Pinocchio e le favole
Le notizie circolate in questi giorni tendono a presentare un quadro della situazione drammaticamente diverso da quello reale. Sembra di trovarsi di fronte ad una mastodontica operazione di disinformazione.
Negli ultimi giorni due argomenti hanno riempito le cronache politiche di giornali e Tg: l’approvazione della manovra finanziaria e le gravità del fenomeno delle morti sul lavoro e in incidenti stradali. Si tratta di questioni apparentemente lontane tra loro, ma in realtà molto vicine.
Vediamo, in estrema sintesi, di cosa stiamo scrivendo. La manovra triennale approvata ammonta ad oltre 34 miliardi di euro, di cui circa circa trenta di tagli alla spesa. L’obiettivo del governo è “il rilancio economico del Paese”.
Con una fantasiosa campagna pubblicitaria della squadra di Berlusconi, alla quale hanno aderito quasi tutti i media nazionali, sono stati propagandati alcuni provvedimenti. In particolare la Robin tax, l’eliminazione dei ticket sanitari, la tessera sociale per i ‘poveri’ e il ‘piano casa’. Della questione precari si è parlato, criticato e poi non si è capito più nulla.
Vediamo come stanno le cose. Per la tassa che si rifà a Robin Hood, si tratta di una misura, voluta dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. È un’imposizione fiscale da applicare ai super-profitti delle compagnie petrolifere e viene presentata come “un’operazione finanziariamente ortodossa e moralmente corretta”.
In realtà uno studio del ‘Servizio Bilancio’ del Senato, un gruppo di specialisti della Camera Alta, mette in risalto il più che probabile rischio di una ricaduta sui consumatori, che finirebbero col pagare loro la nuova tassa. L’inasprimento fiscale sulle società energetiche e la possibile liquidazione di minori dividendi per gli azionisti porterebbero ad un ulteriore ritocco dei prezzi al consumo.
È già possibile fare una piccola verifica. Negli ultimi tre mesi il prezzo del barile di petrolio è sceso da 147 dollari a circa 120 dollari, il 19 per cento in meno. Se andiamo a far benzina, però, il costo del carburante è diminuito solo del 5 per cento, come fanno notare le associazioni dei consumatori Federconsumatori, Adoc, Adusbef. Come mai? Che sia un modo per prevenire i ‘danni’ subiti dalle compagnie a causa della tassa che toglierà ai ricchi per donare ai poveri?
Per i ticket sanitari il trucco è singolare. La manovra prevede tagli agli enti locali per 3,1 miliardi nel 2009, 5,2 miliardi nel 2010 e 9,2 miliardi nel 2011. Sono previste penalizzazioni per gli amministratori pubblici spendaccioni e ‘premi’ ai virtuosi. Così il finanziamento al Servizio sanitario nazionale è confermato in 102,6 miliardi nel 2009, 103,9 miliardi per il 2010 e in 106,2 miliardi per il 2011, comprensivi per ciascun anno di 50 milioni al Bambin Gesù, misteriosamente miracolato. Dal 2010 partirà un piano di razionalizzazione che prevederà la riduzione dei posti letto, il taglio delle spese per il personale, la riduzione stabile dell’organico. Le regioni dovranno impegnarsi, nel caso di squilibri di bilancio, ad introdurre nuove forme di ticket ”anche ai cittadini a qualsiasi titolo esenti”.
Ma come, secondo le dichiarazioni del governo non dovevano migliorare il servizio offerto e sparire i ticket? Invece chiuderanno gli ospedali, il personale diminuirà, i letti per i ricoveri saranno ridimensionati ed i tagli al bilancio delle Regioni porteranno a ticket regionali. Se qualcuno negli Enti locali non sa amministrare resta al suo posto e i cittadini, dal canto loro, ne pagheranno l’incompetenza.
Per la tessera sociale da consegnare ai ‘poveri’, invece, bastano le parole del ‘Servizio Bilancio’ del Senato. Le coperture destinate ad alimentare il Fondo di solidarietà per i meno abbienti “presentano un certo grado di aleatorietà”. In pratica non ci sono i soldi e neppure si sa dove prenderli.
Tra parentesi, i vecchi assegni sociali saranno dati solo a chi avrà “soggiornato legalmente” per almeno dieci anni consecutivi nel territorio nazionale. Tagliati fuori gli immigrati, anche quando hanno lavorato, ma in nero, non regolarizzati e sfruttati, ma pur sempre ‘stranieri’ e quindi colpevoli di esser privi di risorse ed allora da abbandonare alla miseria.
Per il ‘pano casa, si sfiora il surreale. Nella manovra non ci sono i 550 milioni di euro del Piano Straordinario di edilizia pubblica previsti nel DL 159/07. Ora, oltre 100mila famiglie affronteranno un autunno drammatico. Il 14 ottobre prossimo scade la proroga del Governo sugli sfratti. Quei 550 milioni di euro, stanziato dal vecchio governo Prodi, erano indispensabili per sostenere le spese per gli oltre 12mila nuovi alloggi individuati dai Comuni.
Il Governo, per un futuro non definito nel tempo, prevede la creazione di un fondo presso il ministero delle Infrastrutture da destinarsi a “un piano nazionale per l’emergenza abitativa”, dove confluiranno i 550 milioni di euro stanziati dal Governo Prodi. Il piano, da realizzare e non ancora operativo, dovrà rispettare i criteri di “efficienza energetica e riduzione delle emissioni inquinanti. Sarà rivolto prioritariamente a prima casa per giovani coppie a basso reddito, per gli sfrattati, per immigrati regolari”. È previsto il concorso di capitali privati. Da notare che l’acquisto dell’alloggio da parte dei nuclei familiari dovrà avvenire in regime di comunione legale. Tutto da definire, intanto i famosi 550 milioni per salvare chi rischia di finire sotto un ponte sono stati dirottati altrove e, due giovani che decidessero di convivere, senza sposarsi, possono tranquillamente restare sotto un ponte. Tutti gli altri aspetteranno che le case siano costruite.
I precari non potranno più cercare di ottenere un lavoro sicuro. Sono stati ‘salvati’ quelli che ad oggi hanno fatto causa a datori di lavoro scorretti. Gli altri, per il futuro, si dovranno accontentare di lavorare in modo sostanzialmente irregolare, rischiare di essere cacciati via per ricevere in cambio un indennizzo economico pari a 2-6 mesi di stipendio.
Inutile dire che per la commissione Affari costituzionali della Camera la norma sui precari non garantisce “pienamente il rispetto dei canoni di ragionevolezza, di cui all’articolo 3 della Costituzione”. La norma vieta la possibilità di ricorrere in tribunale per ottenere l’assunzione a tempo indeterminato, ma lo permette a chi ha cause in corso, determinando così una disuguaglianza tra i cittadini.
Si legge nel parere della commissione:“In base alla formulazione della disposizione in questione le violazioni per le quali siano stati instaurati giudizi non conclusi con sentenze passate in giudicato sarebbero sanzionate in modo diverso da violazioni analoghe commesse antecedentemente all’entrata in vigore della legge di conversione per le quali non sia stato ancora instaurato un giudizio ovvero successivamente all’entrata in vigore della legge di conversione. Si ritiene, quindi anche alla luce della giurisprudenza della Corte costituzionale, che detta formulazione potrebbe non integrare pienamente il rispetto dei canoni di ragionevolezza, di cui all’articolo 3 della Costituzione, secondo il quale tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
La sintesi è che le notizie circolate in questi giorni tendono a presentare un quadro della situazione drammaticamente diverso da quello reale. Sembra di trovarsi di fronte ad una mastodontica operazione di disinformazione. Passando per l’emergenza immigrazione e la singolare scelta di impiegare tremila militari in funzione di ordine pubblico. Felice Romano, segretario del Siulp, dice: “In tre anni l’organico complessivo di forze dell’ordine e di difesa sarà ridotto di 40 mila persone. Ci saranno problemi per la manutenzione dei mezzi, per la benzina, per l’acquisto di divise e di giubbotti antiproiettile, saranno bloccati gli straordinari”.
Veniamo ai morti sul lavoro e in incidenti stradali. Nel 2007 sono stati 1.170 i morti sul lavoro, di cui 609 per infortuni ‘stradali’, ovvero lungo il tragitto da casa all’impiego. L’Italia è il Paese europeo dove si muore di più. Se si escludono gli infortuni in avvenuti in strada, non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918 casi in Italia, 678 in Germania, 662 in Spagna. I numeri crescono ancora se si considerano le vittime degli incidenti stradali. Nel 2006, in Italia, i decessi sulle strade sono stati 5.669, più che nel Regno Unito, 3.297, in Francia, 4.709 e in Germania, 5.091. Gli altri Paesi hanno fatto meglio di noi negli interventi tesi a ridurre i decessi sulle strade. Nel 1995 la Germania era la peggiore in Europa, con 9.454 morti in incidenti stradali, ridotti a 7.503 nel 2000, per poi diminuire ancora ai livelli attuali. In Francia, si e’ passati dagli 8.892 morti sulle strade nel 1995 agli 8.079 nel 2000, per poi registrare un ulteriore calo. La riduzione in Italia c’è stata (i morti erano 7.020 nel 1995, 6.649 nel 2000, fino agli attuali 5.669), ma non in maniera così rapida.
Per il Censis, l’Italia è il Paese europeo in cui è più rischioso spostarsi sulle strade.
Perchè la manovra e i morti sul lavoro ed in incidenti sono parte di uno stesso problema? Perchè dalla manovra finanziaria e dai dati del Censis emerge l’immagine di un Paese mal governato, ormai ingabbiato in una ragnatela di inefficienze, di ritardi, di violazioni della dignità dei cittadini. Dalle informazioni ‘ritoccate’ sui provvedimenti del governo ai controlli inesistenti nei cantieri e nelle fabbriche, all’assoluto non rispetto del codice della strada da parte della maggior parte degli automobilisti, ai controlli rarissimi della polizia stradale. Dalla scuola che non insegna, alla sanità che cura male. Dal lavoro che non c’è alla Robin tax che finisce per punire i soliti noti, i cittadini.
La gestione demagocica del denaro pubblico serve a mandare dei militari a controllare il duomo di Milano e John Battista, del sindacato provinciale Sap di Bari, afferma: “Volanti ferme per mancanza di pezzi di ricambio, pattuglie che nel fine settimana si riducono a due. I soldati non sono una risposta efficiente alle esigenze di sicurezza dei cittadini: servono risposte strutturali che diano risultati duraturi”.
Nel capoluogo pugliese sono novanta i soldati utilizzati per l’ordine pubblico. A loro sono stati affiancati trenta uomini di polizia e carabinieri. Gli agenti della Polizia di Stato sono quindici, insiste Battista, e li hanno trasferiti “dalla sera alla mattina” e assegnati “a questo nuovo servizio”, con turni che violano le norme contrattuali. “Un poliziotto insoddisfatto, demotivato e maltrattato e due soldati che non hanno alcuna esperienza operativa di contrasto alla criminalità comune: è questo il cocktail che dovrebbe aumentare la percezione di sicurezza?”.
Il Presidente del Consiglio, i ministri e gli esponenti della maggioranza vanno in televisione e raccontano una parte della verità, i giornalisti raramente chiedono loro di parlare della parte che manca. L’opposizione non sembra esistere, attanagliata in baruffe interne e confusioni dalle quali difficlmente uscirà. I sindacati, preoccupati per la loro sopravvivenza, appaiono in un guado più che mai pericoloso. I media, travolti dal gossip estivo mettono la notizia sui morti per lavoro a fianco dell’ultima cronaca sulle vacanze di George Clooney.
I cittadini, nel frattempo, immaginano di essere in pericolo, inseguiti da orde di immigrati violenti, da zingari intenti a rapire bambini, in città infestate ovunque da prostitute e rapinatori. I giornali urlano a squarciagola di emergenza. Pochi si ricordano di guardare tra le parole dei provvedimenti di legge, nei dati drammatici sull’economia del Paese. La crisi si estende, si allarga, rischia di divorare l’Italia, ma resta in secondo piano, nascosta dagli spot di propaganda di un mondo politico sempre meno responsabile delle proprie azioni.
Roberto Bàrbera


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