La Finanziaria e la democrazia
In queste ore il governo ha approvato le linee generali della legge finanziaria. E subito si annuncia un possibile voto di fiducia. Sempre di più le regole del sistema democratico sono messe in crisi dal centro-destra.
Il consiglio dei Ministri ha approvato la Finanziaria ed al termine della riunione il ministro delle Finanze ha detto: “Prevediamo in Parlamento una discussione molto costruttiva, ma di principi e non di dettaglio. Saremo aperti a ogni tipo di valutazione di scenario e di principio, ma chiusi alla vecchia tecnica degli emendamenti microsettoriali. Non ci sarà l’assalto alla diligenza”.
Tremonti poi ha concluso che per l’esame parlamentare sarà possible ricorrere ancora una volta al voto di fiducia.
Pierluigi Bersani, ministro dell’Economia nel ‘governo ombra’ del Pd, ha comentato: “Vorrei chiedere all’opinione pubblica qualificata ed agli osservatori di politica economica se è solo un problema che pone l’opposizione, e cioè che in questo Paese la manovra economica è stata fatta prima dell’estate di notte, all’oscuro dell’opinione pubblica. Da quanto è in carica questo governo, sono state approvate 13 leggi di cui 11 decreti ed una sola legge, il lodo Alfano e oggi siamo di fronte ad una Finanziaria con l’ipoteca del voto di fiducia. Siamo in una democrazia sospesa”.
Di eguale tenore le parole di Tiziano Treu (Pd), vicepresidente della Commissione Lavoro, che aggiunge: “Con l’autorizzazione preventiva al voto di fiducia il Consiglio dei ministri di oggi ha svilito ancora il ruolo del Parlamento e dei parlamentari eletti per rappresentare le istanze dei cittadini”.
Il senatore del Pd ha poi sostenuto: “Un’autorizzazione ‘preventiva’ a ricorrere al voto di fiducia, varata contestualmente alla manovra, è un atto di arroganza del governo che logora le basi della nostra democrazia parlamentare. In un quadro economico e finanziario sempre più sconfortante ci aspettavamo ben altro dal Tremonti che, fino a solo una settimana fa, auspicava il ritorno al rispetto rigoroso delle regole ed esortava tutti a lavorare per le fasce più svantaggiate con osservazioni condivisibili sulle politiche keynesiane, sul sostegno della domanda, sulla necessità di buoni investimenti pubblici, sulle buone regole per disciplinare i mercati, vietare i paradisi legali, i contratti speculativi, gli strumenti atipici”.
Michele Vietti, vice presidente dei Deputati dell’Unione di Centro è dello stesso parere: “Dopo che il governo in questi mesi ha fatto un impiego sistematico della fiducia per fare approvare i suoi provvedimenti, strangolando in Aula il dibattito parlamentare, oggi fa ricorso addirittura alla fiducia preventiva con cui il dibattito viene soffocato ancor prima di cominciare. Se si somma il ricorso alla fiducia prima dell’avvio dell’iter parlamentare l’anticipazione per decreto della finanziaria, l’abolizione della sessione di bilancio, la modifica alla procedura civile che ha esautorato la commissione giustizia, siamo di fronte all’esproprio delle prerogative parlamentari. In queste condizioni diventa difficile anche per una opposizione che vuole essere costruttiva poter fare la propria parte”.
Il comportemento del governo non mostra nessuna sbavatura, alla politica della dichiarazione ad uso dei media si somma una totale indisponibilità a discutere con l’opposizione. Misure demagogiche ed inefficaci vengono presentate come provvedimenti indispensabili per lo sviluppo del Paese, mentre gli spazi di democrazia, non solo parlamentare, si restringono progressivamente.
Dagli attacchi alla Cgil sull’Alitalia a quelli recentissimi a Veltroni. In una lettera a Berlusconi il segretario del Pd suggeriva alcune linee guida per affrontare la crisi di Alitalia. Gli ha subito risposto Roberto Castelli, sottosegretario al ministero Infrastrutture e trasporti: “Con queste proposte per salvare Alitalia Veltroni vince le olimpiadi dell’ovvio. Meglio che continui a dedicarsi al cinema e ai romanzi”.
Appare sempre più incomprensibile come le forze di opposizione non comprendano che la cutura politica della maggioranza di centro-destra, al di là delle singole scelte, abbia un complessivo connotato autoritario. Le posizioni differenti da quelle dell’esecutivo vengono sempre di più spesso coperte di insulti, invece che criticate nel merito, come dovrebbe essere in un Paese compiutamente democratico.


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