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Barche contro l’embargo

Autore: . Data: sabato, 23 agosto 2008Commenti (0)

Con due piccole barche una quarantina di pacifisti tentano di rompere il blocco navale israeliano a Gaza. Per ritorsione Tel Aviv manda in tilt le apparecchiature radio dei battelli.

A bordo di due pescherecci alcuni attivisti del Free Gaza Movement, partiti da Cipro, stanno cercando di raggiungere le coste della Striscia di Gaza. Il governo di Tel Aviv considera la missione pacifista una “provocazione” ed un portavoce del Ministero degli esteri, senza poi fornire alcuna precisazione sul merito della questione, ha sostenuto “che sono state prese in esame tutte le ipotesi”.  Probabilmente per impedire lo sbarco dei manifestanti.

Parlando questa mattina con il team di Cipro del Movimento da uno dei battelli è arrivato questo comunicato: “I sistemi elettronici che garantiscono la nostra sicurezza a bordo di Free Gaza Liberty sono stati disturbati e resi inefficaci. Entrambe le navi sono battenti bandiera greca, e sono in acque internazionali. Noi siamo le vittime della pirateria elettronica. Noi siamo attualmente in zona GMS P A2 e facciamo affidamento sui nostri apparati di comunicazione via satellite per le chiamate di soccorso, se necessario.Noi siamo civili provenienti da 17 diverse nazioni e siamo qui per rompere l’assedio di Gaza. Noi non siamo esperti marinai e per questo siamo preoccupati per la salute e la sicurezza delle persone a bordo che potrebbero trovarsi in una situazione di emergenza.

Stiamo affrontando condizioni di mare mosso e per questo chiediamo che il governo greco e la comunità internazionale si assumano le loro responsabilità per proteggere i civili a bordo delle nostre due navi in acque internazionali”.

Dalle parole sembra di capire che la marina israeliana stia disturbando le telecomunicazioni delle due barche.

Gli israeliani, dopo l’abbandono di Gaza del 2005,  hanno continuato a controllarne lo spazio aereo e le coste. Il governo di Tel Aviv, violando qualsiasi norma di diritto internazionale, impedisce alle imbarcazioni di avvicinarsi alla Striscia e non consente ai pescatori della zona di oltrepassare il limite delle 11 miglia marine.

A bordo di Free Gaza e Liberty c’è un carico di 200 apparecchi acustici, destinati ai bambini di Gaza il cui udito è stato danneggiato dalle esplosioni delle bombe.

La cognata di Blair, che adesso è inviato internazionale in Medio Oriente, ha sostenuto di partecipare alla missione sia come sostenitrice che come giornalista. “Voglio fortemente tornare a Gaza per sostenere i palestinesi e mostrare al mondo la realtà di quello che sta accadendo in quel posto”.

Tra gli attivisti anche una sopravvissuta dell’Olocausto, Hedy Epstein, di 83 anni. L’anziana donna ebrea ha detto: “Vogliamo aprire il porto, pescare con i pescatori, e lavorare nelle scuole”.

Al Free Gaza Movement non sfugge la pericolosità dell’iniziativa ed una dei dirigenti dell’associazione, Greta Berlin, dice che se la prima barca viene fermata o attaccata dalle forze israeliane, i passeggeri useranno la resistenza non-violenta, e il secondo vascello la seguirà “qualunque cosa accada”.

Per dare un quadro della situazione citiamo da un comunicato di Medici senza frontiere dello scorso aprile. Si parla delle scorte di carburante: “Il personale sanitario ha difficoltà a muoversi e in alcuni ospedali il tasso di assenza raggiunge il 40 per cento. I malati affrontano le stesse difficoltà. Le ambulanze devono anch’esse limitare i loro interventi unicamente ai casi d’urgenza. Gli ospedali dispongono solamente di uno stock limitato per fare funzionare i loro generatori.

Questa penuria è in gran parte dovuta al restringersi dell’embargo a ottobre 2007 e poi ancora a gennaio 2008, quando gli ingressi di carburante nella striscia di Gaza sono stati progressivamente ridotti. All’inizio di aprile, un attacco dei militanti palestinesi contro il principale deposito di carburante di Gaza e uno sciopero generale dei distributori hanno ulteriormente limitato l’approvvigionamento.

MSF giudica inaccettabile che gli aiuti medico-umanitari e il sistema di salute generale debbano soffrire per questa situazione. Dal 2006, MSF denuncia le conseguenze mediche ed economiche di questo embargo. A più riprese, MSF ha espresso la sua preoccupazione sulle ripercussioni di questo blocco su una popolazione già molto provata da anni di conflitto. Da due anni a questa parte, il sistema sanitario a Gaza continua a essere indebolito da un insieme di fattori politici (doppio conflitto israelo-palestinese e intra-palestinese, separazioni all’interno del Ministero della Salute) ed economici.

MSF è presente nella striscia di Gaza dal 1991, e fornisce cure post-operatorie, pediatriche e di psicologiche”.

In un messaggio dalle due imbarcazioni, Yvonne Ridley ha comunicato pochi minuti fa: “Siamo nelle acque di Gaza ed abbiamo issato la bandiera palestinese. Speriamo di raggiungere la costa al più presto. Ho perso la caduta del muro di Berlino per pochi giorni, ma adesso so cosa provava chi vedeva cadere quei mattoni”.

Al momento non sono segnalati movimenti di navi da guerra israeliane nella zona.

Aggiornamento h 19.00

Free Gaza Movement comunica: “Due piccole barche, 42 determinati combattenti per i diritti umani, un semplice messaggio: il mondo non ha dimenticato il popolo di questa terra. Oggi siamo tutti a Gaza”.

Missione compiuta.

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