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Patrimonio dell’umanità i luoghi della Prima guerra mondiale

Autore: . Data: giovedì, 11 settembre 2008Commenti (0)

Italia, Romania e Francia intendono valorizzare l’iniziativa che possa servire di monito alle future generazioni di europei. L’articolo di un lettore a “Tu Inviato”.

La notizia era nell’aria da qualche settimana ma ora sembra proprio che Italia, Romania e Francia, nazioni tutte appartenenti all’Unione Europea, possano vedere coronata da successo la loro iniziativa e far proclamare l’anno prossimo dall’Unesco come patrimonio dell’umanità i luoghi simbolo della Prima guerra mondiale.

“ Il ricordo servirà come monito alle future generazioni di europei e far sì che mai più l’Europa, culturalmente unificata dal cristianesimo e dal secolo dei lumi, possa essere sconvolta da un conflitto fratricida”, ha detto Christian Lamy, presidente del Consiglio Generale del dipartimento francese della Marna, uno dei luoghi simbolo di quella che l’allora sommo pontefice Benedetto XV° chiamò “ l’inutil strage”. Lamy è stato la prima autorità ad avere l’idea di accomunare i tre paesi dell’Unione Europea affinché l’iniziativa potesse avere qualche chance di successo.

All’inizio un certo scetticismo verso il progetto fu espresso in quanto mentre da una parte erano interessate tre nazioni ormai sorelle, dall’altra l’Austria e la Germania ricoprivano ai tempi il ruolo dell’odiato nemico ed a molti rivangare quel periodo, in un momento storico in cui tutti e cinque i paesi si trovano affratellati dalle dodici stelle d’Europa, parve troppo azzardato. L’esigenza comunque di puntare sui giovani europei, specialmente in quelli dell’Europa occidentale ormai euroscettici, parve comunque talmente urgente da giustificare qualunque ferita riaperta nell’amor proprio di tedeschi ed austriaci.

Lamy riunì le autorità italiane, in primis quelle del Friuli- Venezia Giulia, e romene, distretto orientale della Vrancea ai confini con la Moldavia, affinché i territori di Verdun, dell’Isonzo e di Marasesti venissero proclamati Patrimonio dell’umanità in una circostanza del tutto particolare e cioè a novant’anni dalla fine della “ Grande Guerra” che vide il formarsi definitivo nel vecchio continente degli stati nazionali, il frantumarsi dei grandi imperi asburgico e prussiano e la nascita dei nazionalismi che di lì a poco portarono all’espansione del nazi- fascismo ed alla nascita di stati autoritari, non solo in Italia con la dittatura di Mussolini, ma anche in Francia, dopo la sconfitta ad opera delle armate naziste, con il governo fantoccio di Petain, ed in Romania con l’avvento al potere dei fascisti di Antonescu.

A Verdun, come è risaputo, si inaugurò il concetto di guerra di trincea, una guerra cioè statica che vedeva i soldati rifugiati in lunghi camminamenti scavati nel terreno ove stazionavano per mesi interi per uscirne solamente in caso di fulminei attacchi. Una guerra in sostanza improduttiva che causò un numero di morti tra le varie milizie che di fronte all’esiguità dei territori conquistati ben ci fa comprendere quanto feroce sia stata questa tecnica di combattimento. A Verdun i francesi resistettero eroicamente all’avanzata tedesca che in pochi giorni aveva devastato il Belgio. Sull’Isonzo furono invece gli italiani ad immolarsi nel tentativo di strappare i territori dell’altipiano carsico agli asburgici per aprirsi al via verso Gorizia e Trieste. Ciò avvenne tra il 1916 ed il 1917, ma tutto fu inutile considerato che nel tardo autunno di quest’ultimo anno la rotta di Caporetto costrinse gli italiani ad una precipitosa ritirata.

Molti dei luoghi in cui si combatterono le epiche Battaglie dell’Isonzo ora sono in territorio sloveno, altra nazione dell’Unione Europea, e forse non sarebbe stato un male coinvolgere anche Lubiana. Marasesti infine vide l’armata reale romena sconfiggere, nel settembre di novantuno anni fa, la cavalleria prussiana anche grazie all’aiuto russo. Fu l’inizio della conquista da parte romena della Transilvania, terra da secoli austro- ungherese.

Sia a Verdun che sull’Isonzo, a Redipuglia, che a Marasesti si trovano tre grandi memoriali che raccolgono le spoglie di chi fu mandato allo sbaraglio per una causa nazionalistica che novant’anni dopo è stata invece superata dalla voglia pacifica delle nazioni europee di convivere non desiderando rivivere un’altra strage fratricida.

Sergio Bagnoli

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