Dissesti stradali
Se la buca è una trappola mortale
Forse non è solo colpa di automobilisti drogati o alcolizzati. Forse, nell’attività di prevenzione delle stragi del sabato sera, non serve piazzare posti di blocco delle forze dell’ordine ad ogni angolo di strada.
“L’Italia è lo stato con le strade groviera, piene di buche che in molti casi sono vere e proprie voragini”. A parlare è Giovanni D’Agata, membro del Dipartimento nazionale Tutela del Consumatore, promosso dall’Italia del Valori.
Secondo D’Agata “si dimentica e sottovaluta che il problema della sicurezza stradale non riguarda solo la corretta educazione stradale ed il rispetto della normativa da parte degli automobilisti, ma concerne in misura paritaria anche la prevenzione da parte degli enti gestori o proprietari delle strade, troppo spesso impegnati in un’ottica d’emergenza che li obbliga a fare da tappabuchi piuttosto che a pianificare delle opere di ristrutturazione e messa in sicurezza delle nostre strade”.
“Ciò che unisce il Nord al Sud d’Italia – spiega l’esponente del Dipartimento nazionale Tutela del Consumatore – è la stessa risalente questione: buche, asfalto sconnesso e avvallamenti nascosti sulle nostre strade ogni anno costituiscono la causa diretta di migliaia di incidenti che puntualmente vengono denunciati agli enti proprietari delle strade, ma il più delle volte mai risarciti”.
“Siamo nel 2008 ed ancora oggi, trascorsi oltre 60 anni dal disastro della seconda guerra mondiale ed una ricostruzione difficile – prosegue D’Agata – l’Italia continua ad essere caratterizzata da una delle sue annose vergogne: uno degli otto Paesi più industrializzati del pianeta, che rimane lo Stato delle strade groviera delle buche e delle voragini”.
“Denuncio – continua – l’inciviltà e l’incuria che pare sia una scelta obbligata di alcune pubbliche amministrazioni, i cui bilanci vacillano per gestioni spesso non oculate, ma che non esime tratti di strade gestite dai privati”.
Secondo il Dipartimento nazionale per la Tutela dei consumatori, dunque, “sarebbe necessario un rigoroso intervento normativo in materia, che obblighi gli enti proprietari o gestori a mettere in sicurezza le strade, specie dei centri urbani e quelle ad alto volume di traffico e l’istituzione di un organismo di controllo che verifichi da una parte il corretto utilizzo dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie da parte delle Pubbliche amministrazioni”.
Anche perché, conclude D’Agata, ”ai sensi dell’art. 208 del Codice della Strada, tali proventi devono essere utilizzati con esclusive finalità preventive e di educazione stradale, e per il puntuale adempimento degli obblighi contrattuali dei gestori in tema di miglioramento della rete stradale”.
Vincenzo Chiumarulo


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