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La Svizzera per una radio di qualità

Autore: . Data: martedì, 30 settembre 2008Commenti (0)

In Italia i problemi legati alla comunicazione sono da sempre molteplici. I partiti che controllano la Rai, il conflitto di interessi per Berlusconi, la qualità dei programmi. Ecco come gli svizzeri affrontano il campo della radiofonia.

Dall’agenzia swissinfo

L’avvento delle stazioni private nel 1983 aveva apportato un vento d’innovazione nell’etere radiofonico. 25 anni dopo la creatività ha lasciato lo spazio ad un’offerta uniforme e commerciale. Ora le autorità vogliono regole più severe per migliorare la qualità.

“All’inizio vi era la ribellione”, ha ricordato recentemente il ministro delle comunicazioni Moritz Leuenberger nel corso del congresso Radioday, dedicato al 25esimo anniversario. “Le prime emittenti locali erano stazioni pirata. Sperimentavano alla ricerca di una radio creativa, lontana dal controllo statale e senza intenti commerciali”.

In Svizzera, i primi tentativi di rompere il monopolio radiofonico della SRG SSR idée suisse, l’azienda pubblica nazionale, risalgono alla fine degli anni ’70. Erano gli anni dei movimenti di contestazione e le prime emittenti clandestine servivano, tra l’altro, a lanciare appelli a raduni e manifestazioni giovanili.

Nonostante le pressioni delle autorità svizzere e gli interventi della polizia italiana, il giornalista ribelle Roger Schawinski diffondeva i programmi di Radio 24 dal Pizzo Groppera, in Italia, verso la regione di Zurigo.

Offerta radiofonica rinnovata

La liberalizzazione dell’etere suscitava non poche paure in Svizzera. Si temeva l’avvento di strumenti d’informazione incontrollabili. E si temeva un indebolimento della SSR, chiamata non solo a garantire il servizio pubblico, ma anche a favorire la coesione nazionale in un paese di 4 lingue e culture diverse.

Ma, come quasi ovunque in Europa, l’era del monopolio radiotelevisivo era ormai giunto agli sgoccioli. Così nel 1983 il governo accordava le prime concessioni ad una trentina di stazioni private. L’arrivo delle nuove emittenti ha permesso di rinnovare l’offerta radiofonica, caratterizzata allora da uno stile d’informazione estremamente rigido e da una programmazione musicale antiquata.

“Le radio pubbliche hanno approfittato molto dell’arrivo delle stazioni private: sono state costrette ad adeguarsi e a compiere grandi progressi”, ammette lo stesso direttore generale della SRG SSR idée suisse, Armin Walpen. “E poi sono stati scoperti i giovani: fino ad allora i giovani non esistevano nel mondo radiofonico svizzero”.

Ristrettezze finanziarie

Rispetto ad altri paesi europei, in questi 25 anni il panorama radiofonico è rimasto alquanto stabile in Svizzera: quasi tutte le emittenti private sono riuscite a tenersi a galla. Oggi detengono una fetta di mercato del 23%, contro il 64% delle reti della SRG SSR idée suisse.

La lotta per la sopravvivenza è stata però piuttosto ardua. La maggior parte delle stazioni dispongono di un bacino di pubblico alquanto ristretto, dal momento che le concessioni autorizzano solo una diffusione locale.

Il mercato pubblicitario non è mai veramente decollato: ancora oggi la radio assorbe solo il 4% della pubblicità. Molte emittenti, soprattutto nella Svizzera tedesca, sono finite così nelle mani di editori regionali o di gruppi stranieri.

Nuove regole per le concessioni

Un quarto di secolo dopo, Moritz Leuenberger trae però un bilancio piuttosto grigio del panorama radiofonico. “25 anni fa si sperava che le radio private avrebbero rafforzato la diversità dell’informazione regionale, ravvivando il dibattito politico e culturale. Oggi si denota invece un’uniformazione dell’offerta. Invece di programmi d’informazione, si sentono quasi ovunque gli stessi giochetti telefonici, le stesse chiacchiere senza interesse, la stessa musica generata da computer”.

Per imporre un miglioramento della qualità, l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) ha fissato criteri più impegnativi per l’attribuzione delle nuove concessioni FM (le vecchie giungono a scadenza nel 2009). Le emittenti private dovranno tra l’altro potenziare i loro programmi informativi, offrendo una varietà di tematiche e di opinioni in campo politico, culturale, sociale ed economico.

Solo le emittenti che soddisfano questi criteri, svolgendo una funzione di servizio pubblico locale, potranno ottenere un contributo proveniente dal canone radiotelevisivo. Un incentivo ora più che mai interessante: dal 2007, con la nuova legge radiotelevisiva la fetta del canone distribuita alla radio private è salita da 7 a 18 milioni di franchi all’anno.

Concorrenza rilanciata

Per la prima volta dal 1983 le nuove concessioni sono state messe inoltre a concorso. Dopo anni di calma relativa, sulla scena radiofonica elvetica si è così riacceso un certo spirito di concorrenza. Nelle regioni più contese, in particolare quelle di Zurigo e del Lemano, diverse società si danno ancora battaglia per ottenere le ultime concessioni, che dovrebbero venir assegnate dall’Ufcom entro la fine dell’anno.

Tre domande sono state inoltrate da Roger Schawinski, che nel 2001 aveva abbandonato le sue attività in Svizzera, vendendo le sue emittenti. “Ho deciso di tornare, dopo aver costatato che le emittenti private hanno ormai perso lo spirito di un tempo e si sono sviluppate soltanto verso il basso. Voglio quindi dimostrare che è ancora possibile fare una radio con ampi spazi informativi, dibattiti critici e un profilo più chiaro per un pubblico non solo giovanile”, afferma il pioniere svizzero della radio FM.

swissinfo, Armando Mombelli

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