Inflazione “percepita” o povertà reale?
L’Istat su inflazione e disoccupazione
Dopo la temperatura “percepita”, che fa sudare d’estate milioni di italiani, lo scarto tra numeri e realtà colpisce anche l’inflazione, tornata a galoppare. In realtà, quella dell’inflazione “percepita”, strombazzata sui giornali, appare come una bufala.
In primo luogo perché il paniere utilizzato dall’Istat per valutare gli aumenti dei prezzi non è aggiornato, e perciò elabora i dati per difetto. Inoltre, sullo stato reale economico del Paese pesa il riferimento forzato (e inattendibile) all’inflazione programmata (introdotta con gli accordi di concertazione del 23 luglio 1993), che diverge da quella reale di almeno due punti percentuali.
L’ultimo sondaggio in materia, commissionato dal sito di “Repubblica” all’Ipr marketing, non lascia spazio a dubbi: il 95% degli italiani si dichiara preoccupatissimo per lo stato della situazione economica. I cittadini, inoltre, sostengono di “percepire” un’inflazione più alta di quella ufficialmente dichiarata. Ciò conferma che la loro percezione è assolutamente esatta. E racconta di un Paese costretto ad inseguire le tariffe al rialzo, un Paese che non riesce a coprire la rata del mutuo e fatica tremendamente ad arrivare alla fine del mese.
Anche qui, i numeri “reali” confermano lo stato di cose. Ieri l’ufficio studi della Cgia di Mestre ha lanciato l’allarme-prezzi, presentando la preoccupante “classifica” dei rialzo nel periodo 2001-2008 diviso per regioni: Calabria +21%, Campania +20,3%, Sicilia +19%, Puglia +18%, Piemonte +17,9%, Abruzzo +17,8%, Sardegna +17,6%, Trentino-Alto Adige +17,5%, Marche +16,8%, Friuli-Venezia Giulia +16,7%, Basilicata +16,7%, Lazio +16,6%, Umbria +16,2%, Emilia-Romagna 16,1%, Valle d’Aosta 16%, Liguria +15,7%, Veneto +15,6%, Lombardia +15,2%, Molise +15%, Toscana +14,9%. Numeri che vanno ben oltre quelli diffusi a più riprese dall’Istat.
E a proposito dell’istituto di ricerca, sempre nella giornata di ieri ha pubblicato i dati sull’occupazione. Nel secondo trimestre 2008 il numero delle persone in cerca di lavoro è nuovamente aumentato, salendo a 1.704.000 (291.000 unità pari al 20,6% rispetto al secondo trimestre 2007). Il tasso di disoccupazione è aumentato di un punto percentuale in un anno posizionandosi al 6,7%. Ai dati in questione fa riscontro un leggero aumento dell’occupazione “che – sostiene l’Istat – seppure con un ritmo moderatamente meno sostenuto in confronto a quello del precedente trimestre, prosegue la dinamica positiva con una crescita dell’1,2% su base annua, pari a +283 mila lavoratori”.
Quella che l’istituto di statistica chiama “dinamica positiva” è in realtà un dato tutt’altro che incoraggiante: perché a fronte dell’aumento della disoccupazione cresce quasi esclusivamente il ricorso al part-time e ai contratti a tempo determinato. E ogni volta che un lavoratore viene inquadrato in modo precario o comunque a tempo parziale, appare nei dati come nuovo occupato e contribuisce ad alzare la media. Nella realtà, il soggetto in questione dovrà fare i salti mortali per arrivare a fine mese. Non a caso il presunto aumento dell’occupazione, spiega l’Istat, “risente del nuovo aumento della popolazione straniera, soprattutto cittadini neo comunitari, e cresce in modo particolare nel Nord”, dove il lavoro è notoriamente più flessibile.
A conferma dei dati poco confortanti, il 51% degli italiani – spiega Ipr marketing – teme in maggioranza che la disoccupazione aumenti nei prossimi dodici mesi. Solo il 33 per cento ritiene che rimarrà la stessa, e un misero 14% pensa che diminuirà.


Lascia un commento