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Saviano, la stampa e la camorra

Autore: . Data: lunedì, 8 settembre 2008Commenti (1)

Le relazioni ‘pericolose’ tra certa stampa e crimine organizzato sono stati al centro di un incontro con Roberto Saviano a Mantova, in occasione di Festivaletteratura. Mentre continua la ‘caccia all’emigrato’ le notizie sul crimine organizzato ‘latitano’.


Roberto Saviano è nato a Napoli nel 1979 e si è laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Ha scritto un romanzo, ‘Gomorra’, che analizzava senza omissioni le attività camorristiche, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, le informative dei carabinieri e raccontava delle minacce rivolte in aula, durante il Processo Spartacus, dai boss Antonio Iovine e Francesco Bidognetti del clan dei casalesi.

Dal 13 ottobre del 2006 è uno scrittore ‘sotto scorta’ in un Paese nel quale l’emergenza criminale riguarda stranieri e zingari, ma che sembra aver dimenticato mafia, camorra e ndrangheta.

Saviano, è arrivato al Festivaletteratura di Mantova e davanti a ottocento spettatori del Teatro Sociale, ha spiegato come l’informazione locale venga utilizzata dai boss di camorra.

“Cosa significa vivere in un Paese che ha il più alto tasso di persone scortate nel mondo? Racconterò la terra, la quotidianità e lo farò attraverso i quotidiani locali che escono in edicola e tradiscono i tempi della guerra che tutti i giorni si realizza nel sud Italia. In Campania da quando sono nato ci sono stati 4mila morti, la media di due al giorno. Se accadesse a Parigi nessun sindaco potrebbe essere eletto. In Italia è possibile perchè è sempre stato così”, ha immediatamente sostenuto lo scrittore.

Saviano ha alle spalle uno schermo, sul quale proietta le prime pagine di alcuni giornali, documenti, testimonianze concrete. Il Corriere di Caserta, la Gazzetta di Caserta, Cronache di Napoli, giornali che “scandiscono i tempi della guerra che ogni giorno si compie in Sud Italia”.

I titoli degli articoli stupiscono: “Arrestato Scip, Scip”, “Don Peppe Diana era un camorrista” (sacerdote assassinato che per la stampa diventa un camorrista, spiega Saviano), “Tommaso, il dolore dei boss”.

Le frasi sono più esplicite: “Tommaso è morto, l’ira dei padrini dopo la fine di Tommaso Onofri, facendo così sapere che ci lo ha ucciso non avrà pace”, Francesco Shiavone, boss del crimine organizzato, detto Sandokan riesce ad ottenere un titolo: “Sandokan a Berlusconi: i pentiti sono contro di noi e poi Sandokan controlla 4mila voti”

L’Italia ha di recente introdotto nell’ordinamento il reato di ‘imigrazione clenadestina’, pechè il fenomeno dell’arrivo di stranieri alla ricerca di lavoro è considerato un’emergenza nazionale, ma Saviano ci svela una parte della realtà che ai giornali ed al governo non sembra interessare: “Oggi vorrei raccontare la quotidianità mia e di centinaia di persone che vivono la mia condizione. Io sono privilegiato perchè scrivo. Sono 695 giorni che vivo sotto scorta, 11mila e 120 ore. La vita avviene fuori e tu sei dentro”. Roberto ha 29 anni, una casa in affitto può permettersela ha venduto milgiaia di copie del suo libro ma non risece a trovarla. Nessuno lo vuole come inquilino, “anche a Roma, è successo a Piramide”.

Con lui, con i tanti magistrati antimafia, con chi ha avuto di denunciare le organizzazioni criminali ed è costretto a vivere blindato ci sono anche cittasini comuni. Carmelina è maestra a Mondragone, ha asisitito ad un omicidio ed ha racontato i fatti agli inquirenti, adesso gira con la scorta. Su di lei non una righa sulla stampa.

I giornali hanno altro da scrivere, ricorda Caviano, cose del tipo “Il fratello del boss Bardellino con Falcone contro il crimine” e aggiunge: “La diffamazione è una cosa che ti scava dentro”.

Per il suo impegno contro la camorra una parente di Sandokan, cercando di capire perchè lo scrittore si fosse ‘accanito’ contro il congiunto criminale, ha detto: “Cosa gli abbiamo fatto? Gli abbiamo violentato la fidanzata, ucciso il fratello?”.

Saviano recita una poesia del poeta turco Nazim Kikmet, condannato a 28 anni in carcere per le sue battaglie di libertà.Dal carcere Hikmet dice alla sua amata:
“Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto”.

Lo scrittore ama questi versi, perchè nonostante il dolore per la reclusione “non sono disperanti” e aggiunge “Il peggio è quando la prigione la portiamo dentro di noi”.

In platea anche due ospiti, gli avvocati dei boss nel processo Spartacus. A loro Saviano fa sapere che “Se i vostri assistiti mi vogliono vedere in faccia fateli venire direttamente o pensate che abbia paura?. Noi facciamo paura perché non abbiamo paura”. Poi saluta il pubblico: “Questo non è un problema del Sud. Tutto questo non deve più essere normale”.

Sarebbe auspicabile che almeno uno tra dieci dei comunicati stampa del Ministero dell’Interno, invece di riguardare extracomunitari, informasse i cittadini sullo stato della lotta al crimine organizzato. E che i giornali li pubblicasserto, naturalmente.

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    Bàarbera…non ti fermare!!!! Come dico ai miei figli quando mi soffermo a spiegare perché è importante comportarsi correttamente, che una parte del nostro tempo deve essere dedicato al “bene comune”, prima o poi, io spero, saremo NOI la maggioranza, NOI persone normale e oneste…BUON LAVORO!!

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