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I diritti dei poliziotti gay

Autore: . Data: martedì, 2 settembre 2008Commenti (0)

Il silenzio sull’omosessualità nelle Forze di polizia e nell’Esercito ha regnato sovrano in Italia. “Non vedere per non sapere” e in questo modo i comportamenti discrminatori sono stati ‘silenziati’ e ignorati. Adesso in duecento danno vita a “Polis aperta”.

Anche in Italia si sta formando una associazione per la tutela dei diritti civili del personale omosessuale di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e militari delle Forze Armate.

Si chiamerà ‘Polis aperta’ e il 26 settembre, a Bologna, si riunirà il direttivo per la stesura di un nuovo statuto e la messa a punto di un programma di iniziative “che faccia uscire i gay in uniforme dalla clandestinita’”.

Vito Raimondo, finanziere torinese dice: “Per molti di noi il timore non è quello di una ritorsione violenta, quanto della discrimazione strisciante. E il disagio per il machismo quotidiano che chi è in divisa è costretto a vivere, fatto di battute e di linguaggi, lo stesso che le donne entrate nell’esercito e in Polizia hanno contribuito a cambiare, senza tuttavia riuscire a cancellarlo”.

Il presidente di Polis aperta è Nicola Cicchitti, finanziere di origini calabresi, che vive a Trieste

In  Europa sono numerosi i gruppi di poliziotti omosessuali che hanno trovato spazio sul web e utilizano la Rete per unirsi, discutere, confrontarsi e sollevare questioni di discriminazione coinvolgendo l’opinione pubblica. Adesso anche in Italia una realtà che sembrava non esistere esce allo scoperto.

In Olanda ha base Eurogaypolice, un il sito ‘multinazionale’, perchè racconta le vicende di diversi Paesi. Trovano spazio poliziotti olandesi, inglesi e svedesi, che ormai abitualmente marciano in divisa ai gay pride: “E’ un segnale che diamo ai cittadini, per dire loro l’ovvio, cioè che anche nella Polizia ci sono i gay”. Il sito è un punto di riferimento, con numerose notizie sul rapporto polizia-omosessualità nel mondo.

In Francia c’è Flag. Dinamica e efficiente, propone numerose iniziative, compreso un modulo prestampato per segnalare eventuali discriminazioni. “L’orgoglio gay – spiegano i responsabili – è spesso difficile da mostrare quando si è al lavoro, ancora di più quando si ha un ruolo pubblico tanto delicato come quello delle forze dell’ordine. Più facile dare un segno, esibendo i gadget in vendita online”.

La GPA, Gay Police Association inglese, mette in commercio penne, spilline, cd e tutto quanto possa essere utile per promuovere la causa delle forze dell’ordine omosex.

GayLesPol.org è in Spagna. Obiettivo è il contrasto dell’omofobia. “A differenza delle altre minoranze, le persone gay, lesbiche, bisessuali o transessuali sono invisibili – spiegano i responsabili del sito – ma riteniamo che la percentuale di omosessuali nella Polizia sia dello stesso numero che nel resto della società”.

Poi, ancora, tedeschi e austriaci. Anche in questi casi la missione è duplice: aiutare gli agenti vittime del mobbing, ma anche i cittadini discriminati dalla polizia.

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