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Il magico federalismo

Autore: . Data: sabato, 30 agosto 2008Commenti (0)

Una ricerca lo smentisce

Una nuova ricerca aggiunge dubbi sulle reali capacità del governo nel risolvere i problemi del Paese. Adesso siamo al ‘federalismo’. Invocato da tutte le forze politiche, anche da quelle di opposizione, come salvagente del Paese, potrebbe rivelarsi un uragano. Per lo meno se fossero rese concrete le intenzioni del Ministro per la semplicazione normativa, Roberto Calderoli, della Lega.

Lo ha scoperto una ricerca condotta dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l’Associazione degli artigiani e delle piccole imprese della città veneta.

“La bozza di federalismo fiscale rischia di far collassare i comuni del Sud del Paese. La maggiore autonomia finanziaria annunciata dal Ministro Calderoli sarà difficilmente sostenibile dalle amministrazioni locali, in particolare da quelle del Mezzogiorno”. A dirlo è il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi. Gli artigiani e i piccoli imprenditori aggiungono: “Si tratta di una previsione basata sui numeri e su una dettagliata indagine. Una mappatura delle difficoltà dei comuni italiani calcolata sul rapporto tra entrate proprie e spese correnti”.

Vediamo in particolare.

Con l’attuazione del federalismo fiscale ci sarà un passaggio di risorse dallo Stato centrale alle Regioni ordinarie pari a circa 43 miliardi di euro, in questo modo le spese attribuibili alle Regioni ordinarie aumenteranno in media del 37 per cento. Il risultato è stato ottenuto partendo dalla media della spesa regionale procapite italiana pari a 2.349 euro per arrivare a quella che considera le spese che si avranno con l’attuazione del federalismo, ovvero con il trasferimento dallo Stato alle Regioni delle voci “istruzione” e “finanziamento degli enti locali”, stimata in un totale di 3.219 euro procapite.

Una variazione rilevante che, se vista con le cifre assolute nazionali, colpisce ancor piu’. Le regioni ordinarie, che ora gestiscono una spesa pari a 116 miliardi 246 milioni di euro, con il federalismo si troveranno ad amministrare uscite per 159 miliardi 309 milioni di euro. Praticamente 43 miliardi in più.

Per il Sud sarebbe una tragedia, ma non solo per il Mezzogiorno d’Italia arriverebbero altri e gravi dolori.

Nello studio si legge: ” Rispetto ad un saldo negativo medio nazionale per comune pari a 1 milione 132 mila euro, emergono i dati sconfortanti dei comuni della Campania, dove la media del saldo negativo per ciascuna amministrazione è di 2 milioni 723 mila euro. Non va meglio in Puglia dove la differenza tra entrate proprie e spesa corrente è di 2 milioni 518 mila euro.

Anche in Basilicata, poi, le difficoltà dei comuni sono notevoli nel far quadrare i bilanci. In media ciascun comune lucano ha un saldo negativo tra entrate tributarie e spese correnti di un milione 301 mila euro. Mentre in Calabria si arriva a quota 1 milione 188 mila.

Cifre ben lontane da quelle dei comuni del Nord dove si va dai 364 mila euro di saldo negativo per ciascun comune piemontese ai 127 mila della Lombardia, dai 712 mila di quelli della Liguria ai 288 mila del Veneto ai 642 mila dell’Emilia Romagna.

E anche i comuni delle Regioni centrali – ad esclusione di quelli dell’Umbria, che sfiorano un milione 800 mila euro di saldo negativo – si distanziano da quelli del Sud.

Per i comuni laziali la media del saldo negativo è di 573 mila euro, per quelli marchigiani si arriva a 636 mila euro, per quelli molisani 626 mila euro, per quelli abruzzesi 457 mila euro, per quelli toscani 792 mila euro. Le cifre elevate relative ai Comuni delle regioni a Statuto speciale sono dovute alle differenti norme che regolano entrate e spese degli Enti Locali”.

Per sintetizzare, ad Abruzzo e Puglia vengono attribuiti aumenti rispettivamente pari al 51,3 per cento e al 51,7. Al Lazio del 39,7 per cento, alla Toscana del 39,2, alla Campania del 38,9 alla Lombardia del 38,8. Sotto alla media nazionale del 37 per cento sta, invece, l’incremento percentuale rilevato in tutte le altre Regioni ordinarie con il minore incremento rilevato in Basilicata (24,5%).

In un comunicato dell’Associazione è scritto: “In ogni caso la misura proposta dal Ministro Calderoli non farebbe ‘soffrire’ solo il Sud. Perché i saldi negativi comunali sono a dir poco ‘cosa di tutti gli italiani’. In effetti, gli unici a far rilevare saldi positivi tra i comuni capoluogo di provincia sono: Belluno dove il saldo arriva a quota 1 milione 180 mila euro; Forlì con 1 milione 233 mila di bilancio positivo e Biella con 630 mila euro di saldo positivo. Questi gli unici tre comuni in cui le entrate proprie sono superiori alla spesa corrente. Ovvero quelli in cui il tasso di copertura della spesa corrente con entrate proprie supera il 100%. Ultimi comuni in questa graduatoria sono ancora una volta quelli del Sud, dove i tassi di copertura scendono vertiginosamente sotto a quota 50 per cento”.

“L’indagine lascia spazio a pochi dubbi – afferma Giuseppe Bortolussi – ancora una volta si definiscono fin troppo nettamente i confini tra Nord e Sud del Paese. Una situazione di vera emergenza quella riguardante le amministrazioni locali del Mezzogiorno che, allo stato attuale, sono ben lontane da una situazione di piena autonomia finanziaria. Sarà dunque necessario trovare degli strumenti di entrata alternativi per impedire che i comuni dell’Italia meridionale collassino”.

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