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Il ministro Gelmini disattenta

Autore: . Data: venerdì, 5 settembre 2008Commenti (0)

La scuola italiana è attesa da un taglio alla spesa intorno al 7 per cento, che comporterà 87mila posti in meno in tre anni. Eppure non si toccherà il tempo pieno, anzi sarà esteso. Come si saprà in seguito.

Gelmini ha detto in questi giorni che occorre “reinvestire, ma in assenza di risorse non è possibile. Come si fa – si è chiesta – a riproporre il merito se il 97 per cento delle risorse è bloccato negli stipendi?”.

Il ministro è  tornato su uno dei punti più controversi della riforma annunciata nelle settimane scorse, vale a dire il ritorno del maestro unico nelle scuole elementari, che andrà progressivamente a sostituire la compresenza di più insegnanti, introdotta nel 1990 dall’allora ministro democristiano Sergio Mattarella.

“Il maestro unico – ha affermato Gelmini – rappresenta un’esigenza pedagogica, perché il bambino nei primi anni di scuola ha bisogno di un punto di riferimento, e la sua crescita armonica dipende dall’avere nel maestro una figura di riferimento così come lo è la madre. Quindi ritengo che il maestro debba guardare alla formazione del bambino mentre l’insegnante specialista di una disciplina segue la sua materia”.

Su come risolvere il problema di offrire gli stessi servizi, anzi con una qualità ancora migliore, tagliando il personale, Gelmini spiega: “Verrà meno il meccanismo della compresenza degli insegnanti, ma non il tempo pieno. Anzi. lo aumenteremo e lo miglioreremo senza spendere nulla in più. Il governo si rende conto che molte madri lavorano e intende venire incontro alle esigenze delle famiglie – e aggiunge – non è immettendo nella scuola più ore o più soldi che si migliora la qualità”. Le considerazioni del ministro sembreranno singolari per chi maneggia l’aritmetica, ma il capo dell’istruzione pubblica italiana conclude:  “Non si capisce perchè il contribuente debba pagare tre insegnanti per una scuola primaria che funziona benissimo anche con uno solo”. Si vedrà come potrà essere conciliato l’aumento delle ore di insegnamento con la diminuzione degli addetti, ma questo è il governo dei ‘miracoli’.

Peccato che le cose siano più complicate dei conti di Gelmini. Angela Nava, Presidente del Coordinamento dei Genitori Democratici afferma: “l maestro unico scardinerà la scuola italiana. Perché significa 24 ore di lezione settimanali, ossia 6 ore al giorno”, con costi molto pesanti per le famiglie.

Per una donna che lavora la riduzione dell’orario scolastico comporterà disagi e spese. Dice Marina, una mamma con due figlie piccole e un marito come lei occupato per gran parte della giornata: “Se mia figlia più piccola non potrà stare a scuola otto ore come la sorella più grande, le alternative saranno due: o la lascio davanti alla tv tutto il pomeriggio o la iscrivo ad una scuola privata”.

Certo, perchè una soluzione esiste, il privato, dove le regole ‘pubbliche’ non esistono. Gelmini non pare consapevole del fatto e neppure della ‘anomalia’  che riguarda l’istruzione elementare italiana. A differenza di altri settori statali le nostre ‘elementari’ sono considerate a  livello internazionale di ottimo livello (l’Italia con le elementari è quinta nel mondo). Certo, se non si hanno risorse la televisone è un buon rimedio, poco pedagogico, ma a compensare c’è il “maestro unico punto di rferimento”.

Luigi Guerra, preside di Scienze della Formazione a Bologna, aggiunge. “La mancanza del tempo pieno nella scuola pubblica rappresenta un ritorno al passato, peggiore e meno ugualitario del modello scolastico di oggi”. Il professore fa notare come in passato erano i figli degli operai a studiare meno, mentre i benestanti avevano la possibilità di aggiungere alle quattro ore di scuola del passato altri contributi formativi, lezioni private, isitutori, corsi vari pomeridiani.

Guerra affronta anche il conseguente impoverimento della didattica, indebolita dalla sostituzione di più insegnanti con un’unica figura: “Due, tre insegnanti sono certamente meglio di uno, anche nelle scuole elementari. Si confrontano tra loro sia nella didattica che nella relazione con gli studenti, sono più specializzati e preparati nella loro materia. Dietro i banchi di oggi ci sono bambini indiani, cinesi e pakistani, ricchi e poveri; e per affrontare tutte le diversità un solo insegnante sarebbe sicuramente in difficoltà”.

Il preside è sconsolato “Se il progetto del ministro andrà in porto come annunciato, la scuola italiana rischia il black out”.

Poi c’è il risvolto occupazionale. Anche questo risulta ininfluente per il ministro. Se l’attuazione del maestro unico partisse a pieno regime, ossia per tutti i 5 anni della scuola elementare, gli insegnanti che perderebbero il posto sarebbero circa 80mila. Altrimenti, se Il numero di maestri ‘diseducativi’ (secondo Gelmini) e di cui si poò fare a meno, se la riforma si applicasse “gradualmente e solo alla prima classe delle elementari”, sarebbero 16.640.

Mariangela Bastico, senatrice del Pd e vice ministro della Pubblica Istruzione nella passata legislatura, ritiene che “il decreto del governo non riferisce la scelta del maestro unico a esigenze pedagogiche e didattiche, ma alla necessità di operare i tagli previsti dal decreto finanziario. Vogliono destrutturare e smantellare di fatto la scuola pubblica partendo, non a caso, da quel segmento, la scuola elementare, che ne costituisce il punto più alto riconosciuto a livello italiano e internazionale”. E non è una casualità, continua Bastico, che la Gelmini “non citi mai le indagini internazionali sugli apprendimenti dei bambini di nove anni, perché i risultati collocano i bambini italiani che frequentano le elementari ai primi posti delle classifiche europee”.

“Sono scelte gravissime – conclude la senatrice -perché riducono la possibilità dell’apprendimento dei saperi fondamentali, leggere, scrivere e far di conto, per tutti i bambini e particolarmente per quelli che hanno minori opportunità educative al di fuori della scuola. Con la riduzione di 6 ore dell’orario scolastico normale  viene abolito di fatto il tempo pieno scaricando sugli enti locali le competenze e i costi per realizzarlo”.

Il ritorno al passato (che entrerà pienamente a regime nel 2010) ha scatenato, inoltre, le proteste di molti insegnanti e dei loro rappresentanti sindacali, in rete e sulle pagine dei quotidiani riservate ai lettori.

“Il maestro unico – ha commentato il segretario della Cgil scuola Enrico Panini – rappresenta un calcio nei denti ai bambini. Riuscire a distruggere la quinta scuola per qualità al mondo rappresenta la concreta attuazione di un attacco spietato al diritto dei bambini ad avere una scuola più ricca e non più povera di opportunità. A fronte di questa situazione è necessario definire un calendario di mobilitazione e di lotta per contrastare scelte sbagliate e inaccettabili”.

Da segnalare la bocciatura della proposta anche da parte del Sir, il Servizio di Informazione Religiosa della Cei: “Negli anni passati – ha commentato Alberto Campoleoni, che si occupa di scuola per l’agenzia – si e affermata maggiormente l’idea per cui in un contesto di molteplicità di saperi, di specializzazioni crescenti, la pluralità di maestre e il lavoro d’equipe possono garantire maggiormente la soddisfazione delle esigenze di apprendimento dei bambini. La scuola italiana ha puntato in questa direzione e proprio al livello elementare ha raccolto consensi e ottimi risultati. Dunque perché cambiare?”.

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