Catastrofi, alluvioni e aiuti
Da Haiti all’India dove sono gli aiuti internazionali? Molte regioni del Sud del mondo sono colpite di frequente da uragani, inondazioni, terremoti che spesso si trasformano in tragedie per numero di vittime e distruzioni. I giganti dell’aiuto perché non riescono a prevenirle o almeno a ridurne gli effetti?
Ogni anno durante la stagione delle piogge per i Caraibi o dei monsoni per l’Asia alluvioni e inondazioni provocano vittime e distruzione di grande portata. Ci si chiede allora se in questi Paesi del cosiddetto Sud del mondo gli aiuti delle agenzie internazionali e delle Ong non possano essere impiegati, in collaborazione coi governi locali, nel prevenire quelle che troppo spesso si trasformano in immani tragedie.
Oggi il presidente di Haiti, René Preval, ha detto che il suo Paese sta facendo fronte a una “catastrofe”, dopo essere stato colpito da tre uragani in 21 giorni. Il bilancio complessivo finora è di 170 morti e migliaia di sfollati. Secondo Preval, l’ultimo uragano che si sta abbattendo sui Caraibi, “Hanna”, può essere per Haiti più distruttivo di quello (“Jeanne”) che nel 2004 causò 3mila vittime e che non ebbe adeguato spazio sui media stranieri.
L’avvertimento di Preval giunge come una richiesta estrema d’aiuto, tanto che il presidente ha annunciato che terrà colloqui con i Paesi donatori per chiedere loro sostegno. Solo ora? Nel frattempo sono al lavoro peacekeeper delle Nazioni Unite e operatori umanitari in loco.
Sempre ai Tropici, ma nello Stato indiano del Bihar, da fine agosto le alluvioni hanno costretto 3 milioni di persone ad abbandonare le loro case, distrutto 100mila ettari di terra coltivabile e causato la morte di almeno 90 persone.
Per diversi giorni Urmi Mahato e la sua famiglia sono rimasti incollati a radio e tv per avere notizie sul maltempo e su quando evacuare, ma gli allarmi governativi non sono mai arrivati. Una mattina, poi, l’acqua del fiume Kosi ha inondato il villaggio e portato via la famiglia di Urmi. “Non so dove cercarli, nessuno può aiutarmi”, ha detto la donna di 24 anni alla Reuters, mentre si trovava in un campo di soccorso del Bihar, uno degli Stati più poveri dell’India.
“Il disasatro del Bihar non è solo colpa della natura”, scrive il giornalista della Reuters. “Esperti e agenzie umanitarie accusano il governo di inettitudine, non solo per non essere riuscito ad avvertire in tempo i suoi abitanti, ma anche per aver gestito male i soccorsi”.
E’ auspicabile che in tutto il Sud del mondo si possano superare i conflitti e le reciproche accuse fra organizzazioni umanitarie internazionali e governi, magari attraverso un ripensamento del ruolo dei giganti dell’aiuto, che inneschi un processo virtuoso di implementazione delle donazioni. In sistemi di allerta adeguati a quei Paesi, ricostruzione di abitazioni secondo canoni adatti, ecc. Sarà mai possibile?
Francesca Lancini


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