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Alitalia, incontro inutile

Autore: barbera. Data: martedì, 2 settembre 2008Commenti (0)

Dopo aver contribuito a far fallire la trattativa con Air France – Klm le organizzazioni sindacali sembrano con le spalle al muro. Il “Piano Fenice”, definito “uno scandalo di dimensioni europee” dal quotidiano  conservatore tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, è l’ultima spiaggia. L’Alitalia in una strada senza uscita?

“Non credo che i sindacati possano accettare che vadano fuori in ventimila”, così si è espresso il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. La frase del Cavaliere è quella che più di ogni altra cosa offre un quadro chiaro della situazione in cui è la compagnia di bandiera italiana.

Mentre le organizzazioni dei lavoratori, ad eccezione della Cgil, ancora cauta, manifestano un atteggiamento positivo, Primo Mastrantoni, segretario dell’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (Aduc), ha dichiarato: “Ma quale piano industriale da verificare, ma quale etica industriale da sollecitare, ma quale reazione durissima! La verità è che oggi i sindacati andranno all’incontro con il governo come Enrico IV andò a Canossa: con la cenere in testa e in ginocchio. Cosa diranno di nuovo rispetto al piano del precedente governo? Nulla, perchè il piano Fenice scarica su tutti, lavoratori Alitalia compresi, i debiti e monopolizza tratte aeree rendendo onerosi i costi dei biglietti a scapito degli utenti e, a prezzi stracciati, regala la compagnia alla “cordata italiana”. Cosa andranno a contrattare se tutto è stato stabilito?”.

Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, non vuole accettare il “prendere o lasciare. E’ una trattativa vera appena iniziata”. Secondo il leader della Cgil, “si deve ripartire dai punti su cui non si chiuse con Air France”. Epifani afferma che Colaninno appare “il piu’ sincero di tutti. Non fosse altro perché è il più esposto. In fondo è lui che ha da rimetterci di più, accollandosi il rischio della gestione”.

Epifani  precisa di non essere d’accordo Colaninno quando dice: “Il quadro delle regole è questo, noi ne approfittiamo”. “Le regole – sottolinea Epifani – non possono essere fatte ad hoc per ogni situazione. Se è così il mercato è senza leggi. I nostri imprenditori in questa fase sono attenti più al loro tornaconto che alle regole”.

“Anche la presenza di Marcegaglia, cioè dell’azienda del presidente di Confindustria – aggiunge il sindacalista – nel momento in cui si fanno regole ad hoc si espone a questo problema. Ecco il punto debole, che avrà ricadute se e come verrà fatto il patto di controllo dell’azienda”. “Diversamente – spiega ancora Epifani – non capisco come si potrebbe governare un’azienda con un capitale così frammentato. Sarà necessario un nucleo stabile, che leghi fra di loro chi nutre un vero interesse nel rilancio dell’Alitalia. Il rischio è che si arrivi altrimenti all’ennesimo bizantino patto di sindacato senza una guida certa”.

Sulla reale possibilità che il ‘salvataggio’ delle linee aeree nazionali abbia chance di trovare una soluzione positiva rimane aperto il rebus Bruxelles: la Commissione europea non è affatto certo possa dare il via libera al piano voluto dal governo.

Mastrantoni, del’Aduc, sui sindacati ha aggiunto: “Cosa faranno, uno sciopero? Tratteranno su quanti “esuberi” potranno usufruire della cassa integrazione per il maggior periodo previsto? Si farà un po’ di sceneggiata, lo mettiamo nel conto. Purtroppo, lo diciamo con amarezza, i sindacati hanno perso la funzione di un tempo: tutelare i propri iscritti e aprire a nuove prospettive il mondo del lavoro. Oggi, per la maggior parte sono centri di potere e come tali hanno un obiettivo primario: la conservazione di se stessi”.

Ugo Martinat, sottosegretario allo Sviluppo economico, presente alla riunione con i sindacati indetta dal ministro Sacconi, ha sostenuto: “Il piano messo a punto dall’esecutivo è l’unica soluzione ad una situazione tanto grave per la nostra compagnia di bandiera, l’ultima possibilità di salvataggio per un simbolo del Paese. Con questa convinzione, nell’assoluto rispetto dei lavoratori e degli investitori, il governo ha agito in questi giorni”.

Il Commissario Augusto Fantozzi ha fatto notare che a fine agosto Alitalia aveva in cassa 195 milioni di euro, mentre a fine settembre si stima rimangano nelle casse della Compagnia Aerea tra 30 e 50 milioni di euro. A fine luglio erano 314 milioni. Con un bilancio del genere gli aerei sono porssimi a rimanere negli hangar. Poi avrebbe concluso: “Soldi in cassa ce ne sono molto pochi, al massimo fino a fine settembre. Cercherò di ridurre al minimo i sacrifici. I tempi sono brevissimi. Servono accordi sindacali condivisi per passare la compagnia ancora in vita all’acquirente. Farò tutto il possibile, ma se non c’è benzina sarò costretto a portare i libri in tribunale”.

Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, non nasconde che questa è “l’ultima soluzione possibile” ed ha aggiunto: “Questa volta dobbiamo andare fino in fondo perchè credo sia l’ultima occasione, siamo per trovare una soluzione”.

Secondo quanto riferiscono fonti sindacali, Letta avrebbe anche detto che il Governo non è “in grado di aprire il confronto sul piano industriale. il nostro dovere è mettere il commissario (Augusto Fantozzi, ndr) in condizione di conoscere la situazione e poi dovrà valutare le offerte”.

Martinat, dal canto suo sostiene: ”Per far ripartite Alitalia, abbiamo bisogno che i sindacati capiscano quanto sia necessario un impegno comune. Lo sforzo deve passare anche per l’accettazione di un numero, il minore possibile, di esuberi. Da parte nostra, l’impegno sarà quello di garantire nel modo migliore la compagnia ed i suoi dipendenti, puntando ad un rilancio di Alitalia che permetta di renderla efficiente e competitiva”.

Poi, anche riferendosi alla fallita vendita ai franco-olandesi: “Nel far questo è priorità del governo la tutela dei lavoratori di Alitalia e lo dimostra la strenua opposizione messa in atto contro l’idea, insana, di svendita della compagnia, che avrebbe creato certamente maggiori pene per i lavoratori. Per questa ragione chiediamo la collaborazione dei sindacati, ma anche la comprensione che siamo ad un punto in cui si debbono fare scelte da cui dipende il destino dell’Alitalia e di tutti i lavoratori della compagnia”.

I punti che avrebbero dovuto essere al centro della discussione tra governo e sindacati erano piano industiale ed esuberi. Nassuno dei due ha avuto modo di essere affrontato.

Ricapitoliamo, anche se risulta difficile comprendere il motivo dell’incontro tra le organizzazioni dei lavoratori e i sindacati, con le parole del segretario della Uil, Angeletti. Il dirigente, riferendosi al piano appoggiato dal governo Prodi e a quello Berlusconi, ha detto: “Se si vendeva ai francesi, lo Stato incassava dei soldi. Ora invece li dovrà tirare fuori”.

Per quanto riguarda i licenziamenti, anche se sono solo stime, si è passati dai duemila del piano Air France-Klm ai circa settemila del ‘Fenice’.

Per ora, oltre la cortina fumogena delle notizie di propaganda, il quadro della vicenda è assolutamente confuso. Per le alleanze internazionali, indispensabili per la gestione delle rotte a lungo raggio, si è parlato di Lufthansa, poi di nuovo di Air France – Klm, quindi di British Airways. A proposito delle linee aeree inglesi, il Wall Street Journal, scrive che starebbero considerando una partnership con l’Alitalia. “British diventa così l’ultima compagnia europea – ha scritto il quotidiano finanziario statunitense – a interessarsi per una parte della insolvente compagnia italiana”.

In pochi giorni gli ‘accordi conclusi’ con i tre diversi partners potenziali si sono rivelati contatti preliminari, per nulla definiti. Eppure, di volta in volta, sono stati mostrati ai cittadini come opzioni solide e credibili.

Durantre la passata campagna elettorale, per scopi del tutto distanti da voler ‘salvare’ Alitalia, il centro-destra considerò l’azione del governo Prodi fallimentare. Le organizzazioni sindacali, nella fase conclusiva della trattativa, misero i franco-olandesi in condizione di abbandonare. poi, Berlusconi inventò anche lo slogan: “Amo l’Italia, volo Alitalia”.

Oggi, tra i successi del Cavaliere, c’è il ‘Piano Fenice’. Naturalmente è auspicabile una conclusione positiva della crisi, prima di tutto per le migliaia di persone che da Alitalia traggono le risorse per vivere. Tuttavia, sarebbe utile riflettere sull’ingerenza della politica negli affari industriali. Perchè, per motivi elettorali, si è costruito un caso, perso tempo, raccontato di tutto e di più, mentre Alitalia lentamente andava al tappeto.

Speriamo non sia troppo tardi.

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