evocare più che a testimoniare, attraverso il quale provare ad osservare l’evoluzione degli atteggiamenti del costume nella società italiana”.

Quei ricordi di ragazzetto, per paradosso, oggi possono apparire quasi morbosi. Perchè la società italiana sta vivendo una regressione profonda e alla normalità dell’erotismo sovrappone un senso di colpa atavico, risultato del conflitto mai risolto tra lacismo e religiosità cattolica. Le volgarissime quanto rozze esposizioni del sesso, del tutto prive di spinte immaginifiche, pane quotidiano della televisione in particolare, sono la contraddizione contenuta in un modello che ad oltre quarant’anni dal boom degli anni sessanta non trova ancora una dimensione di piena libertà intelletuale e sessuale.

Il disegnatore continua:

“A tal fine, ho scelto con cura gli sguardi e i corpi che sono stati i miei personali feticci nel ventennio che va dal 1960 al 1979, un arco di tempo ragionevolmente lungo che mi consente di cogliere due punti estremi: da un lato il potere seduttivo dello sguardo divoratore di quelle irraggiungibili dive filo-hollywoodiane, dall’altro la dimensione “frastagliata” e casalinga di quell’immaginario porno-erotico alla portata di tutti, presente in ogni casa, che irruppe nelle nostre vite sul finire degli anni 70 e che il messaggio televisivo non ha mai cessato di alimentare”.

Così la sofisticazione dei primi anni ’60, introversa e repressa, ha lasciato il posto al supermercato dell’immagine ‘spinta’, annullando fatalmente qualunque contenuto erotico. Forse il Paese, invece di maturare, ha preferito regredire, in questo spinto non solo da un impeto ‘moralizzatore’, ma anche da quell’antica tendenza alla trasgressione, molto utile tuttavia per il commercio. La pubblicità, i talk show e il varietà televisivo hanno sostituito il famoso ‘spogliarello della Loren’ con parlamentari e starlette scosciate nei programmi di attualità politica. Fenomeno in assoluto solo italiano.

Se si chiede a Baldazzini se il voyeurismo italiano sia stato condizionato dalla Chiesa, lui risponde: “Tanto, il senso di colpa e il peccato si sono mescolati al piacere e il desiderio erotico che turbava il sonno degli italiani ha subito nella crescita culturale notevoli frustrazioni! La censura e il costume rigido con il quale la Chiesa si è relazionata all’Eros ha creato un piacere perverso, un inevitabile necessità di trasgressione, la sessualità diventa provocazione invece che la naturale espressione dell’incontro di due sessi”.

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