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“Parada”, un clown in Romania

Autore: . Data: mercoledì, 10 settembre 2008Commenti (0)

Dai 19 settembre nelle sale italiane “Parada”, il film di Marco Pontecorvo presentato a Venezia e tratto dalla storia di un clown che dal 1992 salva i bambini di strada rumeni

Ragazzi di strada. Da Bucarest a Kathmandu. Da Calcutta a Roma. E spesso con loro un volontario, una studentessa, un missionario, ovvero un individuo, che cerca da solo di conquistarne la fiducia e trovare soluzioni concrete alla loro vita di stenti, violenza e droga. Un individuo che arriva dove le grandi Ong, la cooperazione e le agenzie internazionali falliscono, perché avvinghiate dalla burocrazia, impegnate a formalizzare progetti, e rassegnate e rese ciniche da anni a contatto con la miseria.

Miloud, protagonista di “Parada”, il primo film di Marco Pontecorvo (figlio di Gillo) presentato all’ultimo Festival del Cinema di Venezia e nelle sale italiane dal 19 settembre, è uno di questi angeli che a volte capita di incontrare a zonzo per il mondo.
Franco-alegerino, poco più che ventenne, nel 1992 decide di fare il servizio civile nella Romania del dopo Ceausescu, quando per la grave crisi economica e sociale migliaia di bambini sono scappati da famiglie e orfanotrofi finendo sulle strade di Bucarest e del resto del Paese.
Si appoggia a una Ong, ma fin dal primo giorno decide di fare di testa sua. All’alba va alla stazione dei treni, dove i ragazzini si muovono tra furtarelli e scorribande. Li segue per tutta la giornata e di notte scende “agli inferi”, nelle fogne dove dormono.

Così inizia l’avventura tratta dalla storia vera di Miloud Oukili, un clown formatosi alla scuola di circo di Annie Fratellini, che dopo molte difficoltà nel 1996 ha fondato “Parada”, un’associazione che in varie parti del mondo (vi è una sede anche in Italia) organizza spettacoli coi ragazzi che è riuscita a togliere dalla strada. I bambini di Bucarest l’ottobre prossimo saranno in turné con spettacoli circensi in tutta Italia, dopo il successo del film di Marco Pontecorvo.

“Questa storia ha un potenziale umano incredibile. – ha dichiarato Jalil Lespert, l’attore che ha interpretato egregiamente Miloud – Spero che faccia riflettere le persone, soprattutto in un momento in cui dalla politica arrivano proposte di legge sconcertanti, che richiedono la nostra attenzione”. La proposta di legge a cui Lespert fa riferimento è quella che vuole le impronte digitale dei bambini rom, avanzata dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. Marco Pontecorvo ha commentato: “Se le prendiamo a loro, dobbiamo prenderle a tutti”.

Merito della pellicola, oltre di affrontare un tema molto attuale, è di saper ritrarre con realismo e con un’indagine psicologica accurata ogni personaggio. Il film affronta con delicatezza episodi duri come l’abuso sessuale di una ragazzina, la morte di un’altra, l’uso di droghe, lo sfruttamento dei bambini da parte di adulti che li costringono a prostituirsi e a rubare. Ai piccoli rumeni il clown Miloud, che comunica con l’arte del gioco, offre il più grande regalo che si possa fare a un bambino: un senso di leggerezza come la intendeva Calvino nelle “lezioni Americane”, un valore dell’occidente da mantenere per il terzo millennio.

Francesca Lancini

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