Marx e l’isola dei famosi
Il reality ha cominciato il suo lungo viaggio. Più sobrio e sociale quest’anno il servizio pubblico offre al pubblico una valida alternativa ai suoi reportages sociali. Scene di lotta di classe in un esotico scenario.
E’ arrivata l’Isola, anche se i famosi sono pochi. Quest’anno la televisione ha inventato il conflitto di classe nel reality e per l’occasione la presentatrice, Simona Ventura, sfoggia dei capelli rossi, in ricordo forse delle bandiere della rivoluzione Russa.
In campo le squadre e si parte. I Vip, che poi dovrebbero essere le persone famose, sono in realtà un manipolo di personaggi tra lo sconosciuto e la decadenza.
Il copione del lancio dall’elicottero e della zattera alla deriva è come sempre rispettato. E naturalmente ci sono quelli che debbono vedersela col mare, in questo caso Giucas Casella e Vladimir Luxuria, anche se sono decisamente poco avvezzi al piacere del nuoto. Per Casella la salvezza arriverà grazie a Leonardo Tumiotto, nuotatore, ma in questa fase aspirante bagnino: lo deposita a riva senza alcun tentennamento.
Al pubblico piace guardare questi concorrenti in declino professionale che sembrano affogare, mentre bevono acqua salata e cercano di riconquistarsi un posto al sole nel mondo del piccolo schermo. Il vascello pirata comandato dal capitan Ventura generosamente glielo offre.
Si può immaginare una regola della televisione: come rimanere famosi mostrando le sciagure di chi cerca di ritornare ad esserlo. Che in fondo par lecito, perchè com’è noto tutto è possibile sulla strada dell’ambizione. Questo Supersimo lo sa.
Tra i personaggi, nel rigido rispetto delle regole della lotta di classe, anche un’aristocratica, Michi Gioia duchessa e scrittrice 60enne, forse finanziatrice delle campagne in favore del lifting, di sicuro non proprio simpatica. Tuttavia durante la Rivoluzione francese per i nobili c’era la gigliottina, per cui i tormenti dell’isola sembrano essere per lei di gran lunga più tollerabili. Vantaggi della democrazia.
La presentatrice quest’anno urla meno del solito. D’altra parte i contenuti ‘rivoluzionari’ di questa edizione richiedono maggior distacco. I conflitti sono diventati sociali e collettivi, non sono più pesonali ed individuali come negli scorsi anni. Anche se litigheranno lo stesso all’interno delle squadre, c’è da scommeterci.
Più vivaci sembrano gli ‘sconosciuti’, ormai non più ‘nip’, perchè il passaporto di ‘vip’ viene rilasciato dall’autorità televisiva non appena si entra nel tubo catodico. Non lo sanno ancora perché la fase due, quella dell’inagurazione di discoteche e paninerie, arriverà al loro rientro in Italia. Ma concorrenti ‘proletari’ si sono subito adattati alla telecamera e fanno bene il loro nuovo lavoro.
La complessità degli ‘umili’ è ben rappresentata. Le problematiche dell’integrazione razziale sono individuate in Yelena, che essendo pakistano-uzbeco-polacca, mostra come si possa convivere in pace con se stessi.
Poi c’è il problema dei bassi salari, affidato a Sonia, 39enne mamma muratore, che a fine mese fa il gioco delle bollette. In famiglia ne estraggono una e le altre le dimenticano, perchè non possono pagarle.
Ed ancora Carlo, 55enne custode universitario bolognese. Per lui in realtà è il rappresentante di due categorie. Il precariato intelettuale, è laureato in storia dell’arte e fa il bidello, e l’emergenza abitativa, vive in un monolocale assolutamente poco confortevole.
Gli atri concorrenti, veterovip e neovip, avremo tempo di osservarli in segiuito.
In studio Mara Venier e Luca Giurato erano troppo occupati a far finta di essere a cena a casa per lasciar tracce, salvo che secondo i titoli di coda erano stati trasformati in Maria Giovanna Maglie e Alda D’Eusanio. Chissà dei due chi faceva la Maglie.
In tarda serata, se il telespettatore era stanco, poteva rinfrancarsi con Porta a Porta di Bruno Vespa. Lì c’erano il Cavalier Berlusconi e i sogni del paese che non c’è.


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