Google Chrome e la privacy
Il mondo di Internet è stato colto da improvvisa ‘visione’, il nuovo mega browser dell’azienda di Mountain View, in California, è arrivato. Tutti a discutere se funziona e come. Ma la Rete è anche diritti e doveri ed allora, forse, non ci siamo.
L’hype che ha seguito il più o meno pianificato annuncio di Google sul suo nuovo, mirabolante, usabilissimo e performante browser si è ormai esaurito ed allora è tempo di parlare anche delle cose che non vanno.
Sono gravi e, se confermate nella versione definitiva, dovrebbero portare ad un rifiuto di questo prodotto.
Le cose che non vanno sono tre e nessuna di esse ha a che fare con la qualità , la bontà o la sicurezza del browser.
I punti critici sono invece abbastanza nascosti, due nell’accordo di licenza che ovviamente nessuno legge, neppure velocemente e forse neanche degna di un’occhiata, mentre la terza è addirittura all’altro capo di un filo sempre più corto che in questo caso arriva a Mountain View. (link)
La prima cosa negativa è nell’accordo di licenza ed è un fatto, ahinoi, sempre più comune nei software di largo consumo: il produttore si riserva il diritto di installare sul vostro computer qualunque applicazione o componente desideri, senza dover richiedere alcun consenso fornire nessuna spiegazione.
Si tratta di un comportamento, in passato, dominio esclusivo di virus e worm, poi adottato da un noto sistema operativo ed infine diffusosi a macchia d’olio in suite di ufficio, player multimediali, toolbar, software gratuiti, etc. etc.
E’ una caratteristica inaccettabile per chiunque usi il proprio computer con coscienza, perchè la libertà di poter scegliere cosa ‘ospitare’ nel proprio hard disk o ‘rifiutarla’ appare un diritto elementare.
La seconda caratteristica è che l’accordo di licenza prevede che “in futuro” i dati manipolati da Chrome per meglio servire il suo utente potranno essere utilizzati dal vero padrone “per altri scopi”. Quali ovviamente non è dato sapere. Un mandato in bianco.
Non si tratta solo della privacy di dati personali, si tratta di dati potenzialmente molto piu intimi. Non solo la navigazione al completo, le chat ed i download, ma persino l’interazione con il mouse. Al limite, secondo questa licenza, una persona potrebbe ad esempio essere intercettata dal ‘microfono’ e il materiale facilmente trasferito oltreoceano. Tutto legalmente. Il motivo non sarà per raggiungere gli obiettivi della ‘Spectre’, ovviamente. Dopo l’elaborazione ‘il raccolto’ permetterà di fare più soldi.
Insomma, Chrome non sarà un ‘diavoletto’, ma un ficcanaso certamente si.
Qualcuno obbietterà che già succede con tutte le applicazioni gratuite di Google, GMail in testa, e che la maggioranza del popolo della Rete le usa tranquillamente. Verissimo, infatti si parla di “inconsapevolezza dei diritti” e null’altro rimane da dire.
La terza caratteristica è invece una valutazione su quello che l’integrazione spinta della Rete nei nostri desktop implica. Oltre due decenni fa lo slogan di una azienda pioniera ed innovatrice come Sun Microsystems era “The network is the computer”, ovvero “il Computer è la Rete stessa”. Questa profezia, allora non facile da enunciare, ha richiesto tutto questo tempo per iniziare a compiersi.
Ma ora sta diventando impossibile distinguere tra uso del computer ed interazione con la Rete. La distanza informatica tra noi, il ‘nostro’ computer e il fornitore di servizi si sta annullando rapidamente e la filosofia dietro Chrome rappresenta senz’altro un grosso passo in questa direzione. Che sia voluto o che rappresenti solo un aspetto collaterale poco importa.
Certamente quella barriera anche psicologica tra il ‘sé’ e ‘l’altro’, tra ‘il Mio computer’ e la ‘Rete’, rappresentata in passato dal buon vecchio modem analogico con il suo utile interruttore di accensione, ormai non esiste più.
Non è necessariamente una cosa negativa, ma nemmeno per forza positiva.
Se il concetto stesso di ‘il Mio computer’ entra in crisi diverrà indispensabile per i cittadini “consapevoli” della Rete riesaminare profondamente la loro interazione con il proprio computer e con la Rete stessa.
Le implicazione per la privacy e la libertà sono assolutamente importanti. Ecco perchè, da questo punto di vista, sarebbe consigliabile ‘bruciare’ questo tipo di prodotti.
Ma ragionamenti del genere, per il popolo ‘inconsapevole’ sono dettagli assolutamente irrilevanti, anzi impercettibili.
Speriamo non per sempre.
Aggiornamento:
In un comunicato, in risposta alle contestazioni sulla licenza mosse da Electronic Frontier Foundation, Google ha fatto sapere che la licenza allagata alla versione beta di Chrome era frutto di un taglia ed incolla di licenze precedenti e conteneva vistosi errori, promettendo di sostituirla tra breve con una meno restrittiva. Dal comunicato sembrerebbe però che si riferisse alla parte sulla proprieta’ intellettuale, e non ai punti critici riguardanti la privacy.
Marco Calamari


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