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Quando i lavoratori fanno gli “indiani”

Autore: . Data: lunedì, 15 settembre 2008Commenti (0)

Lo sciopero della fame per non perdere il posto di lavoro, è la forma di protesta scelta da alcuni dei 1.500 operai della Videocon di Anagni (Frosinone), che ora sono in cassa integrazione.

La Videocon è una multinazionale indiana che per anni ha prodotto tubi catodici, ma che ora, a fronte di una riconversione industriale promessa dal 2005 ma ancora disattesa, minaccia di chiudere per sempre i cancelli. Se questo accadrà, rimarrebbero senza lavoro, considerando anche l’indotto, duemila persone.

Finora, nessuna risposta o spiraglio di miglioramento da quando la protesta degli operai di Anagni è iniziata. Dopo molte pressioni anche da parte delle autorità religiose locali, sabato i lavoratori hanno interrotto lo sciopero della fame perché in molti cominciavano ad accusare gravi malori.

Venerdì il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, incontrando una delegazione di lavoratori Videocon a Cassino, aveva detto: “Devono subito sospendere lo sciopero della fame”. Ma per le sorti dei duemila lavoratori ancora nessuna risposta.

L’azienda che prometteva un futuro migliore, oggi ne offre uno davvero poco incoraggiante.

“Si chiede a tutti di più ma è importante non continuare a scioperare ha detto ancora Epifani – ma allo stesso tempo credo che gli imprenditori debbano essere più responsabili  perché non possono addebitare tutto al sindacato”.

Eppure i lavoratori le hanno provate tutte. La loro protesta comincia nel dicembre del 2007 con una grande manifestazione di piazza. A giugno del 2008 dividono l’Italia in due, bloccando la Casilina e l’Autosole. Infine, lo scorso 8 luglio, vanno a Roma per essere ricevuti dall’ambasciata indiana che rifiuta ogni forma di dialogo.

Per risollevare le sue sorti, la Videocon, nel 2005, aveva accettato di riconvertire la sua produzione di tubi catodici in una più remunerativa attività di assemblaggio televisori, produzione e diffusione di una linea al plasma, e realizzazione di apparecchi per l’area condizionata. L’accordo sulla riconversione industriale fu sottoscritto presso il ministero del Lavoro, alla presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, del governo Indiano rappresentato dal suo ambasciatore Rajiv Dogra, della Regione Lazio, della Provincia di Frosinone, del Comune di Anagni e delle parti sociali.

A dare ulteriori dettagli sugli aspetti che hanno caratterizzato l’intera vicenda, è Silvio Campoli, segretario provinciale Filcem Cgil di Frosinone. “Il progetto di riconversione – spiega – è andato avanti fino ad aprile-maggio del 2007, con piccoli inteventi di ‘bonifica’ aziendale e con l’acquisto di macchinari peraltro usati”. Dopo questo timido accenno di riconversione “un brusco stop”.

“Inoltre – precisa Campoli – bisogna sottolineare che la Videocon è una di quelle poche aziende della regione, che beneficiano di un Contratto di programma per la sua riconversione, che può finanziare fino a 62 milioni di euro”. “Però – continua il segretario provinciale Filcem Cgil – nel momento in cui c’è stata l’autorizzazione a procedere con il finanziamento di un terzo dell’intero ammontare del Contratto di programma, la Videocon si è tirata indietro”.

La richiesta dei lavoratori, ora è quella di “avere un tavolo istituzionale al quale sieda, tra gli altri, l’onorevole Gianni Letta, perché fu proprio lui a partecipare alla sottoscrizione dell’accordo di riconversione. Finora, però, abbiamo gridato a tutta l’Italia il nostro problema ma nessuno ci ha ascoltati”.

“Intanto – conclude Campoli – restiamo con un Contratto di programma di tutto rispetto, ancora congelato; e soprattutto con il rischio che si disperda la professionalità di questi lavoratori che si sono dimostrati disponibili e capaci di rimettersi in gioco, dopo anni passati a fare tubi catodici, realizzando prodotti nuovi con metodi di lavoro differenti”.

Vincenzo Chiumarulo

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