Attenti al velo
Una turista islamica, con il tradizionale velo sul viso, viene allontanata da un museo veneziano: era colpevole di ‘travisamento’, quasi fosse stata un killer della camorra. La notizia finisce sui giornali e il teatrino della politica si sbizzarrisce.
I musei sembrano al centro delll’attenzione. Mentre i politici italiani si interessano alla vicenda della donna islamica che è stata cacciata dal museo veneziano di Cà Rezzonico perchè indossava il velo, papa Ratzinger si è occupato della recensione di un’opera dell’artista tedesco Martin Kippenberger, una rana crocifissa, esposta nel Museion di Bolzano. Il Santo Padre ha sostenuto che l’opera “ha ferito il sentimento religioso di tante persone che nella croce vedono il simbolo della amore di Dio e della nostra salvezza che merita riconoscimento e devozione religiosa”.
I due fatti sono legati tra loro non solo dall’ambito, quello museale, ma anche dai sentimenti, poichè pure la sigrora islamica, colpevole solo di indossare il ‘niqab’, deve essersi sentita ferita. Sull’episodio veneziano, tuttavia, non si hanno commenti del Vaticano.
A ragionarci su, si fa per dire, ci ha pensato il sottosegretario alle infrastrutture Roberto Castelli, della Lega, chiedendo al ministro dell’Interno Roberto Maroni, suo compagno di partito, di operare in difesa del custode del museo, reponsabile dell’allontanamento della turista: “Spero che Maroni intervenga al più presto per difendere l’onesto lavoratore del museo”. A che titolo non si sa, l’uomo non è un funzionario del ministero.
Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, del Partito delle Libertà, dal canto suo ritiene “l’episodio di Venezia” illuminante “sul come un Paese affronta queste situazioni, perché su questi campi si gioca l’alternativa tra la reale integrazione degli extracomunitari, da qualunque parte del mondo essi provengano e un disastro di incomunicabilità con chi pretende di imporre in Italia atteggiamenti addirittura proibiti anche nel paese di origine”. La frase è oscura, ma in ogni caso mostra come Giovanardi non sappia che portare il velo nei Paesi islamici ed anche in Occidente non è affatto proibito.
Il sottosegretario prosegue: “La prima regola a cui tutti gli italiani e gli extracomunitari devono sottostare è che la legge è uguale per tutti, soprattutto quando viene dettata per ragioni di ordine e di sicurezza pubblica”. In realtà una norma impedisce l’entrata in un museo a volto coperto, ma come ha sostenuto il direttore dei Civici Musei Veneziani, Giandomenico Romanelli, “il guardasala del Museo Ca’ Rezzonico di Venezia non aveva alcuna autorità per decidere da solo l’allontanamento dalla sede espositiva della turista: se lo ha fatto mi aspetto dei provvedimenti”.
Il conservatore del museo, Filippo Pedrocco, inoltre ritiene che la regola vada interpretata e in questo caso “la signora aveva tutto il diritto di visitare il museo”. Le autorità museali si sono scusate con la turista.
Ignaro delle considerazioni dei funzionari, Giovanardi insiste: “È del tutto evidente che i custodi del museo di Venezia hanno fatto il loro dovere e non a caso la solidarietà più convinta l’hanno avuta proprio da tanti musulmani che vivono in Italia, che sono le prime vittime di un fondamentalismo religioso ostentato e prevaricatore”. Sono ignote le fonti ‘musulmane’ citate dal politico di centro destra.
Il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, difende anche lui il custode “che avrebbe agito bene trovandosi di fronte un donna invisibile” e invoca “decoro e rispetto quando si entra in un museo”.
Dalle cronache non risulta che la turista abbia imprecato contro il personale del museo, fosse ‘indecorosa’ o ‘invisibile’. Però i fatti non hanno rilievo, quel che conta è la dichiarazione.
“Subito c’è chi parla di provvedimenti disciplinari contro colui che ha bloccato la signora in niqab islamico – aggiunge Galan – e pare che anche che il direttore del museo abbia detto che bastava un po’ di buon senso. Ma di che buon senso stiamo parlando, quando si tratta di garantire sicurezza e dignità nel corso di una visita in un museo?”. Il governatore del Veneto sottolinea che “in Italia esistono leggi e circolari ministeriali che, tra il 1975 e il 2000, con spirito di tolleranza, hanno comunque dato regole ad una questione assai delicata: ogni genere di copricapo va bene, ogni genere di velo può essere accettato, purché l’indumento mantenga il volto scoperto”. E prosegue: “Sia chiaro, simili usi e costumi non appartengono ai doveri imposti dalla religione islamica. Rientrano in alcune tradizioni”.
Il governatore confonde tradizioni popolari e religione islamica e poi, citando la Francia, propone di seguirne l’esempio: “Lì ormai da tempo si accede alle zone museali solo se ci si sottopone al metal detector”.
“Stiamo parlando dell’ingresso in un museo, non di quello di un aeroporto o di un qualsiasi altro check-in”, fa notare l’assessore alla Cultura del Comune di Venezia, Luana Zanella, che spiega: “Il problema va affrontato con buon senso e intelligenza perché la presenza di donne con il volto velato sarà sempre più frequente e quindi il problema va posto, ma certo non si può mettere a confronto un’abito tradizionale con le maschere di carnevale o altro”. Secondo Zanella “si tratta di darsi un codice comportamentale che compendia le esigenze di sicurezza con il rispetto di chi, esponente di un’altra cultura, viene a conoscere la nostra: quella di Cà Rezzonico è stata una leggerezza”. L’assessore veneziana non è al corrente del fatto che l’Islam non è una cultura, ma una religione, alla quale aderiscono anche migliaia di cittadini italiani.
Intanto il dipendente continua a lavorare e la relazione della cooperativa ‘Verona 83′, per la quale svolge il suo servizio, ha spiegato tramite il suo presidente Gianni Curti “che il licenziamento vale per i fannulloni di Brunetta, non certo per chi fa bene il proprio dovere”. In una lettera inviata nel pomeriggio al direttore dei Civici Musei Veneziani, Curti scrive che “nessuno ha impedito alla signora di entrare, ma due dipendenti le hanno solo spiegato che il suo abbigliamento non era in linea con quanto prescrive il regolamento dei musei veneziani, e che comunque poteva continuare la visita”.
Stando a quanto dice Curti, “il guardasala avrebbe consultato il suo supervisore, il quale gli avrebbe chiesto di accompagnare la famiglia nell’ufficio informazioni per chiarimenti. Dopo essere stata invitata a restare, la famiglia ha detto di non essere più interessata alla visita”. Il fatto non stupisce, perchè una famiglia straniera, alla quale viene chiesta l’identificazione in un nuseo, ha più di un motivo per risentirsi ed andarsene. Inoltre, la tesi del presidente della cooperativa mostra un elemento interessante: la donna non era sola, ma accompagnata. E’ lecito dubitare che un terrorista, travestito, vada in un museo per compiere un attentato e che lo faccia in compagnia di complici a volto scoperto. Le dichiarazioni non sempre debbono essere lucide.
Dopo la polemica si arriva, come al solito, alla soluzione ‘italiana’. “Le Gallerie dell’Accademia saranno il primo museo veneziano a mettere a disposizione delle turiste con il velo una apposita stanzetta in cui le visitatrici potranno togliere il velo per essere identificate da un’impiegata”.
Insomma, una donna islamica, se a volto coperto, sarà perquisita. Solo nei musei?
“Per le donne con il velo non solo controlli nei musei, ma anche per calli e campielli”. E’ la richiesta del capogruppo della Lega in consiglio comunale, Alberto Mazzonett. In un Paese dove si multa chi fa i castelli di sabbia al mare tutto è possibile.
Vincenzo Chiumarulo


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