L’ossessione del controllo
In tutto il mondo le tecnologie di controllo continuano ad aumentare. Ogni cittadino può essere seguito, identificato, tracciato da sofisticati sistemi informatici. I pericoli per la democrazia sono evidenti, ma non sono in molti a comprenderlo.
Dopo l’avvento della Rete e della telematica, venute alla ribalta come strumenti di liberazione e di empowerement degli individui, le tecnologie sono state sempre più utilizzate, sia dalla politica che dalle aziende, come strumento di raccolta indiscriminata di informazioni. Per le aziende le informazioni sono soldi, ma per ogni Stato, in particolare per una certo tipo di governi, sono potere, controllo tecnologico, tecnocontrollo.
Secondo una convinzione comune, alla “gente” le tecnologie informatiche, o meglio il loro abuso, il loro stravolgimento, non fanno paura. La “gente” ha paura delle centrali nucleari, dei furti in villa, dei pedofili e di tante altre cose mediaticamente indotte, a seconda delle mode e della convenienze del momento.
La “gente” non ha affatto paura o sa dell’esistenza di un database che contiene tutti gli spostamenti di chi ha un cellulare. La grande maggioranza dei cittadini italiani non teme il pericolo di un sistema in grado di sapere e ricordare, ad esempio, chi ha partecipato ad una certa riunione tenutasi anni prima o ricordare in che posto era qualcuno, per esempio, il 12 aprile del 2002, alle 11,37, con meno di 100 metri di errore.
Un potere del genere non è descritto neppure nel capolavoro di Orwell, “1984″, e nemmeno il Grande Fratello disponeva di una forma di controllo generalizzato retroattivo sugli spostamenti delle persone. Neppure la fantasia più geniale averebbe potuto concepirlo nel ‘lontano’ 1949.
La famigerata Stasi della Germania comunista, il Kgb russo e le altre polizie a qualche titolo ‘segrete’ hanno fatto la storia della repressione con strumenti artigianali, manuali, infinitamente meno potenti. Malgrado questo, il solo pronunciare il loro nome riempie ancora di terrore chi ha avuto modo di conoscere quelle attività di controllo nelle loro forme più pure.
Eppure i “database dei dati di cella delle reti GSM”, cosi’ si chiama infatti questa particolare tecnologia, sono solo uno dei tanti marchingegni correntemente utilizzati per esercitare la radiografia tecnologica della popolazione. I tabulati telefonici, i movimenti bancari, le carte di credito, le telecamere, i dati di navigazione in Rete, la posta elettronica sono attivamente ed estesamente utilizzati per attività di controllo preventivo di grande parte della popolazione dei Paesi industrializzati. Non “potrebbero” essere utilizzati, ma lo “sono” lo stesso.
Politici, legislatori e mass-media hanno fatto del loro meglio per convincere la generalità del pubblico che tutto viene fatto per il loro bene e solo contro i ‘cattivi’. Ottimo lavoro, risultato raggiunto.
Ma chi sono i ‘cattivi’? Il problema non è così facile da risolvere.
Si può far finta, davvero finta, di avere la risposta per quelli di oggi, ma chi saranno quelli di domani?
Nessuno di coloro che “non hanno nulla da nascondere” pensa di poter essere tra di loro. Non si tiene conto, però, che i dati e gli strumenti di tecnocontrollo vengono archiaviati e conservati gelosamente e domani saranno nella mani di poteri oggi ancora sconosciuti.
Certo, oggi questi poteri, particolarmente in Italia, sono esercitati da ‘brave persone’. Saranno ‘bravi’ anche i prossimi?
Il controllo tecnologico può essere usato per scopi utili in una democrazia, ma per sua natura è molto più adatto ad una dittatura repressiva, che certo ne trarrebbe più vantaggiosi risultati.
Queste forme di reperimento dati si esercitano in maniera impercettibile e quindi sono ancora più insidiosi e pericolosi dei vecchi dossier impolverati di un tempo. Oggi il rischio è trasformarsi in tanti passaggeri del Titanic: ascoltare l’orchestra suonare, mentre l’acqua gelida di una possibile futura tecnodittatura invisibile sale per sommergere i gaudenti passeggeri, per privarli concretamente di libertà e diritti civili senza che nemmeno se ne accorgano.
Per questo appare risibile la discussione di questi giorni sulle intercettazioni telefoniche, sugli scoop dei giornali, sulla diffusione di ‘notizie private’. Sono ben altri è più seri i metodi per tenere sotto esame persone, fatti e comportamenti. E quei database sono già in possesso di chi non dovrebbe, si ricordi l’affaire Telecom.
Persino quando andiamo al supermercato e raccogliamo i punti elettronici per vincere un servizio di posate da pochi euro il meccanismo memorizza e studia le nostre scelte e disegna i contorni delle nostre abitudini.
Una iniziativa internazionale, Freedom not Fear, è stata organizzata da numerose organizzazioni per l’11 ottobre prossimo. I Paesi interssati saranno Austria, Belgio, Bulgaria, Serbia, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania. Spagna, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Macedonia, Olanda, Slovacchia. Slovenia, Svezia, Inghilterra, Aegentina, Ecuador, Stati Uniti e Svizzera.
Sono i primi segnali di una presa di coscienza?


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