Il ballo delle debuttanti
La prima serata della domenica è stata occupata dalle ‘buone maniere’. Come per l’Isola dei famosi la lotta di classe compare in televisione, questa volta nel ricordo delle corti asburgiche, torturando ragazze inconsapevoli.
I livelli di violenza raggiunti dalla televisione italiana sono inaccettabili. Nella serata di domenica un programma all’apparenza innocuo, tritura un certo numero di ragazze giocando sul galateo e l’educazione. Alcuni presunti esperti, maleducatamente, cercano di insegnare le ‘buone maniere’.
“Adesso mi faccia vedere come tiene il tovagliolo”. La ragazza è al centro del grande studio televisivo, mentre un ‘esperto’ controlla come si comporta a tavola. Il tono del ‘giudice’ è severo: “Sulle ginocchia, si tiene sulle ginocchia, ma come fa a non saperlo! Prenda la forchetta e mangi, ha capito! Ma come tiene la forchetta? Insomma!”
Gli occhi della concorrente sono persi nel vuoto, forse si domanda se andare in televisione valga quella tortura. Il programma presentato da Rita Dalla Chiesa insieme a Garrison Rochelle si chiama ‘Debuttante del 2008′ ed offre la fantasmagorica occasione di andare al Gran ballo delle Debuttanti.
Siamo nel 2008 e la corte d’Asburgo è lontana nel tempo e nello spazio, ma quella che alcuni chiamano ‘tradizione’ sembra dura a morire.
In studio, a giudicare le ragazze, una giuria composta da: Ida Pezzetti, Patrizia Barsotti, Fabiana Giacomotti, il Principe Emanuele Filiberto, l’attore Antonello Fassari, Silvio Oddi, Pierluigi Diaco, Irene Gergo, la Marchesa Valentina Marini Clarelli, Costantino della Gherardesca e Silvana Giacobini.
Uno strano miscuglio di persone. Il principe e la produttrice televisiva, la giornalista di gossip e l’attore, il giornalista che Dagospia chiama ‘Slurpino’ (per la sua attitudine ad essere ‘molto’ gentile con gli intervistati) e il personaggio cinico e spesso sgarbato dell’ex programma di Chiambretti.
Le prove sono diverse, si balla, si mangia, si parla. Le ragazze scelte non vengono da una scuola svizzera per ragazze dell’alta società ed allora è ovvio che non sapranno ‘comportarsi’. Sono delle persone normali di questo tempo, abituate al McDonald, ad una pizza con amici, alla gomma americana.
Così tra le righe si scopre che lo scopo del programma è quello di infilzarle in uno spiedo e cuocerne alcune a fuoco lento, per mostrare al telespettatore ingordo il piacere del dolore. Qui, però, non c’è l’ironia dei concorrenti della ‘Corrida’, ma l’opzione B del sogno prevalente delle adolescenti contemporanee (fare le veline), cioè almeno andare in televisione. Quale che sia l’effetto sulla dignità personale.
Il gioco è una sfida tra la squadra delle “chic”, capitanata dal ballerino Georghe Iancu e la squadra delle “pop” del coreografo americano Bill Goodson, due insegnanti di danza perché il ballo dovrebbe essere il punto centrale della competizione.
Anche in questo si nota una singolare visione della vita. Chic si oppone a pop: aristocrazia contro popolo. Come per l’Isola dei famosi, dietro le righe sembra che i televisivi italiani abbiano scelto per questa stagione la lotta di classe e le sue propagini. In televisione sopravvive quello che nel Paese si ritiene ormai un ricordo ‘orrendo’ del passato.
Occupati a discutere di direttori di telegiornali ed a lottizzare giornalisti, i politici italiani non si accorgono come la programmazione ‘normale’ non faccia altro che proporre temi e comportamenti al limite della decenza.
In questi giorni è ripresa anche l’attività catodica pomeridiana, tra Raidue, Raiuno e Canale 5. Ore ed ore di gossip insulso, tra ospiti improbabili e storie di cittadini comuni, il più delle volte colpiti da sciagure gravi, ma raccontati con una superficialità disarmante, collocati tra l’ultimo amoretto di una presentatrice incapace e le foto al mare di un calciatore.
La ricaduta sulla coscienza del pubblico di questo tipo di programmazione, che ormai da anni ed anni è il filo rosso della tv nazionale, lascia tracce ben più profonde di quanto non appaia. L’esempio è proprio nel fenomeno ‘velina’, diventato con ‘letterine’, presunte ‘ballerine’, vallette e via dicendo uno dei modelli di vita più inseguito. Per i maschietti c’è sempre il trono della De Filippi, tra l’altro l’ideatrice anche di questo fantastico ‘Debuttante del 2008′.
In un autunno difficilissimo, tra vertenza Alitalia e insegnanti espulsi dalla scuola, personale della giustizia che protesta e consumatori tartassati dai prezzi impazziti questa televisione ha dimenticato la realtà. In un clima di torpore mediatico scosso raramente da programmi di ascolto medio, sistemati in orari impossibili.
La democrazia di un Paese si dovrebbe misurare anche monitorando la qualità dellle trasmissioni di intrattenimento. Ma l’Italia dei sondaggi, della democrazia virtuale, del bipolarismo e dei leader carismatici (uno solo, il Cavaliere) non ha tempo per questo. Il sovrano è l’Auditel. Anzi, il ‘mercato’.


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