Alitalia, la sproporzione della proporzione
Oggi a Palazzo Chigi l’incontro con gli assistenti di volo. La trattativa si muove, ma potrebbe portare ad una soluzione che, oltre la ’salvezza’ dell’azienda, distrugge il patrimonio collettivo dei Diritti.
La domenica è la giornata del riposo. Il varco equipaggi a Fiumicino, che per qualche motivo misterioso gli avieri chiamano familiarmente Cbc (Crew briefing center) come usava un tempo lontano, non è affollato. La botta è arrivata, l’idea della sconfitta si fa largo, l’incertezza ha preso i cuori, prima ancora della testa. Nessuno lo dice, cercano tutti di allontanare l’immagine grigia di una vita che sta per cambiare. Sono esperienze, abitudini e ricordi legati all’anima e pronti a volar via. Questi esseri umani sono confusi mentre aspettano il nuovo ed ottuso padrone. Fragili e spaventati.
Gli assistenti di volo sembrano i Tennessee Mounted Volunteers, i combattenti guidati Davy Crockett, con di fronte il generale Antonio López de Santa Anna (Berlusconi, la Cai di Colaninno, la Cisl, la Uil, la Cgil, l’Ugl, i piloti di Anpac e Up e e tutti gli altri). La passione potrebbe esere la stessa.
I New Orleans Greys delle lontane paludi della Louisiana, il tenente colonnello William Barret Travis, le truppe di Sam Houston in questa traduzione italiana dell’epopea del west texano non ci sono. Fort Alamo qui è solo spirito e non diventerà leggenda.
“Anyone can become an American, but you have to be born a Texan” è molto di più che la frase sprezzante della prateria, l’orgoglio degli uomini duri e dei vaccari degli sterminati e bellissimi spazi di quel pezzo di mondo. Qui vorrebbero dire oggi: “Tutti possono fare gli assistenti di volo, ma solo alcuni ‘erano’ di Alitalia”.
In questo angusto e cementificato angolo di Fiumicino, sporco di cartacce e mozziconi, con insegne al neon mai pulite da mesi e ingresso all’areostazione per gli equipaggi d’ogni colore (dai variopinti piloti etiopi alle eleganti hostess asiatiche) si respira un’aria pesante.
I vecchi viaggiatori-dipendenti di Alitalia stanno per diventare profughi, extracomunitari al chek point del futuro. I militari armati che controlleranno i loro documenti li tratteranno come i cittadini del Darfour, come i disperati di Gaza, come i somali abbandonati.
No, non è un’esasperazione demagogica, un mescolare le tragedie delle guerre con le pretese economiche dei viziati impiegati volanti italiani.
Esiste una sproporzionata proporzione quando i diritti civili sono violati e non contano l’entità del dolore e delle negazioni o i privilegi di partenza, ma il principio assoluto della soppressione del diritto. Sarebbe come dire che il furto è indipendente dall’entità del malloppo, rimane sempre un reato. E se il furto è della dignità, il paragone è estremo, ma possibile.
E’ vero, laggiù nell’Africa delle mangrovie e dei leoni, lo sterminio per fame, guerre e malattie ha un peso immenso e devastante. I grandi occhi neri dei bambini, i loro sorrisi, le mani tese a cercare una carezza, gli sguardi delle donne, gli slum e i disperati delle discariche sono testimonianza di una sofferenza che nessuno nel mondo ‘civile’ riesce vagamente neppure ad immaginare.
E qui siamo davanti a signori e signorine con un bel tailleur aziendale, con un foulard che vale almeno trenta giorni di riso e fagioli, una casa ben arredata e tante sicurezze in più. Eppure sono umiliati, affranti e discriminati nello stesso modo.
E’ questa la sproporzione della proporzione. Perchè la Libertà e il Diritto non possono avere un’unità di misura, una speciale bilancia che delimita il primato delle negazioni e la conseguente costruzione di artefatti elenchi di privilegi e fortune. Non c’è una graduatoria del rispetto, esiste solo l’assoluto del rispetto.
Chi ignora i sentimenti e le domande ama essere ‘relativo’, pretende di giustificare tutto, si assolve dando una caramella ad un cane randagio ed augurando il licenziamento in virtù di una presunta ‘moralizzazione’ del Paese. Si tratta di chi, in questi giorni, ha sommerso radio, televisioni e blog di messaggi nei quali questi ‘fortunati’ dovevano esser ricondotti ‘alla ragione’, quindi messi su una strada, “licenziati senza indugio”.
Però la Libertà è eguale per tutti, come i Diritti, a prescindere dalle condizioni di partenza. In parole povere, il rispetto non prevede uno standard minimo, o c’è o non c’è. Anche in Occidente esiste la barbarie, sarebbe il caso di ricordarlo, qualche volta. Anche perchè da queste parti esiste la fabbrica che l’esporta. Altrove, molto spesso si è costretti solo a subire.
In questa domenica spenta i sindacalisti cercano di spiegare a lavoratori inferociti che il gioco s’è concluso, che si tratta di difendere l’utlima ridotta, per tentare un diperato e velleitario tentativo di resistenza. Le mamme-hostess curano, tra una discussione e l’altra, i bimbi che hanno portato all’assemblea. I pargoli hanno zainetti colorati, scarpe Nike, giocattoli da trasferta.
In pochi capiscono perché dovranno subire la mannaia della cassa integrazione, dei trasferimenti, dei turni di lavoro ossessivi, del taglio dello stipendio. A loro appare strano, perché i manager che hanno distrutto l’azienda circolano tranquilli con le loro liquidazioni milionarie in tasca e i politici che li hanno nominati oggi sono tra i paladini della ‘modenità efficiente’.
La Lega nord per esempio, o i fieri lombardi, che nel buco di nero di Malpensa hanno visto sparire centinaia di milioni di euro, orgogliosi per il loro aeroporto nel deserto (adesso financo lo rivogliono centro della ‘nuova azienda’), arrivando a cambiar le carte in tavola, pur di affermare il primato padano.
Il Cavaliere ‘faccio tutto io’, che per vincere le elezioni ha dispensato promesse e costruito un pasticcio, lontano dall’esser risolto, anche dopo gli accordi.
L’opposizione ‘ombra’ paurosa, che ignara del principio della difesa dei Principi, ha avuto timore di schierarsi a fianco del personale di Alitalia, non particolarmente simpatico all’opinione pubblica e quindi ingombrante e poco attraente.
I sindacati, tutti, fermi ad un metodo di contrattazione nel quale si difendono gli interessi dei propri associati e si dimenticano i diritti generali, così da perdere comunque, perché la libertà ha senso finchè non limita quella dell’altro.
In questa domenica c’è il crepusolo del ‘vecchio’ e l’alba del ‘nuovo’. Domani a palazzo Chigi si incontreranno gli ultimi difensori di Alamo e i vincitori.
Ma a differenza della storia vera del fortino texano da qui non nascerà un nuovo stato indipendente, ma morirà un altro pezzettino d’Italia che forse a molti non sarà simpatico, ma che per alcune settimane ha rappresentato un complesso laboratorio nel quale nuovi i Frankenstein di Cai e del governo di centro destra hanno cominciato a costruire ‘la creatura’. La scuola, la sanità, le fabbriche saranno gli organi da arraffare in futuro per completare l’opera.
Per questo la sproporzione della proporzione ha un senso e non rendersene conto è un pericolo per la democrazia del Paese. Non si tratta di stipendi e contratti: qui si stratta di Principi e dispiace vedere che in pochi se ne sono accorti.


amaro come il momento che stiamo vivendo ma lucidissimo come al solito. Grazie Barbera. Daniele Lazzaretti
…lo spettacolo è finito,si chiude il sipario,si spengono le luci e resta la grande amarezza di chi in quella rappresentazione ci ha messo la sua vita,la sua dignità..voglio ringraziarla per la sua onestà e correttezza…..susi ciolella assistente di volo Alitalia
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