La scuola tradita
Primo giorno di scuola, in molte regioni d’Italia. E si alza la protesta di insegnanti e sindacati contro la riforma del governo. “Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini”, è scritto sulle magliette indossate dagli insegnanti che hanno picchettato stamattina alcuni istituti romani.
I docenti protestano, in particolare, contro la reintroduzione della figura del maestro unico nelle scuole primarie, che si sostituisce alla pluralità di insegnanti. Grazie alla quale è stato possibile, per quasi vent’anni (in seguito alla riforma elaborata dal ministro Mattarella nel 1990), favorire un approccio multidisciplinare considerato insostituibile.
Nel corso delle manifestazioni e delle raccolte di firme in decine di scuole elementari, genitori, docenti e dirigenti scolastici hanno indossato al braccio una fascia di lutto per sostenere il tempo pieno e dire “no” al maestro unico. Stamattina, inoltre, l’Unione degli studenti (organizzazione giovanile vicina al Partito democratico) ha distribuito in varie scuole un volantino intitolato “Jurassic School. Benvenuti nella scuola del passato”. Segue testo al vetriolo contro i tagli, il voto in condotta e l’abbassamento dell’obbligo scolastico.
Dal canto suo, il sindacato annuncia il prosieguo della battaglia: “E’ evidente – osserva Enrico Panini, segretario generale della Flc-Cgil, la Federazione Lavoratori della Conoscenza – che le discussioni pseudo-pedagogiche sul voto in condotta, il grembiule, il maestro unico sono un diversivo. E’ tutto fumo. La ricetta è quella di tagliare complessivamente circa 150mila posti di lavoro, prevalentemente di insegnanti; è quello di chiudere centinaia di sedi scolastiche; è quello di tentare di cancellare in molte parti d’Italia lo spazio che va dato alla cultura; è quello di ridurre le ore di istruzione; è quello di privilegiare la scuola privata che viene sostenuta ed indicata come migliore di quella statale”. Tutto ciò “cercando di cogliere un consenso di una parte dell’opinione pubblica che ha lo sguardo rivolto al passato, quelle persone che hanno il mito dell’ordine e della disciplina, ed anche della scuola di classe, come valori assoluti rispetto alla stessa formazione di un popolo”.
Per quanto riguarda la reintroduzione del maestro unico, “produrrà – aggiunge Panini – una involuzione culturale pesantissima per i bambini, rilevata dal fior fiore della pedagogia contemporanea. Già negli anni ottanta i bambini erano diversi. La scuola diventava sempre meno l’unica fonte della conoscenza, che arrivava dalla tv e poi da internet. Dal maestro tuttologo si è passati ad una progressiva e graduale specializzazione degli insegnanti. Gelmini vuole tornare indietro tagliando posti di lavoro e istruzione, eliminando inoltre il tempo pieno, una conquista sociale e formativa, con conseguenze gravissime soprattutto per quei bambini che in famiglia hanno minori risorse culturali”. Infine, l’inserimento dei ragazzi disabili in classi speciali invece che in quelle ordinarie “produrrà drammi psicologici e, da sola, il taglio di 90mila insegnanti (il dieci per cento del totale). Una scuola, quella disegnata dal ministro, che ha prospettive glaciali: uno stipendificio per pochi docenti, una istruzione dequalificata per centinaia di migliaia di studenti”.
La mobilitazione del sindacato prevede iniziative territoriali: già programmate quelle a Venezia, Roma, Milano e Palermo.


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