L’Università contro i furbi
A Bari un gruppo di ‘furbi’ truccò l’anno scorso i test d’ingresso alla facoltà di Medicina. Per evitarlo l’ateneo pugliese ha messo in atto contromisure, trasformando l’accesso a un test in un check point da zona di guerra.
Metal detector, sacchetti dove mettere gli effetti personali, forze dell’ordine che presidiano le aule e locali schermati. Rigidissime misure di sicurezza verranno messe in pratica per tutti i corsi di laurea a numero programmato.
Ma andiamo per gradi. Per capire come si è arrivati fin qui, è necessario conoscere chi ha fatto di tutto per arrivarci. Secondo la Guardia di Finanza di Bari, il colpevole, ovvero la ‘mente’ degli illeciti computi durante lo svolgimento dei test per l’accesso alla facoltà di Medicina e Odontoiatria nelle università di Bari, Foggia, Chieti e Ancona, è Marcantonio Pollice, biologo e docente in pensione di un liceo.
Su di lui, l’accusa di essere “a capo dell’associazione per delinquere che avrebbe compiuto illeciti il 4 e 5 settembre 2007, prima e durante le preselezioni per accedere alle facoltà a numero chiuso di medicina e odontoiatria. Inoltre, per Pollice, che è finito agli arresti domiciliari, anche l’accusa di truffa pluriaggravata. In particolare, l’uomo è accusato per aver invitato giovani studenti a casa sua, con la promessa che li avrebbe preparati personalmente ai test di ammissione a Medicina e Odontoiatria. Il successo sarebbe stato assicurato e in cambio il prof chiedeva ‘solo’ dagli 8mila ai 30mila euro. Fatto curioso e certamente poco astuto e che il Professore, a quanto si legge nel provvedimento restrittivo firmato dal gip del tribunale di Bari, Giulia Romanazzi, su richiesta del pm inquirente, Francesca Romana Pirrelli, nonostante sapesse di essere indagato da circa un anno, aveva continuato, questa estate, a tenere lezioni di preparazione ai candidati ai test di ammissione alle facoltà di Medicina e di Odontoiatria. Come si dice: il lupo perde il pelo ma non il vizio. Sempre che in fase processuale le accuse siano confermate.
Nell’ambito della stessa inchiesta, sono 136 gli indagati dalla procura di Bari per i pasticci compiuti durante le preselezioni necessarie per accedere alle facoltà a numero chiuso di Medicina e Odontoiatria. Per truffa ai danni dello Stato, sono indagati anche cinquanta studenti che, appena lette le domande dei test, cominciarono a chiamare con il cellulare i loro ‘agenti all’Avana’ che avevano le risposte già pronte. Peccato che la guardia di finanza si fosse attrezzata all’interno delle aule con una postazione in grado di intercettare le telefonate. Infine, ci sono numerosi genitori degli studenti e due docenti universitari di Bari e Ancona di cui non sono stati resi noti i nomi. Nei confronti degli indagati vengono ipotizzati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa.
I genitori degli studenti sono coinvolti in qualità di “intermediari con il ‘gruppo di ascolto’, cioè con la centrale operativa che dall’esterno e per telefono (anche con sms) trasmetteva ai candidati le risposte ai test”.
L’oranizzazione, secondo l’accusa, aveva davvero fantasia. Tra i furbacchioni vi sarebbe anche qualche finto studente, iscrittosi alla prova solo per aiutare ‘dall’interno’ i candidati poco avvezzi allo studio, ma di sicuro portati per gli intrighi. Questi ‘agenti infiltrati’, avevano un’età maggiore del gran numero neodiplomati: molti più di 40 anni, per cui davano un po’ nelocchio.
Il Rettore dell’Università di Bari, Corrado Petrocelli, questa mattina ha presentato alla stampa le supermisure di sicurezza. Sono costate 60mila euro, recuparati dai fondi raccolti con le pre-iscrizioni degli studenti. Il Rettore ha spiegato “che quest’anno, forse per paura di essere scoperti, non ci sono state iscrizioni di studenti attempati ai test di ammissione”.
Per partecipare al quiz, nella quasi totalità dei casi con domande a risposta multipla, Bari d’ora in poi, avrà una ferrea procedura. All’ingresso delle aule verranno consegnati agli studenti due sacchetti. In uno i ragazzi dovranno mettere i propri effetti personali e, soprattutto, i telefoni cellulari. L’ggetto e il suo vontenuto, quindi, verranno consegnati a un incaricato dell’Università e restituiti ai legittimi proprietari alla fine della prova. Nel secondo, invece, i partecipanti potranno mettere penne, matite, se lhanno portata la gomma e tutto il necessario per affrontare l’esame. Saranno le uniche cose che supereranno le porte delle aule. Le operazioni saranno controllate da uomini delle forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e anche, già che esistono anche loro, Vigili Urbani) e da personale dell’Università. Poi gli studenti passeranno sotto un metal detector – ce ne sarà uno in ogni aula, per un totale di 24 – affinché non ci porvino nemmeno ad introdurre cellulari o apparecchiature speciali per comunicare con l’esterno.
Per la stessa ragione, qualora uno studente possieda un cellulare invisibile ai metal detector, ogni locale che ospiterà le prove sarà schermato, al fine di eliminare qualsiasi possibilità che i telefonini abbiano campo. Non siamo al corrente se siano stati messi in funzione anche strumenti contro la trasmissione del pensiero.
I plichi contenenti le domande dei test verranno custoditi in Questura e agenti di polizia li porteranno, poco prima dell’inizio, nelle sedi delle prove: all’Ateneo e Campus scientifico.
“Non volgiamo – ha detto il rettore Petrocelli – che qualcun’atro faccia il furbo, com’e’ successo l’anno scorso. Con queste misure vogliamo tutelare i partecipanti perché nessuno sia derubato del sogno di frequentare la Facolta’ che desidera”.
Inoltre, gli studenti potranno lasciare l’aula solo 30 minuti prima della conclusione della prova. Il personale dell’Università che verrà impiegato nelle attività di vigilanza, ammonta a quattrocento unità. Saranno invece oltre diciassetemila gli studenti che si cimenteranno nel test blindato.
“Gli studenti onesti sono contenti di questa inziativa – ha concluso il capo dell’ateneo barese -perchè favorisce chi studia onestamente e colpisce solo chi tenta di barare”.
Forse per aiutare chi sopporterà con fatica la complicatissima procedura anti-truffa, all’esterno delle aule saranno sistemati presidi medici, con autoambulanze.
La speranza è, che dopo tanto lavoro, gli studenti, finalmente iscritti nelle facoltà “sognate”, ricevano un livello di istruzione efficace quanto i controlli.
Vincenzo Chiumarulo


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