Aumenti di gas e luce
I prezzi crescono. Gas ed elettricità continuano la loro ascesa. Per gli altri prodotti sono punite di più le regioni meridionali. Berlusconi, però, sembra non curarsene.
Dal primo ottobre si preannunciano aumenti per luce e gas. Secondo alcune stime i prezzi potrebbero crescere fino al 6 per cento per il metano e tra il 2,2 e il 3,7 per cento per l’elettricità .
In termini pratici le famiglie potrebbero pagare fino ad 80 euro l’anno in più. Adesso si aspetta il parere dell’Authority per l’energia, chiamato a fornire i dati di aggiornamento per gli ultimi tre mesi di quest’anno.
Per Rie-Ricerche Energetiche Industriali, i prezzi potrebbero crescere del 6 per cento per il gas e del 3,7 per l’elettricità . Nomisma, invece, prevede aumenti per il gas del 5,8 per cento e per l’elettricità del 2,2.
Per l’aggiornamento delle tariffe è determinante il parere dell’Authority. La decisione deriva dall’analisi dei prezzi del greggio negli ultimi sei mesi. Il barile è arrivato a costare fino a 150 dollari, ma è anche sceso sensibilmente, in un’altalena nella quale le spinte speculative si sono fatte minacciose.
Ci sarà da vedere come l’organo di controllo valuterà le oscillazioni, se terrà conto del picco ed in che misura. Se fosse compreso il prezzo nella media generale, sensibilmente più bassa, l’aumento delle tariffe avrebbe effetti più pesanti per i cittadini.
L’Autorità , dal canto suo, invita a diffidare delle stime degli esperti relative agli aumenti delle tariffe di luce e gas e comunica che il prossimo aggiornamento trimestrale delle bollette sarà reso noto oggi, 29 settembre, e sarà in vigore dal primo ottobre.
Le stime – si legge in una nota, “molto spesso difformi dai reali aggiornamenti, degli aumenti delle bollette di luce e gas che ancora una volta sono state diffuse da istituti del settore, non rappresentano (come talvolta erroneamente interpretato) altrettanto frequenti variazioni della spesa delle famiglie. Ogni eventuale variazione di prezzi o tariffe viene infatti calcolato dall’Autorità per l’energia, sulla base di precisi criteri, alla fine di ogni trimestre, con decorrenza per l’inizio dei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre di ogni anno”.
Intanto il Codacons, in uno studio condotto dalla Cgia di Mestre, dimostra come i rincari maggiori abbiano colpito le regioni del Sud Italia rispetto quelle del centro-nord.
La Calabria è la regione che ha registrato gli incrementi più elevati: il 21 per cento. la Campania il 20,3, la Sicilia il 19 e la Puglia il 18.
Questo avviene perchè nelle regioni del sud la concorrenza tra operatori economici è pressochè inesistente. Basti pensare che le città del Mezzogiorno registrano un numero bassissimo di supermercati e ipermercati rispetto al numero di abitanti e gli hard discount in alcune zone nemmeno esistono. Ciò determina non solo una minore scelta per i consumatori, ma anche un regime dei prezzi che, non essendo basato sulla concorrenza, determina rincari più consistenti.
Altro fattore che assegna alle regioni del Sud la maglia nera dei rincari, è l’infiltrazione della criminalità organizzata nei vari passaggi della rete distributiva, che si ripercuote direttamente sui listini.


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