Alitalia, numeri confusi
Non è chiaro quanti saranno i licenziati, gli incontri coi sindacati andranno avanti ad oltranza. Una sola cosa è certa, il fallimento si avvicina, anche alla luce dei conti della compagnia aerea nazionale.
Dopo l’incontro tra governo e sindacati si aspetta il parere delle organizzazioni dei lavoratori. La catena dei media non sembra interessata a dare informazioni chiare sulla vicenda, ma sembra piuttosto attenta a rilanciare le migliaia di dichiarazioni dei diversi protagonisti.
Per essere concreti. I conti di Alitalia.
Secondo l’Aea, l’Associazione delle compagnie europee, a luglio i passeggeri sono diminuiti del 21.9 per cento rispetto allo stesso mese del 2007. Se confrontato coi viaggiatori del giugno 2008 il calo è del 21.7 per cento. Preoccupante anche la diminuzione del 17.4 per cento di passeggeri Alitalia nel periodo compreso tra gennaio e luglio di quest’anno. Meno clienti meno entrate.
I licenziamenti.
il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, gli esuberi previsti dal “Piano Fenice’ saranno 3.250. I dipendenti di Alitalia e Air One sono 17.500, di loro 11.500 andranno nella nuova azienda e 2.750 saranno impiegati altrove. Mille e seicento nella manutenzione ordinaria, 450 nel cargo e 700 in amministrazione, call center e sistemi di gestione informatica.
Alcune piccole precisazioni.
Persino il numero dei lavoratori delle due compagnie sono poco chiari. Mentre Sacconi pensa siano 17.500, altre fonti li valutano in 21mila. Il ministro, secondo alcuni, avrebbe calcolato gli esuberi considerando solo i lavoratori assunti, senza tener conto dei contratti a tempo determinato e i 2.750 che saranno impiegati altrove. In questo modo la cifra fornita dal ministro avrebbe un senso. Oggi la anutenzzione conterebbe 1.600 lavoratori, il cargo 450 e le altre attività 700. Per cui, davvero in questo disordine è difficile orientarsi.
Il costo per i cittadini.
Secondo il settimanale inglese ‘The Economist’ il salvataggio costerà 5 miliardi, circa 125 euro per ognuno dei 40 milioni di contribuenti italiani. Prima dell’operazione “appoggiata dal premier Silvio Berlusconi per preservare l’italianità dell’azienda”, infatti, 3 miliardi di denaro pubblico erano stati destinati alla Magliana; con il piano Fenice, poi, “1,2 miliardi di debiti e gli asset in perdita saranno travasati in una ‘bad company’ che sarà scaricata sul ministero dell’Economia”.
Secondo l’autorevole giornale britannico la volontà si salvare Alitalia “non è mai stata economica. Il suo obiettivo era semplicemente onorare la promessa elettorale fatta da Berlusconi, che aveva annunciato di avere una soluzione migliore rispetto all’offerta di Air-France Klm, definita ‘offensiva’ (ma che avrebbe esonerato i contribuenti dai debiti di Alitalia). Berlusconi – ricorda The Economist – aveva insistito nel dire che alcuni imprenditori italiani stava aspettando per avere una chance e, con diversi mesi di ritardo, è stata messa insieme una cordata”.
Sugli interessi degli imprenditori della cordata, evidenzia poi la rivista inglese, “c’è uno scetticismo diffuso”. “Non ho mai visto tigri vegetariane – sottolinea con sarcasmo Marco Ponti, professore di Economia dei trasporti al Politecnico di Milano – e non conosco nessun uomo d’affari disposto a perdere soldi sull’altare dell’italianità ”. E come molti altri esperti, Ponti sospetta che gli investitori hanno avuto garanzie dal governo, per cui – se le cose dovessero andare male – riceveranno “favori in altri settori”.
Tutto questo, conclude l’Economist, “dovrebbe interessare vivamente la Commissione europea, ma una delle prime mosse di Berlusconi è stata assicurare la nomina di un suo uomo, Antonio Tajani, a commissario europeo per i Trasporti. Alcuni concorrenti di Alitalia potrebbero ancora protestare rivolgendosi all’Ue ma, prima che Colaninno arrivasse a Bruxelles per illustrare l’operazione Fenice, Tajani l’ha elogiata perchè favorisce il mercato e il principio di concorrenza”.
I tempi per chiudere.
Sacconi ha affermato che il confronto con i sindacati deve concludersi giovedì prossimo. Il ministro vuole una ”trattativa intensa”, con un confronto non stop ”che dovrebbe concludersi giovedi”’.
Le valutazioni dei sindacati.
Diviso il fronte delle principali sigle. Ggil interlocutoria, Cisl e Uil ottimisti
Mentre Bonanni, della Cisl dice: “Gli esuberi sono inferiori alle cifre fatte precedentemente.Questo è rassicurante, ma la cosa che ci rassicura ancor di più è che si sostanzia un’azienda importante e solida”. Alla luce delle valutazioni di The Economist ci sarebbe da riflettere.
Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, ha commentato: “Credo che ci stia per essere consegnato il piano industriale, lo esamineremo dopo daremo una risposta sulle parti che si possono condividere e su quelle che devono essere modificate. Da lì bisogna partire, perché anche gli esuberi sono in funzione delle scelte che fa il piano industriale, della qualità e quantità della flotta e dei collegamenti: più si restringe il perimetro aziendale e più lavoratori ci sono da ricollocare”.
Sui licenziamenti Epifani sostiene che “stiamo parlando di un’azienda che tecnicamente è fallita, però non possiamo dire a cuor leggero che lasciamo perdere il destino dei lavoratori. Sono dell’opinione che si debba trattare al meglio (…) per rilanciare la compagnia e garantire al massimo possibile la stabilità e la serenità dei lavoratori, soprattutto in quelle aree che sono più colpite”.
Parlando della cordata, Epifani ha sottolineato che “c’è gente che lo fa perché è convinta, gente che lo fa per interesse finanziario, e c’è anche chi lo fa perché forse ha dei secondi fini. L’importante è che chi si misura con questo piano sia convinto del lavoro perché in un settore così difficile le aziende ce la fanno quando si concentrano sull’attività ”.
Andrea Cavola, segretario del sindacato intercategoriale Sdl, rileva che i numeri sugli occupati e sugli esuberi ”non tornano”. In particolare il segretario fa notare che i 17.500 dipendenti oggi stimati per Alitalia e AirOne insieme, all’epoca del piano AirFrance erano solo conteggiati nella Compagnia di bandiera, mentre mancherebbero all’appello circa 3.000 persone. In più – fa poi notare Cavola – ai 3.250 esuberi andrebbero conteggiati anche quelli destinati ad andare a lavorare altrove, quindi il personale che non sarebbe più nella nuova Compagnia sarebbe superiore alle 5.000 unità .
Massimo Muccioli, presidente dell’Anpav, l’associazione degli degli assistenti di volo molto critico. ”Dalle prime impressioni – ha detto Muccioli – appare un numero di esuberi eccessivo. I fatto positivo è comunque che il piano è diventato reale. Nei prossimi giorni auspichiamo una rimodulazione su lungo raggio”.
Massimo Notaro, presidente dell’Up (Unione piloti), aspetta gli sviluppi. ”Non ci sono esuberi tra i piloti – ha detto Notaro – solo personale da ricollocare, è impensabile disfarsi di grandi professionalità che tutto il mondo sta cercando”.
Fabio Berti, presidente dell’Anpac, è preoccupato “per elementi di criticita forti su lungo raggio e sul cargo. Ci aspettiamo che dal confronto possa cambiare qualcosa, vedremo nei prossimi giorni”.
Il mistero Air France – Klm.
Secondo il quotidiano francese La Tribune, Air France-KLM potrebbe acquisire una quota tra il 10 e il 20 per cento della nuova Alitalia e diventare socio di maggioranza entro cinque anni,
“Il capo di Intesa potrebbe andare oltre (rispetto ad un’offerta per una quota di minoranza) dando ad Air France l’opzione di diventare un socio di maggioranza entro cinque anni, entro il 2013″, scrive La Tribune senza citare fonti. La compagnia aerea franco-olandese non ha voluto commentare la notizia.
Berlusconi ha più volte sottolineato che Alitalia resterà sotto il controllo italiano e che qualsiasi partner straniero potrà avere solo una quota minoritaria.


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