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Prezzi in crescita e consenso

Autore: . Data: martedì, 16 settembre 2008Commenti (0)

I prezzi aumentano sensibilmente, il lavoro è introvabile, alcuni provvedimenti del governo penalizzano i cittadini. Eppure i consensi al governo crescono.

Era del giugno del 1996 che la vita non costava tanto. L’Istat ha diffuso i dati di variazione tra luglio ed agosto. Per l’istituto di statistica i prezzi sono aumentati ad agosto dello 0,1 per cento rispetto a luglio e del 4,1 in confronto allo stesso mese dell’anno scorso.

Gli aumenti più consistenti si registrano per pane e pasta. Il pane più 0,3 per cento rispetto a luglio e del 12.2 da un anno a questa parte, la pasta più 1,1 da luglio e 25,6 in dodoci mesi.

La semola di grano duro è salita del 35,2 a paragone di un anno fa.

I prodotti alimentari nel loro complesso hanno incrementato il loro prezzo del 6,3 per cento.

La cultura ed il tempo libero crescono dello 0.7 per cento, mentre alberghi e ristoranti lo 0,3 in più.

L’acqua e l’elettricità sono aumentate dell’ 8,2 per cento, i trasporti del 7,5. In particolare quello aereo del 40 e del 12,3 quello marittimo.

Per la benzina quella verde è scesa del 4,2 per cento, ma in un anno è comunque più costosa del 10,5. Il gasolio rispetto a luglio è diminuito del 4,9 per cento ma è aumentato del 23,8 rispetto al 2007.

Secondo le organizzazioni dei consumatori la situazione italiana è molto difficile.

Per Adusbef e Federconsumatori il dato annuo del 4,1 per cento è  “sottostimato poiché da nostri calcoli l’inflazione ammonta solo per il settore energetico e alimentare, al 6,1 per cento”.

Le due associazioni denunciano “la gravissima situazione economica del nostro Paese che incide soprattutto sulle famiglie a reddito fisso e meno abbienti”.

Adusbef e Federconsumatori pensano sia necessaria “una vera e propria scossa economica, concordando urgentemente una diminuzione di prezzi e tariffe, di almeno il 15-20 per cento, soprattutto nel settore agroalimentare”.

Il modello Berlusconi non prevede l’esistenza di ‘difficoltà’, per cui la sottostima dei dati e la loro scarsa diffusione non riescono a diventare temi ‘ufficiali’ del dibattito nazionale. Eppure, secondo alcune rilevazioni, il lavoro e l’aumento dei prezzi sono le prime preoccupazioni dei cittadini. Molto di più dei temi prediletti dal governo: emergenza criminale, immigrazione e giustizia.

Il consenso verso il presidente del Consiglio ha raggiunto il 60 per cento. Il dato deve far riflettere, perchè le campagne di ‘promozione’ messe in atto dall’esecutivo sembrano funzionare. A fronte di provvedimenti quasi sempre demagogici o inefficaci, si nota un incremento di popolarità per i ministri proponenti.

Roberto Maroni è il più apprezzato tra i ministri. La sua popolarità raggiunge il 62 per cento, sebbene l’esercito per le strade, il ‘pugno di ferro’  e il ‘contrasto al crimine’ siano intervenuti quando il calo dei reati era già in atto da sei mesi, come testimoniano i dati che abbiamo già diffuso.

Frattini e Tremonti, hanno una lieve flessione, ma sono al secondo e terzo posto con il 60 e il 58 per cento.

Per i cittadini è ininfluente che il ministro degli Esteri, invece di partecipare ad un vertice europeo convocato a causa del conflitto militare tra Georgia e Russia, sia rimasto in vacanza alle Maldive. Che il ministro delle finanze, con la manovra d’estate, tra le altre cose abbia tagliato otto miliardi all’istruzione.

Mara Carfagna, passa addirittura dal 38 al 42 per cento. Eppure il suo provvedimento sulla  prostituzione, c tende a colpire le vittime di riduzione in stato di schiavitù ed ignora il problema dello sfruttamento ed è stato criticato persino dalla Caritas.

Riesce ad ottenere un gradimento positivo persino il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, salita dal 35 al 38 per cento. La liquidazione di decine di migliaia di insegnanti non tocca il cuore degli italiani.

Insomma, davvero è difficile  capire in che Paese si viva

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