Sri Lanka, fuga degli umanitari
Civili rimasti soli
Dopo due anni di guerra (dimenticata dal mondo), nel nord dello Sri Lanka è arrivato il giorno dell’esodo per gli umanitari. Lo staff delle agenzie Onu e di altre organizzazioni sta lasciando l’area di Kilinochchi, dopo che è stato assicurato loro un corridoio di sicurezza.
La decisione di abbandonare la zona a maggioranza tamil, è arrivata in seguito all’ultima offensiva lanciata dal governo cingalese contro i ribelli indipendentisti delle Tigri, di etnia tamil. I combattimenti fra le due parti sono aumentati così tanto che i volontari erano in serio pericolo di vita.
Al momento nessun giornalista “indipendente” può raggiungere le zone di conflitto e diverse linee di comunicazione con il nord sono state interrotte.
E mentre la comunità internazionale resta a guardare, è necessario chiedere che fine faranno i civili: fonti locali dicono che gli abitanti di Kilinochchi, nell’estremo nord, stanno fuggendo verso l’est, insieme con i ribelli.
La guerra in Sri Lanka è cominciata nei primi anni Ottanta quando il grupppo indipendentista delle Tigri ha lanciato diversi attacchi contro le autorità cingalesi che avevano discriminato i tamil dai tempi dell’indipendenza. Ci sono stati vari tentativi di mediazione da parte della comunità internazionale, ma sono tutti falliti. Dopo l’elezione dell’attuale presidente Mahinda Rajapakse, il conflitto si è intensificato e oggi il bilancio complessivo delle vittime è di almeno 70mila.


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