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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Da Fiumicino ai lettori

Autore: . Data: sabato, 20 settembre 2008Commenti (0)

In questi venti giorni, da quando InviatoSpeciale ha cominciato a funzionare, abbiamo tentato di diffondere la voce degli esclusi. Dall’Alitalia a Chiaiano, passando per i morti sul lavoro, la scuola, le campagne razziste contro il popolo zingaro, gli stranieri.

E’ questo un giornale di opposizione? La questione è complessa, perchè un quotidiano di ‘citizens information’ lavora in un altro modo. Noi crediamo che l’nformazione sia nella vita dei cittadini, nei loro sentimenti, in sogni, paure, aspettative, dolori, esperienze, momenti di felicità.

La cronaca non arriva dai comunicati del palazzo, ma dai paesini, dalle campagne, dalle fabbriche, dagli uffici, dai quartieri delle grandi città, dalla ‘pancia’ del Paese, insomma. Da luoghi e persone che la stampa nazionale spesso ignora, trascura o peggio ancora mette di fronte ad uno specchio deformante.

Oggi, in un’intervista a ‘la Repubblica’, sulla vicenda che riguarda la compagnia aerea di bandiera, il giornalista Massimo Giannini chiede al segretario generale della Cgil: “Epifani, lei giustamente ha fretta. Ma vedere quei dipendenti in divisa che esultavano davanti a Fiumicino, all’annuncio del ritiro dell’offerta Cai, è anche una vostra sconfitta, non trova?”.

Noi c’eravamo a Fiumicino, abbiamo visto, Giannini ha guardato un montaggio televisivo che ha ignorato le parole dette dal sindacalista che annunciava la notizia ai colleghi di Alitalia.

Epifani, persona accorta ed intelligente, comunque molto diversa dai colleghi delle altre due confederazioni nazionali, risponde: “Certo, quegli applausi hanno nuociuto all’immagine dell’Alitalia. In qualsiasi altra situazione di grave crisi aziendale, e ne abbiamo vissute e ne viviamo tante, una notizia del genere viene accolta con profonda preoccupazione da tutti. Stavolta non è stato così, e di questo i lavoratori devono essere coscienti”.

Epifani, come Giannini, non c’era, anche lui informato da un’informazione censurata.

Non staremo a sintetizzare il resto dell’articolo, solo partendo da qui vogliamo brevemente scrivere e con chiarezza.

La domanda era pretestuosa e la risposta condizionata dalla grancassa messa in moto da televisioni e giornali. Per chi non avesse seguito le nostre cronache, pazientemente, ripetiamo che dopo giorni di tensione, con una cordata di imprenditori che sembrava un’armata Brancaleone, un governo palesemente incapace di affrontare lo stato disastroso di Alitalia, un contratto di lavoro (proposto da Cai) indecoroso per un Paese civile, il migliaio di lavoratori presenti nel varco del personale di Fiumicino non ha applaudito alla ‘morte’ della compagnia, ma dato sfogo per un momento, per un momento solo, alla sua rabbia contro quegli acquirenti inetti ed arroganti.

Epifani, molti altri, non si rendono conto che nel rilanciare ossessivamente l’idea dei lavoratori gioiosi si segue un percorso singolare, nel quale, a prescindere dai diversi pareri sulla questione, il punto di patenza è la bugia.

Ed è il mentire ormai il punto di partenza d’ogni cosa in questo sfortunato Paese. Si mente quando si dice che una legge punirà delle ragazze spesso sfruttate e ridotte in schiavitù, le puttane, per esser chiari. Perchè sarà impossibile contestare il reato e si sovraccaricheranno tribunali già ingolfati con microcause inutili. Si mente quando si dice che in Italia esiste un’emergenza criminalità prodotta da stranieri, perchè il numero dei reati, da gennaio a giugno di quest’anno, è calato. Si mente quando si annuncia che con meno maestri i ragazzini a scuola potranno fare il tempo pieno, perchè l’aritmetica si impara alle elementari. E su tutto il resto si mente, inutile ricordarlo ancora.

La stampa dovrebbe controllare, invece supporta, insegue, inventa.

Il nostro giornale è fatto dai lettori, nel senso che non si limita raccogliere le lettere come tutti gli altri, ma pubblica articoli, fotografie, reportage, filmati. In una condizione di assoluta parità con i giornalisti che compongono la redazione ed i collaboratori fissi.

Non si tratta di una scelta ideologica, ma del fondamento del giornalismo moderno.

Alla fine dei nostri articoli c’è un spazio per commentarli, per dirci se stiamo facendo bene il nostro lavoro, per inchiodarci se non diciamo la verità.

Insomma, abbiamo cercato di fare tutto il possibile per essere trasparenti, indipendenti, portavoce dei cittadini e non manipolatori di pensieri altui. Non prendendo, frullando e riportando al pubblico pezzetti di realtà per fare cassa, gridando un po’ e giocando sullo scandalo per conquistare un posto nella classifica dei più visitati.

Qualcuno ha preso a mandarci materiale, in pochissimi hanno scoperto di poter commentare gli articoli. Eppure abbiamo guadagnato centinaia di lettori in questi giorni, oltre le nostre più rosee previsioni.

Abbiamo scoperto che i cittadini, quelli che sul tram, al supermercato, davanti al cinema sono coinvolti in accese discussioni su tutto, quando hanno la possibilità di esprimersi davvero, di uscire dal tinello delle chiacchiere fugaci ed entrare nella complicata macchina della comunicazione di massa evadono e non si prendono la responsabilità di essere ‘parte attiva’ della propria ed altrui esistenza.

Ed ecco allora che si scopre la palude nella quale siamo finiti, che non fa sperar bene per il futuro, che minaccia la democrazia stessa in questo Paese. I navigatori della rete, in tutto il mondo partecipano. Dalla Spagna agli Stati Uniti per i giornali è abituale il box per i commenti, normale ricevere una risposta quando si chiede qualcosa al giornalista spedendogli una mail. Qui, da noi, no. I cittadini si indignano a casa propria, ma non riescono a vincere la diffidenza ed a parlare in pubblico, per raccontare le difficoltà di ogni giorno, l’iniquità di una multa, la bellezza di un viaggio fatto con gli amici, un amore, un museo sconosciuto, una giornata a scuola.

Gli italiani votano per il sondaggio del ‘Corriere della Sera’, ma non hanno voglia di spiegare perchè sono favorevoli o contrari ad una cosa. Inondano il blog di Beppe Grillo, che non risponde mai alle considerazioni dei lettori e decide da solo gli argomenti di discussione. Guardano Ballarò in Rai, ma non telefonano per protestare quando il conduttore evita la domanda ‘cattiva’ e cambia argomento.

Noi qui non vogliamo giudicare un Paese, ma solo suggerire l’esistenza di un problema, di una passività che ci sembra pericolosa. Ed offire una pur minuscola opportunità.

Dalla vicenda di Alitalia abbiamo scoperto il livello di deterioramento della qualità dell’informazione italiana. Pur facendo questo mestiere da decenni ci ha impresisonato, anche perchè questa scarsa professionalità sacrifica la vita di cinquantamila persone sull’altare di uno scopo sconosciuto. E neppure vogliamo giudicare altri colleghi, ai quali però vorremmo ricordare di preparare prima gli argomenti sui quali lavorano, di parlare coi protagonisti, di evitare le lampade abbronzanti e praticare di più la grammatica.

Staremo a vedere se il piccolo InviatoSpeciale riuscirà nella sua missione. Dar voce a chi non ce l’ha.

Roberto Barbera

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