Alitalia e non solo
Mentre proseguono contatti riservati per venire a capo della vertenza, il problema Alitalia comincia ad apparire più ampio di quanto non si voglia mostrare.
Nelle ultime ore la vicenda Alitalia si muove su due binari. Il primo, quello ‘pubblico’ continua a presentare dichiarazioni di routine, mentre il secondo, ‘privato’, muove le diverse diplomazie in un gioco sotterraneo del quale è difficilissimo afferrare i contorni.
Oggi il varco del personale, a Fiumicino, mostra l’abituale presidio dei lavoratori. Cesare Albanese, dell’Sdl, dice: “Questo è ormai un punto di incontro, di solidarietà , di compattezza. Molti colleghi vengono qui nel giorno di riposo, si fermano ore prima di prendere servizio o finito il turno, il tutto mentre viene garantita la massima operatività ”.
Albanese, rispondendo indirettamente alle sollecitazioni di alcuni parlamentari della maggioranza di centro-destra, che avevano chiesto di ‘isolare’ i dipendenti sfavorevoli ad un accordo con la Cai, aggiunge: “In soli due giorni, oltre un centinaio di aderenti a sindacati favorevoli all’accordo hanno rassegnato le dimissioni, iscrivendosi nelle nostre file”. Notizia passata in sordina, ma non è la sola.
Altri rappresentanti dell’Sdl hanno ricordato una lettera della Ufo, l’Organizzazione indipendente degli assistenti di volo. Nella missiva si legge: “La Ufo, sindacato assistenti di volo in Germania, annuncia la propria solidarietà  e la partecipazione nei confronti delle colleghe e dei colleghi di Alitalia nella loro lotta per il futuro dei loro posti di lavoro e la certezza di condizioni di lavoro degne. Ancora una volta bisogna risanare un’azienda mal gestita da un management incapace, sulle spalle dei suoi dipendenti”.
Pier Luigi Bersani, ospite questa mattina ad Omnibus su LA7, ha fatto notare che “questa bastonatura quotidiana della Cgil portata avanti in particolare dai giornali e dalle televisioni di Berlusconi è una vergogna. La Cgil sarà pure criticabile, ma bisogna ricordarsi anche di chi ci ha portato a questo punto: chi oggi bastona, infatti, è lo stesso che tre mesi fa applaudiva”.
Il ministro ombra dell’economia del Pd ha poi spiegato: “A furia di fare vestiti su misura, il governo ha concepito un singolare metodo di commissariamento trasformando il commissario in un liquidatore. Fantozzi adesso deve provare a ritagliarsi un ruolo di gestione e magari vendere alcuni asset per provare a prendere tempo. E’ mai possibile che il sistema non abbia la possibilità di guadagnare tre mesi di vita?”.
Secondo Bersani “l’unico modo di uscirne è trovare un interlocutore di mestiere e cominciare a ragionare. Bisognava fare un imparentamento con un grande vettore internazionale e con il ritiro dell’offerta di Air France siamo passati dal paradiso al fallimento. Io continuo a dire che i lavoratori dovrebbero firmare, ma adesso serve un colpo di fantasia. Il ministro del Lavoro non può rimanere immobile e con le braccia conserte”.
Bersani, pur preoccupato per la volontà del governo di trascinare la vertenza fino ad un punto di non ritorno, non sembra accorgersi che dietro un accordo con la Cai, per le caratteristiche intrinseche sulle quali si è svolta la trattativa, c’è un altro problema.
Un sindacalista ha dichirato a InviatoSpeciale “che questa dell’Alitalia non è solo la vertenza che determinerà il futuro dei lavoratori di questa azienda, del suo indotto e dell’intero settore del trasporto aereo. Qui secondo me è seriamente in discussione il futuro prossimo venturo dei rapporti fra politica, impresa e sindacato, ed il ruolo che quest’ultimo sarà in grado di ritagliarsi all’interno dei rapporti fra le sue varie anime e coloro che esso rappresenta”.
A dimostrazione della complessità della questione un sondaggio pubblicato oggi da ‘la Repubblica.it”.
Eccome uno stralcio.
“ll 49 per cento degli intervistati dicono di “condividere molto” (17 per cento) e abbastanza (32 per cento) l’operato del governo nella gestione di questa fase del dossier. Il 45 per cento lo condivide invece poco (24) e per nulla (21). Per la prima volta dopo mesi il gradimento del governo (anche se qui si tratta di un unico argomento) scende sotto il 50 per cento.
IPR marketing proprio la scorsa settimana aveva misurato per Repubblica. it la luna di miele con Berlusconi e il suo esecutivo fissando l’asticella al 54 per cento per il governo e al 60 per il premier. Questi dati, ovviamente, sono generali e rispecchiano un “sentiment” complessivo, ma sulla vicenda Alitalia la condivisione scende più in basso. Anche se, quando poi si misura la condivisione dell’operato dei vari protagonisti, il Presidente del consiglio vince (52 per cento), staccando il secondo classificato che è Cai. Il 39 per cento degli intervistati dicono di “condividere” la linea e il comportamento della Compagnia aerea italiana presieduta da Colaninno. Però il 52 è convinto che Berlusconi stia facendo una figuraccia o sia molto prossimo al farla: in campagna elettorale aveva tirato fuori la bacchetta magica e il ghè pense mi. La realtà è un po’ più complessa di come l’aveva fatta lui. Detto questo, la fiducia in Berlusconi resta invariata per il 52 per cento degli intervistati. Il 30 per cento dice di averne meno di prima.
La partita dei sindacati. Piloti e assistenti di volo, il cosiddetto fronte del NO, sono al quarto posto (28 per cento) dopo il ministro del Lavoro (terzo). Il comportamento di Cisl e Uil, che hanno firmato l’accordo Cai con Ugl è al sesto posto (23) e la Cgil al settimo (21per cento). Percentuali che dimostrano come la partita sindacale nella dossier Alitalia sia assai complessa, anche di difficile comprensione perché va molto al di là della sopravvivenza della compagnia”.
Un piccolo episodio di cronaca può essere utile per intuire come il clima intorno alle trattative Alitalia stia sviluppando tra alcuni imprenditori una disposizione alla rottura delle relazioni sindacali.
Rosario Pellegrino, proprietario dell’azienda Pecoplast di Salerno ha inviato ieri una lettera alla Cgil dai toni pesantissimi, fino all’insulto, per esprimere il suo rifiuto a una richiesta di incontro. Rispondendo alle richieste della Filcem, il sindacato di categoria della Cgil, l’imprenditore ha scritto tra l’altro “Questa non è l’Alitalia, mi chiamo Pellegrino, non Colaninno”.
La Confindustria di Salerno, per voce del suo presidente Agostino Gallozzi, ha annunciato l’intenzione di procedere all’espulsione dell’imprenditore che è anche presidente del gruppo chimica dell’associazione degli industriali.
Per concludere la ‘disinformatia’ dei media prosegue.
Il presidente dell’Anpac, Fabio Berti, smentisce di aver riferito che per i piloti era rischioso volare in queste condizioni di particolare stress legato alla vicenda Alitalia. Il comandante ha comunicato: “Mai detto che i piloti di Alitalia sono stressati e che i passeggeri devono per questo temere, come riportato da molte testate giornalistiche. Il riferimento ai pericoli legati alla sicurezza era legato esclusivamente a ipotetici futuri contratti che non tengano sufficientemente in considerazione i livelli di fatica e stress degli equipaggi, e non al contratto attualmente in vigore”.
Il Corriere della Sera on line ‘interpreta’ e così la dichiarazione di Berti diventa: “Alitalia, i piloti fanno dietrofront: Nessun rischio per la sicurezza”.
La Repubblica.it, invece immagina: “Noi stressati, ma voli sicuri”.
Insomma, il gioco di urlare ai lettori informazioni deformate non da tregua ai lavoratori della Compagnia di bandiera. Ieri sera in alcuni programmi televisivi i telespattatori hanno dovuto subire schede sull’affaire omissive ed in alcuni casi fantasiose, mentre i conduttori apparivano molto poco informati sugli argomenti che stavano trattando.
Ci scusiamo coi lettori per il ritardo con il quale pubblichiamo la nostra consueta rubrica su Alitalia, ma un prblema tecnico non ci ha permesso di essere più tempestivi.


Che dire, non riesco più a comprare i giornali, al massimo li leggo online. Peccato perchè sul giornale non leggo mai la cronaca. Ormai per quella funzione è molto meglio internet, più vasta la rete e oltretutto pressocchè gratuita. Grazie ancora Barbera o chi per te per questi resoconti, che comunque andrà la nostra vicenda rimarranno una traccia indelebile e obiettiva su questo mare di informazione deformata e asservita al potere. Spero sempre di incontrarti al Briefing Equipaggi. I numeri ce li ho, ti chiamo quando posso.
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