Lettera da Chiaiano
La voce del comitato ‘No discarica’
E’ ormai da cinque mesi che la mia vita, la mia quodidianità , le mie abitudini, così come quelle di altre migliaia di cittadini di Chiaiano e di Marano, sono sconvolte. Da quando fu dato l’annuncio che in una delle cave dismesse della selva di Chiaiano, all’ interno del ” Parco regionale delle colline “, unico polmone verde della città di Napoli, la cosidetta “cava del poligono”, di proprietà della Curia diocesana di Napoli e gentilmente messa a disposizione, sarebbe stata allestita una discarica capace di contenere un milione di tonnellate di rifiuti” tal quale”.
La cava si trova in territorio comunale di Napoli, a ridosso di quello di Marano, al centro di un’area densamente abitata (250mila abitanti), a poche centinaia di metri dalla più grande concentrazione ospedaliera di tutto il meridione (Cardarelli, Secondo Policlinico, Monaldi, Pascale, Cotugno), piazzata su di una falda le cui acque irrigano colture di prestigio come le famose ‘ciliege di Chiaiano’.
La viabilità e il traffico sono già oggi normalmente in tilt ed in futuro si ipotizza il passaggio di centinaio di ecocompattatori ogni giorno. Tutto questo rasenta la follia. La protesta scattò immediata e da quel momento tutta la zona fu praticamente e illegalmente militarizzata.
A Chiaiano si vive in una condizione di non dichiarata sospensione di diritti sanciti dalla Costituzione, come la libera circolazione delle persone, anche in zone non interessate dal decreto di militarizzazione, che riguarda la sola cava. Come se ci fosse in atto una guerra anch’essa non dichiarata, come se un colpo di stato silenzioso e strisciante avesse sospeso i diritti civili per i soli cittadini della zona.
Le strade sono continuamente percorse da mezzi di polizia, carabinieri e guardia di finanza in assetto antisommossa. In cielo volteggiano a tutte le ore, cupi e assordanti, gli elicotteri.
Di tutto questo il resto del Paese non viene quasi mai correttamente informato. L’ esigenza della quasi totalità dei mezzi di informazione, completamente asservita al potere di turno, è stata inizialmente quella di affibbiare al movimento di protesta una qualche etichetta, comunque infamante.
Ci hanno definito di volta in volta camorristi, facinorosi, violenti, localisti, egoisti e comunque sempre ” un piccolo gruppo “. Siamo sempre stati migliaia. Negli ultimi tempi pare che abbiano cambiato rotta: ci ignorano, oscurano le notizie su tutte le iniziative di lotta sempre civili e non violente, che il movimento non ha mai smesso di mettere in atto.
Non una voce libera, o quantomeno critica, contro questo progetto illegale e scellerato.
Il vostro giovane giornale mi ha chiesto di fornire una cronaca degli ultimi avvenimenti riguardanti questa triste vicenda. Lo faccio volentieri, scusandomi se non riuscirò a citare tutte le iniziative del comitato antidiscarica di Chiaiano, che non si sono interrotte un solo istante e perchè non sempre la memoria mi sorregge.
Le straordinarie, tenaci, irriducibili nonchè bellisime donne di Chiaiano, vera anima del movimento, vestite di nero a testimoniare la morte annunciata di un’ intera comunità , hanno portato la voce della protesta in tutti i più importanti avvenimenti di quest’estate a Napoli.
Abbiamo messo in atto azioni di ” blocco dolce del traffico “, sia a piedi nel centro della città che in auto in tangenziale. Abbiamo manifestato davanti alle sedi della regione Campania e altri luoghi istituzionali. Abbiamo effettuato numerose ” incursioni “, con in testa le ” donne in nero “, fino al limite della zona militarizzata, a cercare un dialogo con i militari che presidiano la discarica, non si capisce contro chi, in un compito che umilia sia loro che le forze dell’ ordine evidentemente ritenute incapaci.
Piu’ di mille persone, nonostante il caldo torrido, hanno manifestato in corteo da Chiaiano fino alla cava il 6 di settembre. Tutto ciò in modo estremamente civile, pacifico e democratico.
E questo evidentemente “spiazza” i detentori del potere che pensavano, o addirittura speravano, di doversi confrontare con i “soliti piccoli gruppi di camorristi, facinorosi e ultras da stadio”.
Si sono trovati di fronte l’intera comunità : contadini, operai, artigiani, casalinghe, spesso con i loro giovani figli brillantemente laureati. E ancora scienziati, professori universitari, rappresentanti delle istituzioni locali di Marano. Tutti con la schiena dritta, una specie che il potere credeva ormai estinta. Tutti forti delle loro ragioni e che non si arrenderanno.
Antonio Emma


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