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Sei in condotta

Autore: . Data: venerdì, 29 agosto 2008Commenti (0)

L’efficienza del governo non ha frontiere. Dopo i tagli imposti nella manovra economica d’estate, che ha limitato sensibilmente i fondi per l’istruzione, la scelta per salvare la scuola italiana dall’inefficienza è arrivata. Il ministro Mariastella Gelmini ha preso alcune decisioni.

E’ stato resuscitato il voto in condotta. Fino ad oggi aveva un valore del tutto simbolico, oggi se non si è ‘buoni’ si perde l’anno. In un sondaggio tra i lettori di ‘Repubblica on line’, la stragrande maggioranza dei visitatori del sito è favorevole al ritorno dell’antico sei per i balordi. La propaganda funziona, la logica meno. Se si vuol ricorrere al buon senso, una domanda è lecita.

Chiunque faccia l’insegnante di questi tempi sa bene quali siano le reazioni di un buon numero di genitori quando il prof. o la prof. richiamano il discolo, gli danno un cattivo voto, si permettono di criticarne le intemperanze. Una visita immediata delle famiglie, discussioni, liti, qualche volta minacce. Insomma, i genitori, un certo numero, non amano particolarmente l’autorità degli insegnanti.

Il problema, allora, è il voto in condotta o un progressivo degrado della consapevolezza su quali siano i rispettivi ruoli nella sociatà italiana? L’autorevolezza e cosa diversa dall’autorità. Gli insegnanti italiani guadagnano poco, sono abbandonati a se stessi, hanno un ruolo sociale sempre più marginale.

Le ‘novità’ non si fermano al voto in condotta.

Una nuova materia farà la sua comparsa: l’ Educazione alla costituzione e alla cittadinanza. L’ iniziativa è encomiabile, senza dubbio. Anche in questo caso, però, il buon senso aiuta. A quegli italiani che trovano la cosa innovativa, sarebbe il caso di chiedere: “Cosa fanno, di solito, i ragazzi durante le ore di educazione fisica, per esempio?”. Vanno in palestra dove con esercizi utili e straordinari imparano a conservare la propria giovinezza o sono in tutt’altre faccende affaccendati, evadendo come possono dalla materia? Sarà l’ora di quella che un tempo si chiamava ‘Educazione civica’ a restiutire i ragazzi alla consapevolezza dei diritti e dei doveri?

“La scuola – ha detto la Gelmini- deve rimettere al centro la persona e preparare i ragazzi ad essere cittadini consapevoli dei diritti e dei doveri e conoscitori dei principi costituzionali”. E se gli insegnassimo a parlare davvero l’inlese, che di questi tempi non è cosa disdicevole, forse non avrebbero più chance per crescere in consapevolezze?

Il ministro ha messo mano anche alla scuola elementare. Si tornerà al maestro unico. Ci saranno i voti e un giudizio per ogni singola materia. Gelmini ha dichiarato: “Il Consiglio dei Ministri ha espresso parere favorevole in merito al ritorno al maestro unico per la scuola primaria. Il provvedimento sarà contenuto nel piano programmatico per la scuola e inserito nella Finanziaria su cui stiamo lavorando con il ministro Tremonti”.

Anche qui un pensierino. Voti, giudizi, valutazioni, riduzione di personale. I ragazzini al mattino escono di casa. Hanno una playstation, un computer, guardano la televisione, il pomeriggio sono trasportati da genitori trafelati in palestre private, corsi di nuoto, di danza, di musica. Per chi non ha risorse economiche, tantissimi, lasciati dalle nonne, dalle zie, perchè gli adulti lavorano. Gli organizzati fanno i turni e sorvegliano i giovinetti a rotazione. Quando gli alunni possono rimanere a scuola, per l’orario continuato, le famiglie pagano i pasti. Attività di studio più moderne e utili per stimolare la creatività dei bambini non sono previste dall’isituzione, ma lasciate all’intraprendenza di insegnanti affogati dalla burocrazia. Il ministro si occupa del vestito, anche se sotto non c’è nulla.

Il costo dei libri è stato un cruccio per la Gelmini. Così il ministo ha deciso che saranno rieditati solo se strettamente necessario. “Continueremo la battaglia – ha detto – contro il caro-libri. Io e gli altri componenti del consiglio, in primo luogo il presidente Berlusconi, intendiamo aiutare le famiglie a combattere il caro-libri. Per questo i testi scolastici potranno essere rieditati soltanto se strettamente necessario. Abbiamo pensato a un periodo di tre, quattro o cinque anni entro il quale i libri non possono essere cambiati. I contenuti di alcune materie fondamentali come italiano o matematica non cambiano da un anno all’altro”.

Vero, signora Gelmini. Anche in questo caso un commento. Impedire che i libri siano rieditati significa affermare che si privilegia ‘il mercato dell’usato’. Un libro dura un anno, finito quello si deve comperare quello ‘nuovo’ per la classe successiva. C’è chi vende e chi compra. Non si interviene sul materiale didattico, in un’epoca, come quella digitale, nella quale il supporto cartaceo è costoso, inadeguato, inaggiornabile, persino pesante da portare sulle spalle e nello zaino. I giovani a casa maneggiano il loro personal, scaricano di tutto dalla rete, fanno upgrade dei programmi ogni cinque minuti e poi se ne vanno a scuola col loro bel sussidiario, come si chiamava molti anni fa. Interattività nessuna, innovazione sconosciuta. Il caro libri si combatte coi mercatini di settembre.

I sindacati sono insorti contro le decisioni del governo. La Flc Cgil, per voce del segretario generale, Enrico Panini, farà “muro” per impedire di di tornare, alle elementari, al maestro unico. “Per quanto ci riguarda- spiega il segretario – sul maestro unico si apre uno scontro frontale. Tornare al maestro unico significa ridurre di due terzi l’organico che oggi, in numero di posti, ammonta a circa 250mila unità”.

La Gilda, invece affronta il voto in condotta, il Coordinatore Nazionale della Gilda degli insegnanti, Rino Di Meglio, dice: “E’ una misura che rappresenta un primo passo per restituire serietà agli studi e ripristinare i comportamenti civili nelle scuole, ma è chiaro che da sola non basta”.

Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola, aggiunge: ”Accogliendo l’invito del ministro Gelmini, assegniamo alle sue dichiarazioni odierne prima un voto e poi un giudizio esplicativo. Gelmini Maria Stella: condotta 5, pedagogia 4″.

L’Unione degli Studenti è contraria all’introduzione del voto in condotta perche “ribalta uno dei principi fondamentali dello Statuto degli studenti e delle studentesse, cancellando in un solo colpo i risultati di decenni di lotte per il primato del profitto e della qualità dell’insegnamento. Ci opponiamo al voto di condotta in quanto crediamo in una scuola che si basi sulla partecipazione degli studenti e sull’inclusione costruttiva delle marginalità, non in una scuola che, con un’impressionante balzo indietro ai ‘decreti regi’, sa rispondere alla violenza ed al bullismo solo con la repressione”.

Piccolo mondo antico e moderne strategie di comunicazione governativa. La stanchezza dei giovani studenti italiani per una scuola ferma a vent’anni fa, dove la cultura contemporanea non è ancora arrivata, nella quale i metodi di insegnamento sono lontani miglia dalla vita reale, produce un progressivo distacco dalla voglia di imparare.

Il governo, come d’abitudine, promuove la sua immagine, ma le decisioni si mostrano sempre più inadeguate, di facciata. E non si vede via d’uscita, perchè l’unica cosa che sembra non far parte del dibattito tra le diverse forze politiche è risolvere il ritardo dell’istruzione italiana, invece di occuparsi di bullismo e svogliatezza. Se la scuola funzionasse e fosse coinvolgente lo spazio per i mortaretti sarebbe davvero poco.

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