Onu e diritti umani
Usa e Ue non convincono più
La stragrande maggioranza dei paesi rappresentati alle Nazioni Unite sembra non condividere le politiche sui diritti umani di Stati Uniti ed Europa, visto l’uso strumentale a fini politici che negli ultimi anni è stato fatto di questi temi: è quanto emerge da uno studio, realizzato da due ricercatori e presentato dal Consiglio europeo per le relazioni esterne (European council on foreign relations), che ha valutato gli ultimi 10 anni di votazioni su temi di diritti umani in Assemblea Generale e Consiglio dei diritti umani.
Prendendo in esame l’andamento delle votazioni nell’ultimo decennio, il rapporto afferma che, mentre nel 1997/98 il 72% dei paesi Onu aveva votato in sintonia con le posizioni dei paesi europei, la percentuale è ora scesa intorno al 50; per gli Stati Uniti, il dato è ancora più basso, dal77 al 30%.
A guadagnare ascendente sarebbero stati soprattutto la Repubblica popolare cinese – in media il 74% dei paesi Onu ha votato in sintonia con Pechino in tema di diritti umani nella sessione 2007-2008 dell’Assemblea Generale – e la Russia (intorno al 70%).
In un articolo pubblicato ieri su “European voice”, gli autori dello studio argomentano che il fallimento americano è facilmente spiegabile con la politica unilaterale degli ultimi anni e l’utilizzo politico strumentale di temi relativi ai diritti umani utilizzati sempre più per incidere su questioni interne ad altri paesi, in un atteggiamento letto sempre più come una violazione della sovranità nazionale.
Più complessa l’analisi per il caso europeo a cui avrebbero contribuito – scrive il quotidiano spagnolo “El Pais” citando Richard Gowan – divisioni interne, non interesse a esercitare un ruolo guida nelle assisi internazionali e guerre di principio tra ‘correnti’ ideologiche e politiche europee varie.
“Molti paesi africani e asiatici – si sottolinea – si astengono su una grande percentuale di voti in materia diritti umani”; i potenziali alleati africani si terrebbero a distanza per il sospetto che l’agenda dell’Europa sia segnata da “sfumature colonialiste”. Timori che i recenti casi di Zimbabwe e Sudan (il mandato di cattura della Corte penale internazionale contro il presidente sudanese) hanno rafforzato, arrecando danni ai rapporti tra Europa ed Africa all’interno dell’Onu.


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