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Berlusconi imperiale

Autore: . Data: mercoledì, 17 settembre 2008Commenti (0)

Gli standard democratici del Paese calano di giorno in giorno. L’attività della maggioranza non sembra orientata a risolvere i gravissimi problemi economici che colpiscono i cittadini, ma piuttosto nel consolidare un potere superbo e non disposto al dialogo.

Al comitato costituente del Pdl, che si sta svolgendo a porte chiuse al Tempio di Adriano di Roma, secondo quanto riferiscono alcune voci, Berlusconi avrebbe detto: “Veltroni aveva cominciato bene, ma nei fatti adesso è del tutto inesistente… la sinistra ha scelto la vecchia linea e i vecchi vizi della sua provenienza storica…dimentichiamo ogni speranza di poter collaborare con loro. Dovrà passare ancora un’altra generazione, visto che oggi sono posseduti solo da invidia e odio di classe. Questa sinistra non è capace né di fare opposizione né di governare. È semplicemente deludente e con loro non si potrà neanche collaborare”.

Il premier, ormai indirizzato verso un modello populista e vagamente peronista, sembra voler trasformare le istituzioni in una proprietà personale, gestendo il Paese come se fosse un’azienda a sua disposizione.

Berlusconi ha aggiunto: “Governeremo a lungo e il Pdl sarà una forza politica aperta, punto di riferimento per tutti gli elettori attraverso sedi locali, siti internet e circoli che manterrei vivi – e poi ha esplicitamente affermato – ho letto che qualcuno di voi ha detto che con il bipolarismo si arriva all’alternanza al governo. Ma quale alternanza, saremo noi a governare a lungo”.

Il presidente del consiglio, proprietario di un potentissimo apparato di mezzi di comunicazione di massa, è convinto che “l’apprezzamento record” manifestato dai cittadini verso il suo governo non sia sufficiente. “Siamo al 63,7 per cento e siamo una forza politica che non si ferma al 42, ma deve andare a recuperare coloro che non si riconoscono in questa sinistra che ha profondamente deluso gli italiani”.

La visione plebiscitaria e l’espansionismo elettorale di Berlusconi non si limita al rafforzamento del Pdl, ma rincorre la cancellazione delle forze politiche più piccole.

Parlando delle prossime elezioni europee, il premier ha le idee chiare: “Lo sbarramento più logico è al 5 per cento, per avere nel Ppe una grande maggioranza relativa capace di orientare la politica dell’Unione Europea”. Naturalmente anche le preferenze dovrebbero essere abolite, per avere liste bloccate e un meccanismo in grado di “selezionare autorevoli esponenti politici”.

Alla domanda di un cronista che gli chiedeva se fosse antifascista, il capo del governo ha risposto: “Io penso solo a lavorare per risolvere i problemi degli italiani”. E’ probabilmente la prima volta in tutta storia repubblicana che un presidente del consiglio risponde in questo modo.

Non contento per le esternazioni dei suoi stessi colleghi di partito, Berlusconi li ha ammoniti a dimenticare “di fare interviste e adottate una regola di condotta: parlare soltanto nelle conferenze stampa convocate presso i Ministeri. Ricordate che molti di voi sono a capo delle istituzioni, occorre mettere fine alla politica del chiacchiericcio e delle parole”.

Appare preoccupante non solo la cultura politica che il premier sta dando al Pdl, ma anche l’incapacità del centro-sinistra nel comprendere che, a prescindere del contrasto sui singoli atti del governo, il problema generale dell’assetto democratico del Paese è in crisi.

Il suggerimento del pericolo, l’indurre paura, la continua adozione di provvedimenti restrittivi, le misure xenofobe, la tolleranza mascherata verso un crescente razzismo stanno trasformando il cuore degli italiani.

I diritti civili ed i provvedimenti per la loro espansione (come le leggi per la regolarizzazione delle coppie di fatto), il nodo del conflitto di interessi, il riordino del sistema dei media, concentrati come in nessun altro Paese del mondo occidentale, non sono più all’ordine del giorno. Neppure se ne parla più.

Persino la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi  è ferma senza presidente sin dall’insediamento della Camera.

I richiami al rischio di ‘regime’ vengono rifiutati da un’opposizione senza idee, distante dall’umore dei cittadini, priva di identità ed occupata a misurare col bilancino gli equilibri di un partito, il Pd, che non ha saputo trovare un rapporto empatico con l’Italia.

la Sinistra ormai extraparlamentare è inesistente, cancellata dalla vita quotidiana dei cittadini, chiusa in una cittadella nella quale l’autoreferenzialità non lascia spazio alla visione reale delle criticità nelle quali è finita l’Italia.

Il quadro generale, insomma, è poco rassicurante. Una maggioranza arrogante e convinta di dover divorare tutto il divorabile ed una opposizione priva di una qualunque capacità di contrastare l’accellerazione antidemocratica di questi mesi.

Il futuro appare grigio e speriamo qualcuno se ne accorga, prima che sia tardi.

Roberto Barbera

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