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Bhutto di nuovo al potere

Autore: . Data: lunedì, 8 settembre 2008Commenti (0)

Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir, è stato proclamato presidente del Pakistan, dopo le dimissioni del generale Musharraf. Elisa Giunchi, docente alla Statale di Milano, ci spiega perché.

Che cosa significa la vittoria di Zardari?
L’esito delle presidenziali di sabato scorso in Pakistan era scontato. Zardari è stato eletto presidente perché marito di Benazir Bhutto, donna dal fortissimo carisma che sopravvive alla sua morte, e perché il Partito Popolare Pachistano (PPP) continua ad avere un grande seguito nel Paese, soprattutto fra i poveri. Il PPP è tuttora l’unico partito con un programma incentrato sull’emancipazione socio-economica delle fasce più indigenti.

Zardari ha detto che la sua è “una vittoria per la democrazia”. Quanto c’è di vero in questa affermazione?
E’ una dichiarazione semplicistica rivolta soprattutto all’occidente. Zardari non è un paladino della democrazia. Ha grossi interessi affaristici nel Paese, è indagato per corruzione all’estero e tratta il partito come un feudo familiare, proprio come avevano fatto in precedenza il premier Zulfikar Ali Bhutto e sua figlia Benazir. La democratizzazione del Pakistan dovrebbe passare dalla democratizzazione del PPP, il partito della dinastia Bhutto.

E’ ciò che sostiene la nipote di Benazir, Fatima Bhutto…

Sì. Fatima è astiosa verso la dinastia Bhutto per motivi personali, ma le sue affermazioni hanno anche un fondamento di verità.

Il nuovo presidente viene visto dagli osservatori come un uomo corrotto e controverso. Chi è veramente Zardari?
E’ “mister 10 per cento” (per aver presumibilmente preso tangenti nella stipulazione di alcuni contratti governativi quando sua moglie era premier negli anni ‘90) e un grande affarista, come del resto Nawaz Sharif, capo dell’altro grande partito pachistano, la Pakistan Muslim League-N (PML-N). E’ probabile che Zardari sia entrato in politica per salvarsi dai problemi giudiziari e proteggere i suoi interessi economici. Corre voce che i rapporti col figlio Bilawal, presidente ventenne del PPP, a Oxford per completare gli studi in storia, non siano buoni, anche per il modo cinico con cui Zardari usa l’immagine della madre, dando sempre l’impressione che si sia votato per la moglie defunta. Ma prima o poi i nodi verranno al pettine.

In che senso?
Zardari non è Benazir, e i pachistani se ne accorgeranno. E’ simile alla moglie nella sete di potere, ma non ha quella carica idealista che lei aveva, né il suo carisma.

Uomo corrotto dunque, ma anche abile politico?

Bisogna ricordare che, se Zardari è probabilmente corrotto, non è l’unico. Il Pakistan è un paese in cui la corruzione è estremamente diffusa in tutti gli ambiti, e dove anche i partiti non operano in maniera trasparente.
Zardari è sicuramente un abile uomo politico, poiché ha saputo reggere il PPP, che è percorso da grandi tensioni interne, e farsi eleggere presidente. Ora però deve affrontare tre sfide:
– mantenere la promessa di ridurre i poteri del presidente
– gestire il rapporto tra governo ed esercito
– condurre la lotta al terrorismo senza incrinare le relazioni con gli Stati Uniti, ma neanche senza alienarsi quella fetta di popolazione che è sempre più ostile all’alleanza con Washington.

a cura di Francesca Lancini

Elisa Giunchi

Insegna Storia e istituzioni del paesi islamici presso l’Università degli studi di Milano. E’ parte del comitato direttivo di diverse associazioni, tra cui Asia Maior e Italindia, ed è responsabile del programma sull’Asia meridionale all’Ispi di Milano. E’ autrice di diversi saggi e volumi sull’Asia contemporanea centro-meridionale.


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