Cgil, “no alla Finanziaria”
Si chiama “diritti in piazza”: è la mobilitazione decisa dalla Cgil contro la Finanziaria del governo Berlusconi e prevede manifestazioni (dopodomani) in varie piazze italiane.
Il presupposto di partenza, che ha indotto il sindacato guidato da Epifani a lanciare la protesta, è rappresentato dalle misure varate dell’esecutivo sul terreno sociale, che si ripercuotono pesantemente sul mondo del lavoro. In effetti i primi “100 giorni” a palazzo Chigi non sono passati inosservati: dopo che il ministro Sacconi ha appoggiato il sistema delle imprese nella feroce critica al nuovo Testo Unico sulla sicurezza, il suo collega Brunetta si è scagliato contro i presunti “fannulloni” del pubblico impiego. Finchè la scure non si è abbattuta anche sulla scuola pubblica. In questo contesto l’emergenza salariale si acuisce sempre più, svelando un gravissimo disagio che attraversa ormai tutte le categorie produttive.
Da qui è partita la Cgil per denunciare le misure previste in Finanziaria e le loro conseguenze in materia di diritti, tutela del potere di acquisto delle retribuzioni e dignità del lavoro nel suo complesso. L’accusa del sindacato è circostanziata: la manovra – si legge nella piattaforma rivendicativa – non sostiene la crescita e si abbatte dunque sui salari e sulle pensioni, al netto dell’erosione dell’inflazione. Inoltre, comporta drastici tagli nel pubblico impiego, sia riguardo alle retribuzioni sia a proposito dei livelli occupazionali alla luce dei licenziamenti dei precari (mettendo in discussione il futuro di chi ha ambito per anni alla regolarizzazione e determinando pericolose ricadute sullo stato sociale e sul livello dei servizi pubblici garantiti fino ad oggi al cittadino).
Mentre si piangono lacrime di coccodrillo sulla “fuga dei cervelli” e sui limiti del Paese in termini di ricerca e sviluppo, il governo – denuncia ancora la Cgil – ha tagliato 150 mila posti nella scuola e rilanciato modelli educativi vecchi di 40 anni: reintroducendo il “maestro unico”, Berlusconi e il ministro Gelmini si scaglierebbero frontalmente contro il diritto dei bambini ad ottenere una formazione moderna, multidisciplinare e adeguata ai tempi. Anche in campo scolastico, infine, verrebbe pregiudicato il futuro dei lavoratori precari in una cornice di riduzione complessiva dei servizi e delle opportunità per i cittadini.
Accanto alla protesta sulla Finanziaria, la Cgil è impegnata a discutere con Confindustria di un nuovo “modello contrattuale”, più adeguato a rappresentare la complessità del mondo del lavoro. La trattativa, però, si è arenata nelle secche.
Confindustria ha presentato, pochi giorni fa, un insieme di proposte che il sindacato ha respinto al mittente. In sostanza, l’impianto del documento proposto dalle imprese punta alla rivisitazione complessiva delle regole, ed è considerato irricevibile dalla Cgil, in quanto prefigura uno “stravolgimento”. In sintesi, spiega una nota, “si determinerebbero un pregiudizio ed una limitazione dell’autonomia negoziale delle categorie e della funzione contrattuale delle Rsu (le rappresentanze sindacali unitarie interne alle aziende, ndr)”.
Inoltre, verrebbe messa in discussione l’armonia tra i due livelli di contrattazione: quello nazionale (che dovrebbe garantire regole e diritti universali in una stessa categoria) e quello aziendale (variabile a seconda dei rapporti di forza) andando a peggiorare quanto previsto dagli accordi di “concertazione” firmati nel luglio 1993, e che da allora rappresentano il punto di riferimento nelle trattative sindacali.


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