Myanmar, niente di fatto
Fallita missione Onu
L’inviato speciale dell’Onu, Ibrahim Gambari, ha lasciato il Myanmar a mani vuote senza aver ottenuto alcuna concessione dalla giunta militare al potere e senza aver incontrato la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, che si sarebbe rifiutata di vederlo. Lo riferiscono fonti diplomatiche.
Gambari, lasciando il Paese, non ha precisato le ragioni del mancato incontro con Suu Kyi. Secondo la televisione di Stato Mtrv, l’inviato dell’Onu ha tentato per ben due volte di vedere il Nobel per la pace, ancora agli arresti domiciliari, ma Aung San Suu Kyi ha rifiutato di incontrarlo.
Gambari, che ha avuto “aperti ed ampi” colloqui con il primo ministro Thein Sein ed altri rappresentanti del governo birmano, non si è incontrato neppure con il generale Than Shwe, leader della giunta militare.
Il diplomatico nigeriano avrebbe nuovamente chiesto al regime birmano la liberazione di 2 mila prigionieri politici e l’avvio di un dialogo serio con l’opposizione. “Gambari ha detto di aver affrontato alcune questioni con il regime, e spera di tornare nel Paese. In concreto non ha ottenuto molto” spiega un diplomatico occidentale che ha chiesto di restare anonimo.
L’inviato dell’Onu era arrivato in Myanmar lunedì scorso, con l’obiettivo di avviare il dialogo tra la giunta al potere e l’opposizione guidata da Suu Kyi, dopo il referendum costituzionale del maggio scorso. La consultazione, tenutasi nonostante il ciclone Nargis avesse devastato il Paese, provocando oltre 130 mila morti, ha scatenato le critiche di tutta la comunità internazionale. La nuova Carta costituzionale é stata approvata con il 92,4% dei consensi, un risultato respinto dalla Lega nazionale per la democrazia (Lnd), il partito guidato da Suu Kyi.
(Swissinfo.ch)


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